Emergenza affitti: crisi per i docenti fuorisede e non

Il boom degli affitti turistici dimezza l'offerta residenziale, condannando i docenti fuorisede a una grave precarietà abitativa.

A cura di Redazione Redazione
25 febbraio 2026 07:00
Emergenza affitti: crisi per i docenti fuorisede e non - Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani
Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani
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Trovare una casa in affitto è diventata un'impresa titanica per molti lavoratori. In particolare, i docenti fuorisede affrontano una profonda crisi immobiliare, causata dall'espansione degli affitti brevi che minaccia la continuità del nostro sistema educativo.

Docenti di ruolo fuorisede e non: crescente difficoltà nella ricerca di case in affitto per la preferenza dei proprietari verso gli affitti brevi — riduzione stimata del 50% della disponibilità per locazioni di medio e lungo periodo

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani intende portare al centro del dibattito pubblico una criticità che non riguarda soltanto il mercato immobiliare, ma la tenuta stessa del sistema educativo: la progressiva difficoltà dei docenti — di ruolo fuorisede e non — nel reperire alloggi in locazione stabile in un contesto caratterizzato dalla forte espansione degli affitti brevi e dalla conseguente riduzione dell’offerta residenziale di medio e lungo periodo, stimata intorno al 50%.

Ciò che emerge dalle segnalazioni raccolte non è una difficoltà episodica, ma una trasformazione strutturale che colpisce in modo particolare i docenti soggetti a mobilità annuale. Il caso più emblematico riguarda coloro che ottengono l’assegnazione provvisoria interprovinciale per un anno scolastico, ricostruendo temporaneamente una prossimità familiare e abitativa, e che nell’anno successivo, non ottenendo la stessa concessione, devono rientrare nelle sedi di titolarità — frequentemente nel Centro e nel Nord — affrontando nuovamente una ricerca abitativa urgente in mercati sempre più orientati alla locazione turistica.

La questione assume una dimensione giuridica precisa. L’ordinamento non impedisce la stipula di contratti di locazione annuali o transitori da parte dei docenti con contratto a tempo indeterminato, ma la disciplina delle locazioni e la prassi negoziale rendono la durata limitata legata all’anno scolastico una soluzione fragile, perché subordinata alla prova della transitorietà e alla libera valutazione del locatore. Si produce così un disallineamento tra la mobilità amministrativa del lavoro pubblico e la struttura giuridico-economica del mercato abitativo.

Questo disallineamento genera una forma di precarietà abitativa ciclica che non nasce da un vuoto normativo in senso stretto, bensì dall’assenza di politiche che riconoscano l’abitare dei lavoratori pubblici ad alta mobilità come componente funzionale del servizio. In termini costituzionali, la difficoltà di accesso alla casa incide sulle condizioni di lavoro, sull’uguaglianza sostanziale, sull’unità familiare e, indirettamente, sull’effettività del diritto all’istruzione. La continuità didattica, spesso evocata come obiettivo pedagogico, presuppone infatti una continuità materiale minima nella vita di chi insegna.

Sotto il profilo economico, la crescente preferenza dei proprietari per gli affitti brevi risponde a logiche razionali di rendimento e flessibilità, ma produce esternalità che ricadono su categorie strategiche. Il docente fuori sede diventa così un indicatore anticipatore di una tensione più ampia tra città turistica e città del lavoro pubblico, tra valorizzazione immobiliare e sostenibilità dei servizi essenziali.

In tale contesto, il CNDDU ritiene necessario un cambio di paradigma che riconosca la dimensione abitativa come infrastruttura del sistema educativo. Per questa ragione rivolge una richiesta urgente al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché la condizione abitativa dei docenti fuori sede venga formalmente assunta come tema di policy intersettoriale e inserita in una cornice normativa capace di integrare mobilità scolastica, disciplina delle locazioni e strumenti fiscali.

La riflessione non può limitarsi a misure compensative. Occorre intervenire sugli incentivi che regolano il comportamento degli attori del mercato, costruendo un equilibrio tra libertà economica e tutela del servizio pubblico. Ciò implica l’introduzione di meccanismi giuridici che riducano il rischio contrattuale percepito dai proprietari e rendano prevedibile la durata delle locazioni legate alla mobilità scolastica, trasformando la transitorietà da elemento di incertezza a categoria contrattuale riconosciuta e sostenuta.

In questa prospettiva si colloca la proposta di un dispositivo nazionale di garanzia locativa per il personale scolastico ad alta mobilità, concepito non come misura assistenziale ma come architettura regolativa. Un sistema di garanzia pubblica parziale, integrato con contratti standard coerenti con la durata degli incarichi e con incentivi fiscali automatici, consentirebbe di riallineare convenienza economica e interesse collettivo, favorendo il ritorno di una quota di immobili alla locazione stabile senza ricorrere a interventi restrittivi generalizzati.

Le conclusioni che emergono sono di natura sistemica. La precarietà abitativa ciclica dei docenti — in particolare di coloro che alternano anni di assegnazione provvisoria a rientri forzati — non rappresenta una difficoltà individuale, ma una fragilità organizzativa del sistema scolastico. Ignorarla significa accettare che la qualità del servizio educativo dipenda da equilibri personali instabili; affrontarla significa riconoscere che il diritto all’istruzione passa anche dalla costruzione di condizioni materiali coerenti con la mobilità del lavoro pubblico.

Garantire la possibilità concreta di trovare casa ai docenti non equivale a introdurre un beneficio settoriale, ma a rafforzare l’infrastruttura sociale della scuola. È in questa intersezione tra diritto all’abitare, regolazione dei mercati urbani e organizzazione del servizio educativo che si colloca la sfida delle politiche pubbliche dei prossimi anni.

Il CNDDU continuerà a promuovere analisi, interlocuzioni istituzionali e proposte normative affinché la questione abitativa dei docenti diventi parte integrante della riflessione sulle politiche educative, urbane ed economiche del Paese.

prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU

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