Emergenza Hikikomori Italia: il modello Dalmine sfida l'isolamento

L'istituto Marconi rivoluziona la didattica: stop agli smartphone e tempo pieno dedicato a sport e teatro per recuperare gli studenti ritirati.

17 febbraio 2026 19:40
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I dati sugli hikikomori Italia preoccupano: stime non ufficiali parlano di 200mila ragazzi isolati. Per arginare il fenomeno, l'istituto Marconi di Dalmine lancia un progetto pilota basato sulla disconnessione digitale e il reinserimento emotivo attraverso attività laboratoriali pomeridiane.

Il divario tra dati ufficiali e realtà sommersa

Le statistiche governative indicano una forchetta tra i 50 e i 60 mila casi, ma la percezione di chi opera sul campo suggerisce una diffusione del disagio ben più capillare. Secondo Marco Crepaldi, psicologo e presidente dell'associazione dedicata al fenomeno, gli hikikomori Italia potrebbero toccare quota 200mila. L'associazione è in contatto diretto con migliaia di nuclei familiari che denunciano una progressiva erosione delle relazioni sociali dei propri figli, spesso fagocitate dalle dinamiche dei social network fino alla totale reclusione domestica. Questo scenario ha spinto il Ministero dell'Istruzione ad adottare un nuovo Piano per l'infanzia e l'adolescenza, sollecitando una sinergia operativa tra scuole, famiglie e servizi sanitari territoriali per intercettare il disagio prima che diventi cronico.

La scuola diventa Campus: il progetto del Marconi per gli Hikikomori Italia

In provincia di Bergamo, precisamente a Dalmine, l'Istituto industriale Guglielmo Marconi si appresta a inaugurare una sperimentazione inedita per il prossimo anno scolastico. Sotto la guida del dirigente Maurizio Chiappa, fisico e preside attento all'innovazione didattica, la scuola si trasformerà in un vero e proprio "campus". Nonostante l'istituto vanti eccellenti tassi di inserimento lavorativo e collaborazioni con oltre 700 aziende, il corpo docente ha rilevato almeno sette casi conclamati di ritiro sociale, considerati solo la punta dell'iceberg.

La strategia messa in campo prevede un cambio di paradigma radicale: gli studenti consegneranno lo smartphone alle 8:30 e lo recupereranno solo alle 16:30. In questo lasso di tempo, oltre alle lezioni curricolari, sono previste otto ore settimanali dedicate ad attività extracurricolari come teatro, sport, arte e club di lettura. L'obiettivo è riallenare i giovani alla presenza fisica e al confronto interpersonale, contrastando l'ansia da giudizio e la dipendenza dai device che, come sottolineato dal dirigente, spesso sostituiscono la genitorialità assente a causa dei ritmi lavorativi moderni.

Supporto psicologico e nuove frontiere digitali

Il disagio emotivo che porta all'isolamento è confermato dall'analisi di Eleonora Tischer, psicologa dell'istituto bergamasco, che evidenzia come rabbia e ansia siano spesso facce della stessa medaglia in ragazzi incapaci di gestire le emozioni. L'assenza di un ascolto profondo, sia nel gruppo dei pari che in famiglia, alimenta un senso di solitudine che sfocia nell'abbandono scolastico.

Parallelamente all'approccio fisico di Dalmine, in Toscana il Consorzio Co&so, in collaborazione con Hikikomori Italia, sta sviluppando il progetto "Reconnect". Questa iniziativa sfrutta paradossalmente lo stesso mezzo digitale per agganciare i ragazzi: attraverso una piattaforma di gioco "etica", educatori professionali entrano virtualmente nelle stanze dei giovani ritirati. Lo scopo è creare uno spazio sicuro di dialogo online che funga da ponte per guidarli gradualmente fuori dal guscio e reintegrarli nella società reale.

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