Elenchi regionali per il ruolo: continuano i ritardi, ma quali sono i requisiti di accesso?
Attesa per il decreto ministeriale sugli elenchi regionali ruolo: esclusi i docenti di ruolo e concorsi straordinari. Il punto su GPS e bonus.
Febbraio porta incertezze per il comparto scuola. Slitta il decreto per gli elenchi regionali per il ruolo: definiti i criteri di esclusione per titolari di cattedra e straordinario bis, mentre si attendono novità su GPS e Carta docente.
Il clima di attesa e i nodi irrisolti del Ministero dell'Istruzione
L’avvio di febbraio non ha sciolto i nodi burocratici che tengono in sospeso migliaia di docenti precari e personale scolastico. Il calendario amministrativo sembra disallineato rispetto alle promesse di inizio anno, creando un clima di palpabile tensione tra gli addetti ai lavori. La questione più urgente, sebbene non l'unica, riguarda la mancata pubblicazione del decreto interministeriale necessario per lo sblocco della Carta del docente.
Nonostante le rassicurazioni che indicavano gennaio come termine ultimo, il provvedimento latita. Non si tratta solo di tempistiche: l'incertezza avvolge l'intera manovra, dall'effettiva data di erogazione del bonus fino all'importo reale spettante ai beneficiari. Tra i corridoi degli istituti e le segreterie sindacali, il timore diffuso è che la cifra possa subire una decurtazione rispetto ai canonici 500 euro, ridimensionando il potere d'acquisto destinato alla formazione professionale.
Parallelamente, cresce l'ansia per l’aggiornamento delle graduatorie provinciali per le supplenze (GPS). La macchina organizzativa dovrebbe garantire una finestra temporale di circa venti giorni per la presentazione delle istanze. Sebbene non vi sia ancora una nota ufficiale di Viale Trastevere, le proiezioni più realistiche, basate sulle dinamiche degli anni precedenti, collocano l'apertura della piattaforma ministeriale in un arco temporale compreso tra la seconda metà di febbraio e l'inizio di marzo.
Elenchi regionali per il ruolo: chi può accedere e le esclusioni
Il vero nodo gordiano, tuttavia, rimane la costituzione dei nuovi elenchi regionali per il ruolo. Questo strumento, concepito per assorbire il precariato storico e ottimizzare le immissioni in ruolo, è regolato da un decreto che avrebbe dovuto vedere la luce alla fine dello scorso anno solare. Le ultime indicazioni, ferme all'informativa ministeriale di fine 2023, delineano comunque un quadro abbastanza nitido sui requisiti di accesso, permettendo ai candidati di valutare la propria posizione.
Il meccanismo è selettivo: l'iscrizione sarà riservata esclusivamente ai vincitori e agli idonei dei concorsi ordinari banditi a partire dal 2020. Un dettaglio tecnico fondamentale riguarda la mobilità territoriale: se il decreto definitivo confermerà la bozza, i candidati avranno la facoltà di iscriversi in una regione diversa da quella in cui hanno espletato le prove concorsuali. Questa flessibilità rappresenta un'opportunità strategica per chi è disposto al trasferimento pur di ottenere la stabilizzazione, ma impone una scelta univoca: sarà possibile opzionare una sola regione.
I paletti rigidi: stop allo straordinario bis e ai titolari di cattedra
L'analisi tecnica della procedura evidenzia criteri di esclusione rigidi che è bene sottolineare per evitare false aspettative. Non tutti coloro che hanno superato una procedura concorsuale potranno accedere a questi elenchi. Il Ministero sembra intenzionato a chiudere le porte ai partecipanti delle procedure non ordinarie: in particolare, restano esclusi i docenti provenienti dal concorso straordinario bis.
Un altro paletto invalicabile riguarda lo status giuridico attuale del docente. Chi è già titolare di un contratto a tempo indeterminato non potrà iscriversi agli elenchi regionali, indipendentemente dal fatto di essere risultato idoneo in altre procedure concorsuali recenti. La logica del provvedimento appare chiara: la priorità è l'assorbimento del precariato e l'assegnazione delle cattedre vacanti, evitando di sovraccaricare il sistema con movimenti di personale già stabilizzato. Questo scenario impone ai docenti una attenta pianificazione delle proprie scelte professionali in vista delle prossime settimane, che si preannunciano decisive per il futuro scolastico del Paese.