Indagini sul suicidio di Paolo Mendico: i diari rivelano umiliazioni a scuola
La Procura di Cassino indaga per istigazione al suicidio di Paolo Mendico. Le perizie grafologiche sui quaderni confermano un profondo disagio scolastico.
A cinque mesi dal suicidio di Paolo Mendico, i magistrati analizzano i quaderni del giovane. Emerge un quadro allarmante di incomprensioni tra i banchi dell'Istituto Pacinotti, umiliazioni da parte dei docenti e isolamento. Una perizia grafologica conferma il deterioramento psicologico del ragazzo.
L'inchiesta della Procura di Cassino e gli atti sequestrati
Il Procuratore Carlo Fucci coordina una complessa inchiesta contro ignoti per istigazione al gesto estremo. Gli inquirenti hanno acquisito formalmente le chat personali e un diario dalla copertina rossa, ritrovato intatto nello zaino la sera del 10 settembre 2025. L'ultima frase vergata dal giovane residente a Santi Cosma e Damiano sintetizza in poche parole un disagio divenuto letale: "Quella scuola è una prigione". Entro la metà del mese di marzo è attesa una dettagliata informativa delle forze dell'ordine sulle dinamiche relazionali interne all'Istituto Pacinotti.
L'analisi grafologica sul suicidio di Paolo Mendico
Per ricostruire il movente clinico, i genitori Simonetta e Giuseppe hanno incaricato la grafologa forense Marisa Aloia di redigere un'autopsia psicologica. Esaminando gli scritti privati, la perizia rileva una netta frattura emotiva. La grafia risulta distesa e pacifica quando descrive la cagnolina Dafne o gli affetti familiari, ma subisce una trasformazione tormentata narrando la routine scolastica. Questo grave malessere sistemico, radicato fin dalle scuole elementari, si sarebbe cronicizzato negli anni delle superiori diventando una patologia irreversibile.
Derisione tra i banchi e rimproveri del corpo docente
Dalle memorie di Paolo Mendico traspare l'isolamento acuto di un adolescente dall'indole pacata. I coetanei lo stigmatizzavano definendolo "spia" se poneva domande legittime durante la lezione o "femminuccia" se mostrava basilare empatia porgendo dei fazzoletti. Tuttavia, le ferite più laceranti sembrano provenire dalle interazioni con i docenti. I quaderni documentano pubbliche sgridate percepite come umiliazioni feroci: rimproveri gridati per aver bevuto da una borraccia o derisioni per banali incertezze negli esercizi di matematica.
Le valutazioni forensi e la ricerca delle responsabilità
Il dolore incalcolabile della famiglia rimane il perno di questa delicata vertenza giudiziaria. Mentre un grande ritratto del giovane, con l'amato basso elettrico tra le mani, campeggia fuori dall'abitazione in via Garibaldi, il fascicolo della Procura della Repubblica si consolida attraverso prove documentali inequivocabili. L'obiettivo primario della magistratura è ora accertare se un radicale cambio di istituto o un diverso approccio pedagogico avrebbero potuto arginare l'escalation fatale. L'ambiente scolastico, per definizione presidio di tutela, è sottoposto a un rigoroso vaglio investigativo.