ISTAT 2024: le competenze linguistiche in Italia restano basse
Cresce la conoscenza delle lingue tra i giovani ma il livello resta basso. Il nuovo report fotografa l'uso di dialetti e idiomi esteri.
Il nuovo report sulle competenze linguistiche in Italia diffuso dall'ISTAT evidenzia luci e ombre: se la diffusione delle lingue straniere tra i giovani tocca il 91%, la padronanza reale fatica a decollare. Crescono intanto i residenti con madrelingua estera.
Lingue straniere e giovani: i dati del report ISTAT
L'analisi pubblicata il 27 gennaio dall'Istituto Nazionale di Statistica offre una panoramica dettagliata sull'evoluzione culturale del Paese nell'anno 2024. Il dato più rilevante riguarda le nuove generazioni: il 91,1% della fascia demografica compresa tra i 15 e i 24 anni afferma di conoscere almeno una lingua straniera, segnando un incremento tangibile rispetto all'89,2% registrato nel 2015. Non sorprende il primato indiscusso dell'inglese, ormai strumento indispensabile, la cui diffusione tocca il 58,6% della popolazione totale sopra i sei anni, staccando nettamente il francese (33,7%) e lo spagnolo (16,9%).
Approfondendo le dinamiche di genere, emerge un quadro in cui la componente femminile dimostra una maggiore attitudine o dedizione all'apprendimento linguistico. Tra le ragazze della fascia 15-24 anni, ben il 68,2% valuta le proprie capacità come buone o ottime, distanziando i coetanei maschi di quasi nove punti percentuali (8,7%). Un altro fattore determinante rimane il titolo di studio, che agisce come spartiacque sociale: tra i laureati nella fascia 25-44 anni, la conoscenza di un idioma estero è quasi universale (96,6%), percentuale che cala drasticamente al 64,4% per chi possiede esclusivamente la licenza media.
Il nodo delle competenze linguistiche: qualità e divario territoriale
Nonostante l'aumento della diffusione, la qualità dell'apprendimento rappresenta ancora una criticità strutturale per il sistema formativo nazionale. Il report sottolinea come oltre la metà della popolazione (56,2%) ammetta di possedere un livello di padronanza scarso o appena sufficiente della lingua straniera conosciuta meglio. Soltanto una minoranza, quantificabile nel 43,8%, si posiziona su livelli di eccellenza o buona competenza, sebbene si registri un lieve miglioramento (+2,9%) rispetto alla rilevazione del 2015.
Particolarmente allarmante è il dato relativo all'inglese "di base": una persona su cinque tra chi parla una lingua straniera possiede solo rudimenti di inglese di basso livello. Le performance migliorano sensibilmente solo osservando le fasce più giovani (15-34 anni), dove sei studenti su dieci vantano competenze solide, contrariamente agli over 65, dove il rapporto scende a uno su quattro.
Inevitabile, purtroppo, il confronto con la geografia del Paese, che restituisce l'immagine di un'Italia a due velocità. Le regioni del Centro-Nord mostrano indicatori di competenza nettamente superiori, con il 46,9% dei residenti che dichiara un livello buono o ottimo, contro un modesto 35,8% rilevato nel Mezzogiorno. Tale divario persiste anche isolando il campione di madrelingua italiana: nel settentrione il 72,4% conosce un idioma estero, mentre al Sud la percentuale si ferma al 57,7%.
Madrelingua straniera e declino del dialetto: come cambia la società
Il tessuto sociale italiano sta mutando rapidamente, come dimostra l'incremento della popolazione con madrelingua diversa dall'italiano, passata dal 4,1% del 2006 al 10,7% del 2024. Tra le lingue madri straniere più diffuse spiccano il rumeno, l'arabo, l'albanese e lo spagnolo, con una concentrazione massima nella fascia d'età lavorativa (25-44 anni), dove l'incidenza tocca il 18,4%. Anche in questo ambito, la distribuzione non è omogenea: le aree del Centro-Nord ospitano quote più che doppie di residenti alloglotti (13,5%) rispetto al Sud (5,2%).
Interessante notare le abitudini di integrazione linguistica: sebbene il 61,5% di chi ha una madrelingua straniera non utilizzi l'italiano in famiglia, l'uso della nostra lingua si consolida nei contesti sociali esterni e, sorprendentemente, cresce l'uso dell'italiano tra le mura domestiche proprio nel Mezzogiorno (+11,8 punti). Parallelamente, si assiste al lento tramonto del dialetto come lingua esclusiva: l'uso prevalente dell'idioma locale in famiglia è crollato dal 32% del 1988 a un marginale 9,6% nel 2024, segnando la fine di un'epoca sociolinguistica e l'omologazione verso l'italiano standard. L'indagine, condotta tra maggio e settembre 2024, ha coinvolto un campione rappresentativo di 25mila famiglie in 800 comuni.