Docenti di sostegno: la battaglia burocratica e il sacrificio di Daniela
La denuncia di una coordinatrice dei docenti di sostegno esclusa dal ruolo a causa di un paradosso normativo del Ministero.
La vicenda di Daniela Nicolò mette in luce le difficoltà che i docenti di sostegno affrontano in Italia. Nonostante un infortunio domestico, la priorità resta garantire la continuità didattica agli alunni con disabilità, superando le barriere imposte dalla burocrazia ministeriale.
Cadere sulle scale della burocrazia: la storia di Daniela, una docente di sostegno che nonostante il dolore non abbandona la sua alunna
Lombardia – Sono le sei del mattino. Il silenzio dell'alba è rotto solo dal dolore sordo di una forte contusione. Poche ore prima, sono caduta sulle scale di casa. Un impatto violento, lo spavento, il ronzio alle orecchie che segnala lo shock di un corpo esausto. Qualunque lavoratore avrebbe chiamato il medico per mettersi in malattia. Ma io no. Stamattina stringerò i denti e percorrerò quei chilometri che mi separano dalla mia scuola.
Oggi ci sono gli Esami e al banco degli esami ci sarà aspetta la mia "gioia": un'alunna con disabilità che convive ogni giorno con il peso di un busto ortopedico. "Lei capirà il mio passo lento, ci sintonizzeremo sulla stessa cautela", mi ripeto da stanotte.
Questa non è solo la storia di una caduta domestica. Questa è la fotografia dolorosa e reale di cosa significa essere un docente precario in... Italia nel 2026. La mia caduta fisica è la diretta conseguenza di un'altra caduta, ben più profonda e ingiusta: quella psicologica, emotiva e professionale causata dal Ministero dell'Istruzione e del Merito.
Io sono la portavoce della Community Uniti per INDIRE. Da mesi combatto in prima linea, dando voce e dignità a migliaia di docenti specializzati e specializzandi sul sostegno. Eppure, pochi giorni fa, per molti di noi è arrivata la doccia fredda: nelle Graduatorie di Merito del Concorso PNRR3, molti dei nostri nomi sono scivolato fuori dalla quota dei vincitori di ruolo, confinato in quella graduatoria del 30% degli idonei che non garantisce l'assunzione.
Il motivo? Un paradosso burocratico che grida vendetta. Il MIM riconosce pienamente i 12 punti di specializzazione nelle GPS, ma nega i 12,5 punti aggiuntivi per la selettività del percorso nelle tabelle dei titoli del concorso a chi si è specializzato con i percorsi ex D.L. 71/2024. Un cortocircuito normativo, una penalizzazione invisibile sulla carta ma devastante nella vita reale, che mi ha sottratto le forze e il posto di ruolo che avremmo meritato sul campo.
A rendere l'amarezza ancora più insostenibile è l'assoluto silenzio delle istituzioni. Nelle scorse settimane, in veste di portavoce, ho scritto più volte, formalmente e ripetutamente, ai vertici del MIM per chiedere conto di questa macroscopica ingiustizia, per esigere una spiegazione logica a un trattamento così palesemente discriminatorio. La risposta? Il nulla. Non è stata nemmeno degnata di un cenno di riscontro. Un silenzio assordante che ferisce più di qualunque rifiuto scritto, specchio di una burocrazia che ignora deliberatamente chi la scuola la manda avanti ogni giorno.
"Ero KO anche per questo... e stanotte la caduta" mi confesso. Quando la mente è logorata dall'ingiustizia, dall'indifferenza dei palazzi romani e da mesi di battaglie per difenderci (assurdo) da alcuni colleghi del TFA ordinario che ci vogliono fuori, il corpo cede. Perde i riflessi. Crolla.
Ma lo Stato, che con i suoi algoritmi, le sue tabelle incoerenti e i suoi silenzi sdegnosi ha spento il nostro futuro stabile, stamattina riceverà una lezione magistrale di etica e di amore. Nonostante il dolore, nonostante i molti verdetti amari, io sarò lì, seduta di fianco alla mia alunna, ai miei alunni. Perché per i docenti di sostegno la continuità e il supporto emotivo non sono formule da sciorinare nei decreti ministeriali, sono carne e sangue, promesse fatte ai ragazzi più fragili.
Il MIM dovrebbe guardare questa cattedra stamattina. Dovrebbe vedere una coordinatrice nazionale ferita nel corpo e nei diritti, ma presente per il dovere più alto. Il ruolo lo abbiamo già vinto davanti alla coscienza della scuola. Ora spetta alla burocrazia rompere questo silenzio vergognoso, riparare il danno e restituire a me, e alle migliaia di docenti della Community Uniti per INDIRE, i punti e la dignità che ci spettano di diritto!
Daniela Nicolò, portavoce Community Uniti per INDIRE