Life skills, competenze non cognitive a scuola: al via la sperimentazione della Legge 22

Il Ministero prepara il bando triennale per introdurre le life skills in classe e contrastare la dispersione scolastica valorizzando l'emotività.

17 febbraio 2026 19:50
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La scuola italiana evolve puntando sulle competenze non cognitive grazie alla Legge 22/2025. Una sperimentazione triennale introdurrà le life skills nei percorsi didattici per combattere la dispersione, prevenire il disagio giovanile e favorire lo sviluppo armonico e integrale degli studenti.

La Legge 22/2025 e l'avvio della sperimentazione didattica

Il panorama educativo nazionale si appresta a vivere una trasformazione sostanziale, sancita dall'approvazione parlamentare della Legge 22 del 19 febbraio 2025. Il provvedimento normativo, intitolato "Introduzione dello sviluppo di competenze non cognitive e trasversali", mira a ridefinire il concetto stesso di successo formativo, spostando l'asse dall'accumulo nozionistico alla crescita globale della persona. Sebbene il Ministero dell’Istruzione e del Merito abbia emanato il decreto attuativo il 15 gennaio scorso, l'iter burocratico ha subito un leggero slittamento: l'atteso Avviso nazionale per la selezione degli istituti scolastici e delle reti di scuole partirà a breve, facendo slittare l'inizio effettivo della sperimentazione triennale al prossimo anno scolastico. L'obiettivo dichiarato dal legislatore è ambizioso: arginare la povertà educativa, prevenire gli analfabetismi funzionali e contrastare la dispersione scolastica, fenomeni che richiedono interventi strutturali e non più episodici.

Cosa sono le competenze non cognitive: oltre le nozioni

Secondo la definizione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le cosiddette life skills rappresentano quelle abilità adattive fondamentali per affrontare le sfide quotidiane. Non si tratta di concetti astratti, ma di strumenti concreti come la resilienza, l'autocontrollo, l'intelligenza sociale e la capacità di cooperare e risolvere conflitti. In un'epoca segnata da episodi di cronaca che vedono l'ingresso di armi bianche nelle aule e un crescente malessere psicologico, queste abilità diventano un antidoto necessario. Come sottolineato da Carmela Palumbo, capo dipartimento per il sistema educativo del Ministero, durante un webinar di Tuttoscuola, assistiamo a una preoccupante recrudescenza dell'analfabetismo socio-emotivo, spesso amplificato dall'uso distorto dei social network. Sviluppare la capacità di "essere emotivamente connessi" non è dunque un vezzo pedagogico, ma una precondizione essenziale per un apprendimento efficace e per la sicurezza all'interno degli istituti.

Il ruolo dei docenti e il Festival dell'innovazione

L'introduzione delle competenze non cognitive non deve essere percepita come l'aggiunta di una nuova materia in un orario già saturo, bensì come un cambio di paradigma metodologico. Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, avverte contro il rischio di una scuola intesa come "catena di montaggio", auspicando invece un sistema che valorizzi le dimensioni relazionali ed emotive per riaccendere nei giovani il desiderio di apprendere. Questo approccio integrato sarà al centro del prossimo Festival dell’innovazione scolastica, previsto a Valdobbiadene (Treviso) dal 4 al 6 settembre. Come evidenziato da Alberto Raffaelli, presidente della kermesse, e dalla docente universitaria Maria Grazia Riva, la nuova normativa permette finalmente di mettere a sistema le buone pratiche già esistenti, trasformando l'educazione in un bene pubblico condiviso e supportando i docenti nel loro delicato ruolo di guida verso un'educazione inclusiva ed equa.

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