Legge sulla montagna: sbloccati i fondi per scuole e docenti in 3.715 comuni

Approvati i nuovi parametri di altitudine e pendenza: esclusi i grandi centri urbani, risorse e incentivi mirati per l'istruzione nei territori disagiati.

07 febbraio 2026 20:00
Legge sulla montagna: sbloccati i fondi per scuole e docenti in 3.715 comuni - Roberto Calderoli
Roberto Calderoli
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La Conferenza Unificata ha dato il via libera ai nuovi criteri della Legge sulla montagna. Il provvedimento sblocca le risorse per 3.715 comuni, garantendo incentivi specifici per i docenti e il personale scolastico che opera in aree ad alta quota, escludendo le grandi città come Roma e Bologna.

La svolta normativa e la nuova mappa dei beneficiari

Dopo mesi di stallo istituzionale e trattative complesse tra Governo e autonomie locali, si sblocca un tassello fondamentale per la gestione delle aree interne. L’approvazione dei criteri di classificazione per i territori montani in Conferenza Unificata non è solo un atto burocratico, ma il passaggio chiave per rendere operativo il Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane. Chi vive e lavora in queste zone conosce bene la differenza tra una difficoltà percepita e un disagio strutturale: il provvedimento mira proprio a riconoscere questa distinzione, eliminando distorsioni storiche.

Il Ministro per gli Affari Regionali, Roberto Calderoli, ha espresso soddisfazione per un’intesa che sembrava a rischio fino a poche settimane fa, complice l'opposizione di diverse giunte regionali. "Abbiamo trovato un punto di equilibrio trasversale", ha dichiarato il Ministro, sottolineando l'obiettivo di supportare chi affronta quotidianamente le criticità orografiche. La nuova classificazione espande la platea a 3.715 comuni (trecento in più rispetto alle stime pregresse), ma introduce un filtro qualitativo essenziale: vengono depennati dall'elenco i grandi centri urbani che, pur avendo porzioni di territorio in quota, non soffrono lo spopolamento o i disservizi tipici dei piccoli borghi appenninici o alpini.

Legge sulla montagna: criteri tecnici e impatto sulla scuola

Per il mondo dell'istruzione, questa ridefinizione geografica è vitale. Gli incentivi per i docenti e il personale ATA, previsti dalla normativa insieme agli aiuti per agricoltori e medici, non saranno distribuiti a pioggia, ma vincolati a parametri stringenti. Chi lavora nelle "scuole di montagna" affronta spesso costi di trasporto elevati, il fenomeno delle pluriclassi e un isolamento professionale che richiede compensazioni economiche concrete per garantire la continuità didattica.

I nuovi parametri tecnici approvati, che determinano l'accesso ai fondi, stabiliscono che un comune debba soddisfare almeno una delle seguenti condizioni geomorfologiche:

  • Almeno il 20% del territorio situato sopra i 600 metri di altitudine.

  • Un’altitudine media comunale pari o superiore ai 400 metri.

  • Un dislivello che porti l'altitudine massima a toccare o superare i 1.200 metri.

  • Una morfologia aspra, con almeno il 25% della superficie caratterizzata da una pendenza superiore al 20%.

Queste metriche servono a indirizzare le risorse verso quelle realtà scolastiche dove mantenere aperto un plesso è una sfida quotidiana contro i numeri e la logistica.

I dubbi dell'Uncem e il nodo delle coperture finanziarie

Nonostante l'ottimismo ministeriale, la riforma non è esente da perplessità operative. L'Uncem (Unione nazionale comuni comunità enti montani), attraverso la voce del presidente Marco Bussone, ha sollevato dubbi sulla reale efficacia della redistribuzione. Il timore, condiviso da alcune regioni come l'Emilia Romagna (che ha mantenuto il voto contrario), è che l'ampliamento del numero dei comuni beneficiari, senza un proporzionale aumento delle risorse, possa diluire eccessivamente gli aiuti, rendendoli inefficaci ("pochi spiccioli per tutti").

"Il caos che avevamo ipotizzato si è verificato", ha attaccato Bussone, avvertendo che l'inclusione nell'elenco non deve diventare un "falso salvagente". La vera partita si giocherà ora sulla capacità delle singole Regioni di integrare il fondo nazionale con risorse proprie, per evitare che gli incentivi alla residenzialità e al servizio scolastico in montagna rimangano solo promesse su carta.

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