Foligno, minacce a uno studente con disabilità a scuola: la proposta del CNDDU

Dopo il grave episodio di Foligno, il CNDDU chiede tutele per ogni studente con disabilità e propone nuovi laboratori di responsabilità.

A cura di Redazione Redazione
02 marzo 2026 09:30
Foligno, minacce a uno studente con disabilità a scuola: la proposta del CNDDU - Romano Pesavento
Romano Pesavento
Condividi

Il caso di Foligno, dove uno studente con disabilità è stato minacciato, scuote il sistema scolastico. Il CNDDU interviene con una proposta educativa innovativa per garantire sicurezza e inclusione reale, trasformando l'indignazione in un progetto didattico nazionale.

Foligno, studente con disabilità minacciato a scuola: chieste tutele rafforzate e proposto un nuovo modello educativo nazionale

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene con forte senso di responsabilità civica e istituzionale in merito al grave episodio avvenuto a Foligno, in Umbria, dove uno studente con disabilità, invalido al 100%, sarebbe stato minacciato con un coltello all’interno dell’edificio scolastico da un giovane non appartenente all’istituto.

Non si tratta di un fatto isolato da relegare alla cronaca locale, ma di un segnale che interpella l’intero sistema educativo nazionale. Quando un ragazzo in condizione di particolare fragilità viene intimidito con un’arma in un luogo deputato alla crescita, all’apprendimento e alla tutela dei diritti fondamentali, la questione non è solo di ordine pubblico: è culturale, educativa e profondamente etica.

Secondo quanto ricostruito, l’episodio si sarebbe verificato in uno spazio interno della scuola diverso dall’aula. La famiglia dello studente ha presentato denuncia-querela alla Procura per i Minorenni di Perugia, determinando l’avvio delle indagini coordinate dai Carabinieri. Confidiamo nel lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine affinché venga fatta piena luce sull’accaduto.

Tuttavia, al di là dell’accertamento delle responsabilità individuali, ciò che emerge con forza è una criticità sistemica che non può essere ignorata: la sicurezza degli studenti, e in particolare degli studenti con disabilità, non può essere affidata alla casualità né gestita esclusivamente in chiave emergenziale.

La scuola è presidio costituzionale di inclusione, luogo in cui il diritto all’istruzione si intreccia indissolubilmente con il diritto alla dignità, alla sicurezza e alla piena partecipazione alla vita sociale. Quando uno studente con fragilità certificata viene minacciato, si incrina non solo la serenità personale, ma la fiducia collettiva nella comunità educante.

Il CNDDU richiama i principi sanciti dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e dall’articolo 3 della Costituzione italiana: la Repubblica è chiamata a rimuovere gli ostacoli che limitano l’uguaglianza e impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Ogni atto di intimidazione nei confronti di uno studente con disabilità assume dunque una gravità ulteriore, perché colpisce una condizione che richiede tutela rafforzata e protezione concreta.

Ribadiamo con fermezza che l’inclusione non è un principio astratto né un adempimento formale. È una responsabilità concreta che impone scelte organizzative, investimenti e visione culturale. Uno studente con disabilità deve poter vivere la scuola come spazio sicuro, accogliente e protetto, non come luogo di esposizione al rischio o alla sopraffazione.

In questa prospettiva, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani propone l’avvio di un progetto didattico nazionale innovativo, denominato “Laboratori di corresponsabilità attiva”, che superi i tradizionali moduli sull’educazione alla legalità oggi prevalentemente basati su incontri episodici con esperti esterni o su percorsi teorici standardizzati. La nostra proposta si fonda su un modello permanente e curricolare, integrato nelle discipline, in cui studenti e studentesse lavorino su casi reali – opportunamente anonimizzati – per analizzare le dinamiche della vittimizzazione, comprendere le responsabilità individuali e collettive, simulare procedure di tutela e costruire protocolli di prevenzione condivisi all’interno della scuola.

Non si tratterebbe di una semplice attività di sensibilizzazione, ma di un percorso strutturato di educazione alla responsabilità diffusa, capace di coinvolgere in modo trasversale tutte le componenti della comunità scolastica. Il laboratorio prevederebbe momenti di riflessione guidata sulle diverse forme di vulnerabilità – disabilità, fragilità psicologica, isolamento sociale – e sull’impatto che atti di minaccia o violenza producono non solo sulla vittima diretta ma sull’intero ecosistema educativo. In tal modo, la scuola diventerebbe non solo luogo di apprendimento dei diritti, ma spazio concreto di esercizio dei diritti stessi.

Questa proposta si distingue dalle iniziative già presenti nel panorama nazionale perché non si limita a commemorare le vittime o a promuovere campagne di sensibilizzazione, pur importanti, ma mira a trasformare ogni episodio critico in occasione strutturata di apprendimento civico, con esiti valutabili e inseriti nel curricolo di Educazione civica. L’obiettivo è costruire competenze di vigilanza etica, empatia operativa e intervento responsabile, affinché ogni studente possa riconoscersi non spettatore, ma parte attiva nella tutela dei diritti altrui.

Il CNDDU seguirà con attenzione l’evolversi della vicenda di Foligno, auspicando che venga fatta piena chiarezza sui fatti. Ma, parallelamente, riteniamo che sia questo il momento di trasformare l’indignazione in progetto e la paura in consapevolezza educativa. La scuola deve restare il luogo dei diritti non solo perché li proclama, ma perché insegna quotidianamente a difenderli.

prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail