TFA Sostegno XI ciclo, Gilda: posti squilibrati tra primo e secondo grado

TFA Sostegno XI ciclo: Gilda spiega perché molti atenei hanno destinato più posti alla scuola secondaria di secondo grado.

05 luglio 2026 14:30
TFA Sostegno XI ciclo, Gilda: posti squilibrati tra primo e secondo grado - Gilda degli Insegnanti
Gilda degli Insegnanti
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Il numero elevato di posti autorizzati per il TFA Sostegno XI ciclo nella scuola secondaria di secondo grado continua a sollevare dubbi tra gli aspiranti docenti. Sono oltre 9 mila i posti previsti per questo grado, una cifra che appare distante dal reale fabbisogno delle scuole. A fare chiarezza è Simone Craparo, dirigente nazionale della Gilda degli Insegnanti, che distingue tra le esigenze indicate dal Ministero e la programmazione decisa poi dai singoli atenei.

TFA Sostegno XI ciclo: cosa dice il fabbisogno del ministero

Il primo documento diffuso dal Ministero dell'Istruzione e del Merito indicava soltanto quanti docenti specializzati servono al sistema scolastico. Non si trattava di una ripartizione definitiva dei posti, ma di una fotografia del fabbisogno reale. Craparo lo spiega con parole chiare: «La prima nota che abbiamo visto riguarda i fabbisogni: è il Ministero dell'Istruzione e del Merito che determina quanti docenti specializzati servono alla scuola italiana». In questa fase il MIM definisce quindi la domanda di insegnanti di sostegno, senza però stabilire come le università dovranno distribuire concretamente i corsi tra i vari gradi di scuola.

L'autonomia delle università e la scelta dei posti

Dopo la nota ministeriale entrano in gioco gli atenei, che godono di ampia libertà nella programmazione dei percorsi. «Le università sono autonome, e questa autonomia è garantita dalla Costituzione. Possono quindi proporre corsi anche in ambiti nei quali il fabbisogno indicato dal Ministero è diverso», osserva il rappresentante della Gilda. Il vincolo riguarda solo il tetto totale dei posti autorizzati, non la loro distribuzione. Ogni università può cioè spostare i numeri tra i gradi. Come nota Craparo, «Molte università hanno scelto di bandire un numero maggiore di posti per la scuola secondaria di secondo grado», modificando così l'equilibrio iniziale.

Le ipotesi sull'anomalia tra primo e secondo grado

Nei giorni successivi al decreto sono circolate voci su un possibile errore nella ripartizione. Qualcuno ha ipotizzato uno scambio di dati tra i due gradi, ma il sindacalista frena: «Si è parlato di un possibile scambio di colonne tra primo e secondo grado, ma personalmente mi sembra difficile pensare a un errore di questo tipo». Resta però un dato che, secondo la Gilda, mal si concilia con le necessità delle scuole. Proprio nel primo grado, dove i docenti di sostegno servono di più, i posti risultano meno numerosi: «Fa riflettere vedere che il primo grado, dove la necessità di docenti di sostegno è maggiore, abbia molti meno posti rispetto al secondo grado».

Perché gli atenei puntano sul secondo grado

Una spiegazione plausibile riguarda il numero di potenziali candidati. Al secondo grado può accedere una platea più ampia, e questo pesa sulle scelte. «Le università guardano anche al mercato: per la scuola secondaria di secondo grado possono accedere più persone, comprese quelle in possesso di diploma tecnico o professionale», chiarisce Craparo. Molti atenei avrebbero quindi privilegiato il secondo grado per una ragione pratica. Tra i fattori che orientano queste decisioni ci sono:

  • la platea più ampia di aspiranti ammessi al secondo grado;

  • il timore di non coprire tutti i posti del primo grado;

  • la volontà di riempire le aule e sostenere i corsi attivati.

«Probabilmente, temendo di non riuscire a riempire i posti del primo grado, hanno preferito destinare più posti al secondo grado. Purtroppo è andata così e su questo non si può intervenire, perché le università sono autonome», conclude il dirigente della Gilda.

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