Imputabilità dei minori: il CNDDU chiede garanzie costituzionali e prevenzione educativa
Il CNDDU interviene sul disegno di legge che ridisegna l'imputabilità dei minori e chiede rigore, garanzie e più prevenzione.
Il tema dell'imputabilità dei minori torna al centro del dibattito pubblico dopo il via libera del Consiglio dei Ministri al disegno di legge che modifica l'articolo 98 del Codice penale. Il testo passerà ora all'esame del Parlamento. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), presieduto da Romano Pesavento, chiede un confronto ampio e prudente, capace di tenere insieme sicurezza dei cittadini, tutela delle vittime e funzione educativa della giustizia.
Imputabilità dei minori, cosa prevede il nuovo testo
La soglia resta quella dei quattordici anni. Nessun abbassamento, quindi. La novità riguarda il modo in cui si accerta la maturità di chi ha già compiuto quattordici anni. Il disegno di legge introduce una presunzione relativa della capacità di intendere e di volere: si parte dal presupposto che il ragazzo sia capace, salvo prova contraria. Il punto tocca uno degli snodi più delicati del diritto penale minorile, perché sposta l'onere della dimostrazione e cambia il modo di leggere la posizione dell'adolescente autore di reato.
Il quadro costituzionale che regge il sistema
Il CNDDU ricorda che la responsabilità penale è personale, come stabilisce l'articolo 27 della Costituzione. Proprio per questo il suo accertamento richiede il massimo rigore quando riguarda una persona in età evolutiva. Il modello italiano poggia su tre pilastri:
gli articoli 27 e 31 della Costituzione, che legano sanzione e recupero;
il d.P.R. 448 del 1988, che disciplina il processo penale a carico di imputati minorenni;
l'articolo 40 della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia, che chiede una giustizia rispettosa della dignità e orientata al reinserimento.
Perché l'età evolutiva chiede valutazioni caso per caso
Psicologia dello sviluppo, neuroscienze cognitive e criminologia evolutiva concordano su un punto. L'adolescenza è una fase di maturazione graduale: il controllo degli impulsi, la capacità di prevedere le conseguenze e la stabilità del giudizio morale crescono con tempi diversi da ragazzo a ragazzo. Questo non cancella la responsabilità penale. Segnala però il rischio degli automatismi, che mal si conciliano con il principio di personalizzazione della pena. Ogni storia va letta per quello che è, con una valutazione concreta e individualizzata.
La scuola come primo presidio di prevenzione
La devianza minorile nasce dall'intreccio di più fattori: fragilità familiari, povertà educativa, dispersione scolastica, marginalità territoriale, peso del gruppo dei pari, esposizione ai contesti digitali. La sola risposta repressiva non basta. Serve una strategia integrata che unisca legalità, politiche sociali ed educazione. Qui la scuola gioca un ruolo decisivo: educazione ai diritti umani, cittadinanza democratica, responsabilità digitale. Trova spazio anche la giustizia riparativa, che lavora sulla responsabilizzazione dell'autore, sui diritti della vittima e sulla prevenzione della recidiva.
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