Docenti di sostegno, Uniti per INDIRE: 'Il merito va riconosciuto'
L'esperienza dei docenti di sostegno è un valore reale. I corsi INDIRE certificano una preparazione solida costruita sul campo.
Il dibattito sui docenti di sostegno è spesso viziato da pregiudizi. Dopo anni di lavoro sul campo, è tempo di riconoscere la professionalità e l'impegno quotidiano per l'inclusione scolastica, valorizzando questi percorsi formativi senza creare ingiuste gerarchie tra colleghi.
Il Merito non è un'astrazione: è la nostra vita in classe. Basta con la persecuzione dei docenti di sostegno
C'è qualcosa di profondamente grottesco nel dibattito attuale sulla scuola. Dopo anni di lavoro svolto con serietà, dedizione e una professionalità maturata "sul campo" — vivendo ogni giorno la realtà complessa dell'inclusione accanto ai nostri ragazzi — ci ritroviamo ancora una volta a doverci difendere. Sembra quasi che, per alcuni, l'esperienza reale valga meno di un timbro burocratico.
Finalmente, un governo ha deciso di dare concretezza alla parola "Merito", riconoscendo il valore del servizio prestato. Quei 12 punti in Tabella non sono una concessione benevola, ma l'atto di giustizia dovuto a chi la scuola l'ha mandata avanti con preparazione e rigore.
Una preparazione confermata dai fatti (e dai corsi di specializzazione...)
Si parla spesso dei corsi INDIRE come di una "scorciatoia". La realtà è ben diversa. Per noi che abbiamo frequentato questi percorsi, i corsi sono stati la conferma definitiva della nostra preparazione. Seduti a lezione, ci siamo resi conto che tutto ciò che veniva spiegato faceva già parte del nostro bagaglio professionale: lo sapevamo già perché lo avevamo già applicato, risolto e vissuto nelle aule, anno dopo anno.
La teoria non ha fatto altro che dare un nome a una pratica che padroneggiamo da tempo. Eppure, nonostante questa doppia convalida — quella del campo e quella formativa — l'accanimento nei nostri confronti non si ferma.
Una vera e propria "persecuzione" professionale
Arrivati a questo punto, è difficile non vedere in questo attacco continuo una forma di persecuzione. È un tentativo sistematico di delegittimare migliaia di lavoratori che hanno dimostrato il loro valore nei fatti. Perché questo bisogno ossessivo di sminuire un percorso "di vita" e professionale così solido? Perché voler creare a tutti i costi una gerarchia tra docenti, ignorando che la qualità dell'istruzione si costruisce con la continuità e la conoscenza profonda degli studenti?
Una logica sorda e cieca
Questa logica di separazione forzata è, a dir poco, sorda e cieca. Noi non siamo una novità dell’ultimo momento; siamo una realtà consolidata che regge il sistema scolastico da anni.
Forse qualcuno pensava di avere l’esclusiva assoluta sulla specializzazione"conseguendo"il titolo con il TFA ordinario? La logica era "mi specializzo così ho il posto fisso sicuro" e magari anche il ruolo? Devo ricordare lo svuotamento puntuale delle cattedre al nord per scappare di nuovo al sud? No. Non c'è bisogno. Sia chiaro, non vogliamo sminuire nessuno: noi rispettiamo il percorso di tutti i colleghi. Ma adesso è il momento che si prenda atto della realtà: il nostro percorso è pienamente legittimato, forgiato non solo da un corso formativo, ma da anni di lavoro durissimo.
I colleghi che hanno conseguito il titolo prima dell'INDIRE? Conservano tutti i loro diritti, e nessuno glieli vuole togliere. Ma noi vogliamo i nostri. Il merito non è una torta da spartire, è il riconoscimento di chi la scuola la fa davvero, ogni giorno, sul campo.
Siamo realtà. Ed è ora che tutti ne prendano atto.
Daniela Nicolò portavoce Community Uniti per INDIRE Orgogliosamente specializzata con il percorso ex art. 6 DL 71/2024, ente INDIRE.