L'eredità civile di Gennaro Musella: un esempio per le scuole
La storia di Gennaro Musella, l'imprenditore che sfidò le cosche a Reggio Calabria, e il valore della memoria civile nelle scuole.
Il ricordo di Gennaro Musella rappresenta oggi un pilastro fondamentale per l'educazione alla legalità nelle scuole. Vittima di un vile attentato a Reggio Calabria nel 1982, la sua figura ispira un impegno civile costante e concreto per contrastare il muro del silenzio e dell'omertà.
Reggio Calabria, 3 maggio 1982: una bomba spegne Gennaro Musella, ma accende il coraggio di dire no. Una proposta per le scuole
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani intende oggi ricordare Gennaro Musella collocandone la vicenda in una prospettiva che interroga profondamente il modo in cui, anche nei contesti educativi, vengono raccontate le vittime delle mafie. Troppo spesso queste figure vengono consegnate a una dimensione eroica distante, quasi eccezionale, che rischia di allontanarle dalla comprensione concreta degli studenti. La storia di Musella, invece, restituisce il valore di una legalità vissuta nella quotidianità: un uomo che non cercò lo scontro, ma che rifiutò di piegarsi a logiche opache, continuando a svolgere il proprio lavoro secondo principi di correttezza e trasparenza. In questo senso, la sua vicenda si distingue, anche rispetto ad altre narrazioni più diffuse, perché mostra come la linea di confine tra normalità e coraggio possa diventare sottilissima in contesti segnati dalla presenza pervasiva della criminalità organizzata. È proprio questa dimensione ordinaria della responsabilità a rappresentare un elemento educativo decisivo, capace di parlare in modo diretto alle coscienze delle nuove generazioni.
Nato in Campania, si trasferì a Reggio Calabria con la famiglia negli anni ’70. La sua impresa edile divenne una delle più importanti del Sud Italia nella realizzazione di opere pubbliche. Uomo semplice, di 57 anni, dai tratti mediterranei, sposato e padre di quattro figli, Musella si fece strada da solo, conquistando stima e riconoscimento nel suo lavoro di ingegnere grazie all’impegno, alla competenza e alla determinazione. La sua era un’impresa sinonimo di qualità e affidabilità.
Nel 1980 iniziò a lavorare al progetto per la realizzazione del Porto Turistico di Bagnara Calabra e partecipò alla relativa gara d’appalto, che fu però aggiudicata alla famiglia catanese dei Costanzo, espressione di quel sistema definito dei “Cavalieri dell’Apocalisse mafiosa”. Musella intuì la presenza della mano della 'ndrangheta e di Cosa Nostra e decise di denunciare le irregolarità riscontrate nell’assegnazione dell’appalto. A seguito delle sue segnalazioni, la precedente aggiudicazione fu annullata e venne indetto un nuovo bando, previsto per la metà di maggio del 1982. Tuttavia, la reazione delle cosche non tardò ad arrivare.
Alle ore 8:35 del 3 maggio 1982, l’ingegner Musella salutò la moglie nella sua abitazione di via Apollo, a Reggio Calabria. Non appena mise in moto la sua automobile, una potente carica esplosiva collocata sotto il veicolo lo uccise all’istante. L’esplosione fu così violenta da danneggiare gli edifici circostanti, distruggere diverse auto in sosta e provocare il ferimento lieve di quattro passanti, tra cui un bambino.
Dopo la sua morte si svolse la seconda gara d’appalto, che venne aggiudicata a un altro Cavaliere del Lavoro catanese, Graci.
La famiglia Musella ha lottato a lungo per restituire voce e dignità alla memoria di Gennaro, cercando verità e giustizia, ma si è scontrata con un muro di omertà. Emblematiche le parole pronunciate dal procuratore di Reggio Calabria dell’epoca, Gaeta, rivolte alla figlia maggiore: “Signora, se ne stia a casa, ha due figli”. Lo Stato non ha mai fornito una risposta adeguata alla tragedia: il caso fu archiviato nel 1988 contro ignoti e riaperto nel 1993 dalla Direzione Distrettuale Antimafia, senza però giungere alla celebrazione di alcun processo. Solo nel 2009 Musella è stato riconosciuto vittima innocente della ’ndrangheta.
Per gli studenti di oggi, il sacrificio di Gennaro Musella non può limitarsi a un ricordo formale o a una celebrazione episodica, come spesso avviene nei percorsi didattici tradizionali dedicati alle vittime delle mafie, che si concentrano prevalentemente su momenti commemorativi, letture o incontri occasionali. Il CNDDU propone invece un approccio innovativo e continuativo: trasformare la memoria in esperienza attiva attraverso un “laboratorio permanente di responsabilità civile”, in cui gli studenti siano chiamati a ricostruire non solo la vicenda di Musella, ma anche il contesto economico, sociale e istituzionale in cui essa si inserisce, mettendolo in relazione con altre storie di vittime innocenti delle mafie. In questo percorso, i ragazzi diventano protagonisti di una ricerca viva, capace di connettere passato e presente, analizzando i meccanismi dell’illegalità e individuando forme concrete di contrasto nella realtà quotidiana.
A differenza delle pratiche più diffuse, questo modello non si esaurisce nella trasmissione di contenuti, ma punta a sviluppare una coscienza critica stabile, rendendo gli studenti testimoni consapevoli e attivi. Solo così il sacrificio di Gennaro Musella potrà tradursi in un impegno reale e duraturo contro l’omertà, la neutralità e l’indifferenza, contribuendo a formare cittadini capaci di riconoscere e contrastare ogni forma di ingiustizia.
prof.ssa Giovanna De Lucia Lumeno, CNDDU