Esame di maturità e attacco di panico: ecco perché la scena muta non viene giustificata dai giudici

Esame di maturità, l'attacco di panico non salva la scena muta: il tribunale respinge il ricorso della studentessa

16 giugno 2026 09:00
Esame di maturità e attacco di panico: ecco perché la scena muta non viene giustificata dai giudici - Sentenza del Giudice
Sentenza del Giudice
Condividi

Un attacco di panico non basta a giustificare la scena muta durante l'esame di maturità. Lo ha stabilito il Tribunale di Palermo, come riportato dal Sole 24 Ore, che ha respinto il ricorso di una studentessa con un buon percorso scolastico, rimasta in silenzio all'orale a causa dell'ansia. La sentenza chiarisce i limiti entro cui una prova può essere ripetuta.

La decisione del tribunale sull'orale

Per i giudici, la ripetizione della prova vale solo quando il candidato è «impossibilitato in tutto o in parte a proseguire o completare le prove». Nel caso esaminato, però, la studentessa aveva terminato il colloquio dopo una pausa, quindi la prova risultava conclusa. La valutazione dell'orale rientra nell'«attività tecnico-discrezionale della commissione» e non può essere ribaltata da certificati medici presentati «a posteriori». Il giudizio dei docenti resta sovrano quando l'esame viene portato a termine.

Cellulare all'esame di maturità: esclusione immediata

Un altro comportamento senza sconti riguarda l'uso del cellulare, che porta all'esclusione immediata del candidato. Il Consiglio di Stato ha confermato la bocciatura di una studentessa sorpresa con uno smartphone durante la prova di italiano. I giudici hanno riconosciuto un «evidente intento ingannatorio»: la ragazza aveva consegnato un telefono alla commissione, nascondendone un secondo. Durante l'esame di maturità, quindi, tenere un dispositivo a portata di mano costa caro, a prescindere dalle motivazioni addotte.

Voto numerico e studenti-atleti

Sul fronte della trasparenza, il voto numerico è considerato sufficiente. Il Tar Veneto ha ribadito che il punteggio in cifre «sintetizza il giudizio tecnico-discrezionale e contiene in sé la sua stessa motivazione». Non servono spiegazioni testuali aggiuntive se la valutazione rispetta criteri prestabiliti. Nessuna promozione automatica, poi, per gli studenti-atleti di alto livello: pur con interrogazioni programmate, «non sono esonerati dal dimostrare il possesso delle competenze minime richieste per il diploma».

Famiglia, Dsa e contestazioni respinte

Grande peso ha la responsabilità della famiglia, soprattutto con studenti che hanno disturbi specifici dell'apprendimento (Dsa). Il Tar Campania ha stabilito che la scuola non è inadempiente se i genitori hanno rifiutato di firmare il Piano didattico personalizzato durante l'anno. Davanti a una «rinuncia documentata dei genitori» non si può contestare la mancata applicazione delle misure compensative. Le contestazioni respinte dai giudici sono ricorrenti:

  • il richiamo al «long-Covid» senza documentazione tempestiva;

  • il «brutto rapporto con una professoressa interna alla commissione»;

  • i disagi generici non supportati da prove concrete.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail