Infortuni sul lavoro in crescita nel 2025: il picco tra gli studenti
Il report provvisorio segnala un incremento dell'1,4% delle denunce totali. Aumentano i rischi nel tragitto casa-impiego e nelle scuole italiane.
Nel 2025 le denunce complessive hanno sfiorato quota 600mila, segnando un +1,4%. L'analisi Inail evidenzia un incremento trainato dalla componente studentesca e dagli incidenti in itinere, mentre gli infortuni sul lavoro mortali restano stabili sopra i mille casi annui.
Analisi delle denunce e l'impatto della riforma scolastica sugli infortuni sul lavoro
Il quadro statistico delineato dall'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro restituisce un 2025 caratterizzato da una lieve ma costante risalita della sinistrosità. Le denunce pervenute hanno toccato quota 597.710, distanziando le 589.571 rilevazioni dell'anno precedente. Sebbene la componente lavorativa tradizionale mostri un incremento moderato (+1,0%), è il settore dell'istruzione a registrare le variazioni più significative. Le segnalazioni riguardanti gli studenti sono infatti balzate a 80.871 unità, con un aumento del 3,8% su base annua.
Tale dinamica non è casuale, ma strettamente correlata all'evoluzione normativa: la Legge 30 luglio 2025, n. 109, ha reso strutturale l'estensione della tutela assicurativa nelle aule, trasformando quella che era nata come misura sperimentale nel 2023 in una garanzia permanente a partire dall'anno scolastico 2025/2026. Analizzando i dati nel dettaglio, emerge una forbice netta tra le scuole statali (+3,3%) e gli istituti paritari o gestiti da enti locali, dove l'incremento delle denunce ha toccato addirittura il 13,9%. Fortunatamente, la gravità degli eventi in ambito scolastico sembra in calo, con i casi mortali scesi da 13 a 8.
Il rischio strada e il divario di genere negli incidenti in itinere
Un secondo elemento critico che emerge dalla lettura dei dati riguarda la mobilità. Gli infortuni in itinere, ovvero quelli occorsi durante il tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro, hanno quasi raggiunto le 100mila unità, segnando un +3,2%. Questa tipologia di incidente incide ora per il 19,3% sul totale delle denunce, confermando come la strada rimanga uno dei luoghi più pericolosi per i lavoratori.
L'analisi di genere svela una sproporzione evidente: quasi la metà delle vittime di incidenti in itinere sono donne (48mila denunce). Per le lavoratrici, il rischio stradale rappresenta oltre un quarto del totale degli infortuni (26,4%), contro il 15% della controparte maschile. Questo dato riflette dinamiche sociali complesse, legate alla cosiddetta "mobilità della cura" e alla conciliazione dei tempi vita-lavoro, oltre alla maggiore presenza femminile nel settore dei servizi, dove i rischi intrinseci alla mansione sono minori rispetto ai pericoli esterni della viabilità. A livello territoriale, le regioni che superano la media nazionale per incidenza di sinistri in strada sono il Lazio (26%), il Piemonte, la Liguria e la Lombardia.
Stabilità dei casi mortali e differenze territoriali
Sul fronte più drammatico, quello delle "morti bianche", il 2025 non mostra sostanziali miglioramenti. Le denunce con esito letale sono state complessivamente 1.093, un dato quasi sovrapponibile a quello del 2019 e sostanzialmente invariato rispetto all'anno precedente. Tuttavia, cambia la morfologia del rischio: mentre i decessi avvenuti in occasione di lavoro sono lievemente diminuiti (-0,6%), quelli in itinere sono cresciuti del 4,6%, salendo a 293 vittime.
Geograficamente, l'incremento della sinistrosità non è omogeneo. Si osservano picchi preoccupanti nella Provincia autonoma di Bolzano (+17,3%) e in Campania (+14,2%), seguite da Emilia-Romagna e Sardegna. Questi dati, seppur provvisori e in attesa del consolidamento definitivo previsto per la metà del 2026, indicano chiaramente che la ripresa delle attività post-pandemia ha riportato i livelli di rischio, specialmente quelli legati alla circolazione stradale, ai valori di guardia pre-crisi.