Hikikomori in Italia: allarme isolamento, stima di 200mila casi sommersi
Le valutazioni di Marco Crepaldi al Ministero evidenziano un divario preoccupante rispetto ai dati scolastici ufficiali sul ritiro sociale.
L'isolamento sociale volontario assume dimensioni critiche: secondo le recenti analisi esperte, il fenomeno Hikikomori in Italia coinvolgerebbe una platea ben più vasta delle attuali rilevazioni scolastiche, toccando potenzialmente quota 200mila giovani ormai invisibili alle istituzioni.
Oltre i banchi di scuola: i veri numeri degli Hikikomori
La percezione del disagio giovanile nel nostro Paese rischia di essere drasticamente sottostimata se ci si affida esclusivamente ai censimenti tradizionali. Durante il convegno "Libro, carta e penna", tenutosi presso il Ministero dell'Istruzione e del Merito, è emerso un quadro statistico a due velocità. Se da un lato i dati ufficiali, circoscritti agli studenti regolarmente frequentanti, indicano una forbice compresa tra i 50mila e i 60mila casi, la realtà sommersa appare ben più complessa e radicata.
A sollevare il velo su questa discrepanza è intervenuto Marco Crepaldi, psicologo e presidente dell'associazione nazionale Hikikomori Italia. Secondo l'esperto, il monitoraggio scolastico soffre di un limite strutturale intrinseco: intercetta solamente i ragazzi ancora inseriti nel circuito formativo, perdendo inevitabilmente le tracce di coloro che hanno già abbandonato gli studi o che vivono in una condizione di totale reclusione domestica, non tracciabile dai radar istituzionali. Basandosi sull'osservazione diretta e sul contatto quotidiano con migliaia di famiglie dislocate sull'intero territorio nazionale, l'associazione stima che il numero reale dei giovani ritirati socialmente possa attestarsi intorno alle 200mila unità. Una cifra che trasforma quella che poteva sembrare una problematica di nicchia in una vera e propria emergenza sociale "radicata", che richiede strumenti di analisi ben più sofisticati di quelli attuali.
La sfida educativa e le nuove frontiere dell'Intelligenza Artificiale
L'analisi condotta da Crepaldi non si è limitata alla quantificazione numerica, ma ha esplorato le nuove dinamiche che legano l'isolamento all'evoluzione tecnologica. Un punto focale dell'intervento ha riguardato l'ingresso pervasivo dell'Intelligenza Artificiale nei contesti di crescita e apprendimento. Non si tratta più soltanto di gestire il tempo trascorso davanti a uno schermo, ma di comprendere la natura del legame che si instaura con la macchina.
Lo psicologo ha lanciato un monito preciso riguardo al rischio di sviluppare non solo dipendenze di natura psicologica, ma vere e proprie dimensioni affettive nei confronti degli interlocutori digitali. In questo scenario, la scuola e i processi pedagogici devono mantenere un livello di vigilanza elevato: l'integrazione dell'AI nell'educazione non può prescindere da una valutazione critica del suo impatto sulle capacità relazionali umane, terreno fertile per l'insorgere di comportamenti riconducibili alla sindrome Hikikomori.
Un fenomeno globale non più limitato al Giappone
Per lungo tempo, l'immaginario collettivo ha relegato il ritiro sociale estremo a una specificità culturale nipponica, dove il fenomeno conta circa un milione di casi accertati. Tuttavia, le evidenze portate all'attenzione del Ministero dimostrano come questa "esclusiva" geografica sia ormai decaduta. L'Italia, pur con le sue specificità culturali e sociali, sta vivendo una traiettoria analoga, dove il disagio si manifesta attraverso la chiusura nella propria stanza e il rifiuto dei contatti diretti col mondo esterno.
Le stime fornite da Hikikomori Italia, pur non costituendo un censimento statale ufficiale, rappresentano un indicatore fondamentale basato sull'esperienza "sul campo" dal 2017 ad oggi. Questi dati servono a illuminare quella zona grigia composta da giovani che, pur non comparendo nei registri delle assenze scolastiche attuali, vivono una condizione di sofferenza silenziosa e invisibile, spesso ignorata fino a quando non diventa cronica.