Il ritardo del secondo ciclo INDIRE: dubbi e speranze
L'attesa per il nuovo percorso INDIRE solleva interrogativi su GPS e logistica: un'opportunità formativa frenata dalla burocrazia?
L'attivazione del secondo ciclo INDIRE sembra bloccata. Questo percorso, fondamentale per i docenti esperti, subisce un ritardo che alimenta dubbi logistici e strategici. Analizziamo le cause di questo stallo paradossale che coinvolge il mondo del sostegno.
Lo stallo del secondo ciclo INDIRE: un'opportunità preziosa frenata da dubbi logistici?
L'idea di un percorso INDIRE dedicato a chi ha già anni di esperienza sul campo è un'intuizione eccellente, perché riconosce il valore del servizio prestato e snellisce la burocrazia per chi "il sostegno lo fa già ogni giorno".
Tuttavia, è proprio la bontà del progetto a rendere questo silenzio così paradossale.
I percorsi di specializzazione INDIRE rappresentano, sulla carta, una delle innovazioni più intelligenti degli ultimi anni nel mondo della scuola. L’idea di valorizzare l’esperienza dei docenti triennalisti attraverso un canale formativo dedicato e flessibile è una risposta concreta a un’emergenza nazionale. Eppure, proprio ora che il sistema dovrebbe correre, ci troviamo di fronte a un’attesa che solleva diversi interrogativi.
Il dubbio delle GPS: Una questione di tempismo?
Viene da chiedersi se il ritardo nell'avvio del secondo ciclo non sia legato a una prudente gestione delle GPS 2026/2028. È possibile che il Ministero stia riflettendo su come inserire migliaia di nuovi specializzati senza destabilizzare le graduatorie appena aggiornate?
Il sospetto, sussurrato da molti, è che si voglia evitare un inserimento "in massa" proprio nei mesi caldi delle nomine, preferendo una partenza che porti al titolo quando le acque saranno più calme, magari verso la fine del 2026. Se così fosse, si tratterebbe di una scelta di cautela amministrativa che però frena le aspettative di chi è pronto a investire sulla propria formazione.
Il nodo dei formatori: Un sistema al limite?
Un altro dubbio riguarda la sostenibilità logistica. Siamo nel cuore dell'anno scolastico:
Le università partner sono già impegnate con il X Ciclo TFA e i percorsi abilitanti.
I docenti tutor e i formatori sono quotidianamente impegnati nelle classi.
Viene naturale domandarsi: dove si troverebbero, in questo preciso momento, le energie umane per far partire un secondo ciclo così vasto?
Forse il ritardo è semplicemente il segnale di un sistema che ha bisogno di "prendere fiato" e che attende la finestra estiva per garantire quella qualità formativa che un'istituzione come l'INDIRE deve assicurare.
Un'idea che merita di decollare
Nonostante queste incertezze, resta la convinzione che il modello INDIRE sia la strada giusta. Proprio perché l'idea è valida, l'attesa diventa snervante. Non si tratta solo di acquisire un titolo, ma di dare stabilità a un sistema inclusivo che deve essere curato in modo perpetuo, con la stessa attenzione che dedichiamo alle radici della nostra memoria educativa.
Il Ministero ha tra le mani uno strumento stupendo per abbattere il precariato sul sostegno; la speranza è che i dubbi logistici e le prudenze sulle graduatorie non finiscano per depontenziare un progetto così atteso.
Evaristo Marino, Precario in attesa del II ciclo INDIRE