Imputabilità dei minori: il pressing dell'UNICEF per una valutazione 'caso per caso'
L'UNICEF Italia chiede prudenza sull'imputabilità dei minori e difende una giustizia dal volto educativo, non solo punitivo.
Il tema dell'imputabilità dei minori torna al centro del dibattito dopo il disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 23 luglio. L'UNICEF Italia esprime forte preoccupazione. Il provvedimento introdurrebbe una presunzione di responsabilità penale per i ragazzi tra i quattordici e i diciotto anni. Secondo l'organizzazione, la maturità di ogni adolescente andrebbe verificata singolarmente, senza automatismi che ignorino l'età e il percorso di crescita.
Che cosa cambia con il nuovo disegno di legge
Il presidente dell'UNICEF Italia, Nicola Graziano, spiega che il testo interviene sull'articolo 98 del Codice penale e sull'articolo 9 del decreto presidenziale 448 del 1988. In pratica si introdurrebbe una presunzione relativa di imputabilità per la fascia tra i 14 e i 18 anni. Oggi, invece, la capacità di intendere e di volere deve essere accertata dal giudice. L'inversione dell'onere della prova rischia di ribaltare un principio cardine. Il compito di dimostrare la propria immaturità passerebbe così sulle spalle del ragazzo.
La posizione dell'UNICEF sull'imputabilità dei minori
L'organizzazione richiama la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia, in particolare gli articoli 3 e 40. Questi principi impongono di mettere al primo posto il superiore interesse del minore e di privilegiare un percorso educativo. Il Comitato ONU raccomanda che la maturità psicologica ed emotiva venga valutata caso per caso, mai presunta. Per Graziano il sistema italiano di giustizia minorile è un modello apprezzato all'estero, perché fondato sulla finalità rieducativa e sulla pena vista come ultima risorsa.
Disagio giovanile e povertà educativa
L'UNICEF riconosce la gravità degli episodi di violenza che coinvolgono i più giovani, ma invita a evitare risposte solo emergenziali. Il vero nodo è il disagio giovanile, da affrontare con politiche stabili e continuative. Tra le criticità spicca la povertà educativa, un fenomeno con molte facce:
la dispersione scolastica e l'abbandono precoce;
la mancanza di luoghi di aggregazione e di spazi sportivi;
l'accesso limitato alla cultura;
la fragilità delle reti familiari e sociali di sostegno.
Verso una giustizia riparativa per i ragazzi
Per l'UNICEF Italia la giustizia minorile non può ridursi alla punizione. Deve prevenire la violenza, individuare le cause del disagio e favorire il recupero di chi ha sbagliato, senza dimenticare le vittime. L'organizzazione chiede di rafforzare gli strumenti della giustizia riparativa, basata sulla responsabilizzazione del ragazzo e sul coinvolgimento della comunità. Come afferma Graziano: «Alla giustizia che compensa con la punizione riteniamo più efficace contrapporre un'azione riparativa fondata su umanità, responsabilità e comunità: il terreno nel quale vogliamo che bambine, bambini e adolescenti crescano».
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