Liceo Camillo Golgi: le riflessioni del CNDDU sulla sicurezza e il diritto alla salute dei giovani

La recente vicenda del Liceo Camillo Golgi di Broni apre un dibattito necessario sulla cultura della prevenzione e sulla partecipazione attiva degli studenti oggi.

A cura di Redazione Redazione
14 aprile 2026 10:30
Liceo Camillo Golgi: le riflessioni del CNDDU sulla sicurezza e il diritto alla salute dei giovani - Romano Pesavento
Romano Pesavento
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La recente vicenda del Liceo Camillo Golgi ha sollevato interrogativi cruciali sulla sicurezza scolastica e il diritto alla salute. È fondamentale analizzare come la consapevolezza degli studenti possa trasformare una criticità in una vera occasione di crescita collettiva e cittadinanza.

Vicenda del liceo “Camillo Golgi” di Broni: educare alla sicurezza, responsabilità condivisa e cultura della prevenzione

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani segue con viva attenzione quanto emerso in relazione agli eventi verificatisi presso il liceo scientifico “Camillo Golgi” di Broni in provincia di Pavia, attualmente oggetto di verifiche tecniche da parte delle autorità competenti. Nel rispetto delle procedure in corso e delle prerogative istituzionali, si ritiene tuttavia necessario proporre una riflessione che vada oltre il dato contingente, per interrogare in profondità il significato educativo e sociale di quanto accaduto.

La scuola non è soltanto un luogo fisico deputato alla trasmissione di conoscenze, ma uno spazio simbolico in cui si costruiscono fiducia, consapevolezza e cittadinanza. Quando emergono situazioni che richiamano possibili criticità ambientali o percezioni di insicurezza, viene inevitabilmente messo in discussione quel patto educativo implicito che lega istituzioni, famiglie e studenti. In questo senso, il diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione, e il diritto all’istruzione, previsto dall’articolo 34, si rivelano dimensioni inscindibili di un medesimo processo formativo che pone al centro la persona nella sua integrità.

Sotto il profilo socio-educativo, l’episodio evidenzia un elemento di particolare rilievo: la crescente capacità dei giovani di riconoscere situazioni di potenziale rischio e di attivare forme di partecipazione responsabile. Tale dinamica, lungi dall’essere interpretata come segnale di allarme isolato, rappresenta invece l’esito di una trasformazione culturale in cui gli studenti non sono più soggetti passivi, ma interlocutori consapevoli e portatori di diritti. Al contempo, essa mette in luce una possibile asimmetria tra la rapidità con cui emergono nuove sensibilità sociali e la capacità delle strutture organizzative di rispondere in modo tempestivo, coordinato e pienamente trasparente.

Da un punto di vista sociologico, quanto accaduto può essere letto come espressione di una tensione più ampia tra memoria storica e gestione del presente. Nei territori segnati da pregresse criticità ambientali, la percezione del rischio tende a radicarsi profondamente nel tessuto sociale, influenzando comportamenti, aspettative e livelli di fiducia nelle istituzioni. In tali contesti, ogni intervento, anche di natura ordinaria, assume un valore simbolico che richiede particolare attenzione comunicativa, oltre che tecnica. La gestione del rischio non si esaurisce infatti nella dimensione normativa, ma implica una responsabilità relazionale che coinvolge l’intera comunità.

In questa prospettiva, il principio di precauzione assume un significato non solo giuridico, ma anche pedagogico: esso educa alla cura, alla responsabilità e alla lungimiranza, valori fondamentali per una cittadinanza attiva e consapevole. La scuola, in quanto istituzione formativa, deve essere il primo luogo in cui tali principi trovano concreta attuazione, attraverso ambienti sicuri, pratiche trasparenti e processi decisionali condivisi.

Il CNDDU ribadisce che ogni valutazione in ordine a eventuali responsabilità deve essere rimessa alle sedi competenti, nel rispetto dello Stato di diritto. Tuttavia, ritiene altrettanto essenziale che episodi come quello in esame diventino occasione per rafforzare una cultura diffusa della prevenzione, fondata su monitoraggi sistematici, aggiornamento continuo delle competenze e piena integrazione tra sapere tecnico e consapevolezza civica.

Superare situazioni analoghe richiede un cambio di paradigma che non si limiti all’intervento emergenziale, ma promuova una visione strutturale della sicurezza come bene comune. Ciò implica investimenti non solo materiali, ma anche culturali: formazione specifica per il personale, coinvolgimento attivo degli studenti, dialogo costante con le famiglie e accesso trasparente alle informazioni. Solo attraverso un’alleanza educativa solida e consapevole sarà possibile trasformare criticità come quella emersa in opportunità di crescita collettiva, restituendo alla scuola il suo ruolo fondamentale di presidio di diritti, sicurezza e dignità.

prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU

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