La solitudine degli insegnanti tra violenza e giudizi: le riflessioni di Alessandra Michieletto (Gilda Venezia)

Gli insegnanti oggi affrontano aggressioni e solitudine, mentre il sistema scolastico ignora i rischi e punta il dito contro di loro.

A cura di Redazione Redazione
24 aprile 2026 09:30
La solitudine degli insegnanti tra violenza e giudizi: le riflessioni di Alessandra Michieletto (Gilda Venezia) - Comunicato stampa
Comunicato stampa
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La figura degli insegnanti è oggi al centro di un dibattito acceso. Spesso lasciati soli di fronte a episodi di violenza, i docenti chiedono maggiore tutela e un sistema scolastico che non si limiti a giudicare ma che sappia realmente sostenere chi educa le nuove generazioni. Di seguito le riflessioni di Alessandra Michieletto, Coordinatrice Provinciale ​Gilda degli insegnanti di Venezia.

Tra ciocche di capelli e coltellate: la solitudine degli insegnanti

Insegnanti soli tra violenze e giudizi: l’altra verità che nessuno vuole vedere

Il caso della docente di Mestre che ha tagliato una ciocca di capelli a un’alunna ha scatenato un’ondata di reazioni. Un singolo episodio, grave ma circoscritto, è diventato il pretesto per mettere sotto processo un’intera categoria professionale, alimentando l’idea che la scuola sia abitata da insegnanti instabili da sottoporre a test psicoattitudinali. Nel frattempo, chi insegna continua a essere lasciato solo, sotto una pressione crescente e senza strumenti di tutela adeguati.

Il dibattito pubblico sembra avere la memoria corta. Mentre si discute per giorni di una ciocca di capelli, è già svanito dai radar il caso della docente accoltellata da un suo studente. Un’aggressione fisica, violenta, che avrebbe dovuto aprire una riflessione nazionale sul clima che respira quotidianamente chi entra in classe. E non è un episodio isolato: spintoni, minacce, offese, intimidazioni da parte di studenti e, in alcuni casi, delle famiglie sono ormai una realtà ricorrente. Possibile che queste forme di violenza non meritino la stessa attenzione mediatica? Perché ci si concentra solo sui presunti “sbilanciamenti emotivi” degli insegnanti, ignorando il contesto in cui sono costretti a lavorare?

È legittimo che studenti e famiglie chiedano docenti preparati anche sul piano relazionale. Ma le stesse indagini che rilevano questo bisogno raccontano un mondo scolastico carico di tensioni: l’87% degli alunni ha dichiarato di essersi sentito almeno una volta umiliato da un insegnante. Non è un segnale del fallimento dei singoli, ma della sofferenza di un sistema lasciato andare allo sfinimento. Insegnare oggi significa muoversi in classi numerose, affrontare dinamiche complesse, gestire conflitti crescenti, reggere l’urto di aspettative sproporzionate e, troppo spesso, subire mobbing da parte di dirigenti che operano senza un reale sistema di valutazione o controllo.

Come ha ricordato Enrico Galiano, non basta saper spiegare la propria materia: servono capacità di gestione, flessibilità, lucidità sotto pressione. Ma queste competenze non si improvvisano e non si valutano con un test teorico. Servirebbe una vera formazione professionalizzante, una laurea con tirocinio continuo, simile al percorso dei medici, per capire sul campo chi è adatto e chi no. E servirebbe ancora di più un sistema che protegga chi educa: supervisione psicologica, ambienti di lavoro sani, classi sostenibili, dirigenti valutati tanto quanto i docenti.

Perché anche il miglior insegnante, messo in condizioni impossibili, rischia di perdere il proprio equilibrio. E soprattutto perché chi vive ogni giorno tra ragazzi non dovrebbe essere esposto alla violenza fisica, verbale, psicologica o istituzionale. La domanda che dovremmo porci non è “come testare gli insegnanti?”, ma “come permettere agli insegnanti di lavorare in sicurezza?”.

Una scuola che ignora le aggressioni agli adulti, che minimizza il mobbing interno, che punta il dito contro i docenti ma tace sul clima ostile che li circonda, non può pretendere di essere un luogo sano per gli studenti. Una comunità scolastica si regge sull’equilibrio di tutti, non sulla colpevolizzazione di una parte sola.

Alessandra Michieletto, Coordinatrice Provinciale ​Gilda degli insegnanti di Venezia

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