Elenchi regionali docenti: guida al nuovo reclutamento dal 2026
Il DL 45/2025 introduce graduatorie aggiuntive per gli idonei ai concorsi: ecco come funzioneranno le assunzioni sui posti residui e le regole per il punteggio.
Dal 2026/27 debuttano gli elenchi regionali docenti per assorbire il precariato storico. Il meccanismo, previsto dal DL 45/2025, offre una chance agli idonei dei concorsi post-2020 sui posti rimasti vacanti dopo le immissioni ordinarie, puntando sulla mobilità interregionale.
Il meccanismo degli elenchi regionali docenti e il DL 45/2025
Il sistema scolastico italiano si prepara a una significativa virata gestionale nel tentativo di arginare la cronica carenza di personale di ruolo. Con la conversione del DL 45/2025, che va a modificare l'articolo 399 del Testo Unico Scuola (D.Lgs. 297/1994), il legislatore ha istituito un canale di reclutamento sussidiario che diverrà operativo a partire dall'anno scolastico 2026/27. Non si tratta di una sostituzione delle attuali Graduatorie di Merito (GM) o delle storiche GAE, bensì di una procedura "a valle": gli elenchi regionali docenti verranno attivati esclusivamente quando, in una specifica regione, le graduatorie concorsuali vigenti risulteranno incapienti o esaurite. L'obiettivo è intercettare i posti autorizzati dal MEF che rischierebbero di andare persi o coperti da supplenze brevi, offrendo una stabilizzazione a chi ha già dimostrato la propria competenza superando le prove di un concorso pubblico.
Criteri di accesso e calcolo del punteggio: conta solo l'esame
Dalle interlocuzioni tecniche tra il Ministero e le parti sociali emerge un quadro attuativo che privilegia la cronologia dei bandi rispetto ai titoli accessori. L'accesso agli elenchi regionali sarà consentito, su base volontaria, ai docenti che hanno superato la prova orale (conseguendo il punteggio minimo) nelle procedure concorsuali bandite dal 2020 in poi, sia per posto comune che per il sostegno. La struttura della graduatoria seguirà un sistema a "fasce temporali": avranno priorità gli idonei delle procedure più datate, seguiti a scendere da quelli dei concorsi PNRR.
Un aspetto tecnico che sta sollevando dibattito nel mondo scuola riguarda il calcolo del punteggio interno alla fascia. L'orientamento ministeriale punta a una valutazione "pura", basata esclusivamente sui voti ottenuti nelle prove (scritto, orale ed eventuale pratica), escludendo dal computo i titoli culturali e, soprattutto, i titoli di servizio. Questa scelta mira a neutralizzare le discrepanze valutative tra le diverse commissioni territoriali, ma penalizza di fatto chi ha maturato anni di insegnamento precario nelle scuole statali.
Mobilità strategica e vincoli per i concorsi PNRR
La vera novità strategica risiede nella possibilità di scelta territoriale. Attraverso il Portale unico del reclutamento (inPA), i candidati potranno iscriversi all'elenco di una sola regione, che potrà essere diversa da quella in cui hanno espletato il concorso. Questa flessibilità trasforma gli elenchi regionali docenti in uno strumento di mobilità interregionale anticipata, permettendo agli aspiranti di puntare verso territori, tipicamente al Nord, dove la disponibilità di cattedre è statisticamente superiore. La finestra per la presentazione delle domande sarà telematica e ristretta, presumibilmente entro venti giorni dall'avviso pubblico.
Per quanto riguarda i candidati dei concorsi PNRR, il nuovo sistema funge da valvola di sfogo per il limite normativo che impone lo scorrimento degli idonei solo fino al 30% dei posti messi a bando. Chi non rientra in quella soglia potrà tentare la carta dell'elenco regionale. Va ricordato che, per chi non possiede l'abilitazione completa al momento dell'assunzione, il contratto sarà inizialmente a tempo determinato, finalizzato al ruolo previo conseguimento dei 30 CFU o dei requisiti mancanti, confermando la complessità dell'attuale fase transitoria del reclutamento.