L'incertezza lavorativa colpisce due italiani su tre
Tra ansia e voglia di riscatto, l'incertezza lavorativa spinge il 92% degli italiani a puntare su nuove competenze e supporto psicologico.
Oggi l'incertezza lavorativa è diventata una condizione strutturale. Molti italiani provano malessere, ma dimostrano anche una grande resilienza cercando supporto nel coaching e nella formazione continua per affrontare le sfide di un mercato in costante evoluzione.
IL TEMPO DEL LAVORO INCERTO: PER DUE ITALIANI SU TRE PROVOCA INSICUREZZA E MALESSERE. METÀ CHIEDE COACHING O SUPPORTO PSICOLOGICO, 8 SU 10 STRUMENTI DI BENESSERE FINANZIARIO
Per il 69,5% degli studenti e lavoratori le opportunità lavorative sono più instabili e precarie del passato. Il 59% è preoccupato del tempo che scorre, il 44,2% ha paura di deludere le sue stesse aspettative, oltre un terzo prova ansia per la competizione.
Ma studenti e lavoratori italiani sono resilienti: 7 su 10 hanno maturità emotiva e capacità di gestire le sfide, 8 su 10 hanno chiaro il progetto professionale. Il 92% è disposto a sviluppare nuove competenze per aumentare la sicurezza lavorativa.
In Lombardia la percezione di incertezza lavorativa è più alta della media, ma l’impatto emotivo inferiore. I lombardi preferiscono strumenti per lo sviluppo professionale a quelli di supporto emotivo.
La ricerca “Il futuro lavorativo in Italia e in Lombardia: paure, incertezze e prospettive” a cura di Universitas Mercatorum e ALTO per AIDP Lombardia, presentata all’evento “Lombardia Lab – Persone e Lavoro”.
Milano, 4 marzo 2026 - L’incertezza del lavoro non è più l’eccezione, ma una condizione strutturale: per il 69,5% degli studenti e lavoratori italiani le opportunità di impiego oggi sono più instabili e precarie rispetto al passato. E per circa due terzi questa incertezza incide negativamente sul senso di sicurezza e sul benessere personale, mentre crescono ansia, paura della competizione e timore di fallire. Ma, di fronte all’apparente vulnerabilità, gli italiani si mostrano resilienti: sette su dieci hanno maturità emotiva e capacità di gestire stress e conflitti, circa otto su dieci hanno chiaro come realizzare i propri progetti professionali, il 92% è disposto a sviluppare nuove competenze per aumentare la sicurezza lavorativa. E contro l’incertezza, oltre metà chiede alle aziende un supporto psicologico o di coaching professionale, otto su dieci strumenti per il benessere finanziario.
È quanto emerge dalla ricerca “Il futuro lavorativo in Italia e in Lombardia: paure, incertezze e prospettive”, realizzata da Universitas Mercatorum, l’Università telematica delle Camere di Commercio Italiane e ALTO, società di consulenza che disegna percorsi di trasformazione culturale e sviluppo delle persone in co-design con le aziende. Un’indagine condotta su un campione di 17.800 studenti e lavoratori, che è stata presentata questa mattina a “Lombardia Lab – Persone e Lavoro”, l’evento organizzato a Milano da AIDP Lombardia come spazio di confronto con istituzioni, politica, sindacati, mondo accademico e altri stakeholder sui cambiamenti in atto nel mondo del lavoro, in una fase di profonde trasformazioni tecnologiche, organizzative, demografiche e sociali. Con uno sguardo sull’Italia e sulla Lombardia, una regione “laboratorio” economico e sociale, che offre un punto di vista privilegiato sulle evoluzioni sul lavoro dell’intero paese.
“La ricerca realizzata da Universitas Mercatorum e ALTO mostra come l’incertezza lavorativa oggi sia una condizione strutturale in Italia, che influenza le scelte professionali e incide in modo significativo sull’identità personale, sulla percezione di autoefficacia e sul benessere psicologico delle persone - commenta Elena Panzera, Presidente di AIDP Lombardia -. La pressione della performance, il confronto costante con gli altri e il timore di fallire generano una forte tensione su studenti e lavoratori.Allo stesso tempo, però, la disponibilità ad apprendere, sviluppare nuove competenze e investire nella crescita professionale testimoniano un atteggiamento proattivo e orientato al miglioramento continuo. Mentre la richiesta di strumenti di sviluppo come percorsi di coaching, sostegno psicologico e potenziamento di soft skills segnala consapevolezza dell’importanza delle competenze emotive e relazionali nel lavoro di oggi. È fondamentale costruire contesti di lavoro capaci di sostenere non solo la performance, ma anche la salute psicologica e l’identità professionale delle persone. La vera sfida non è eliminare l’incertezza, ma dotare le persone degli strumenti psicologici, relazionali e organizzativi per attraversarla con consapevolezza, competenza e fiducia: le sfide su cui confrontarsi con tutti gli stakeholder che hanno partecipato all’evento di oggi”.
Incertezza, ansia e paura di fallire. Dalla ricerca per AIDP Lombardia presentata all’evento “Lombardia Lab – Persone e Lavoro” emerge un quadro di incertezza e preoccupazione diffuse: il 59% degli studenti e lavoratori italiani è preoccupato del tempo che scorre rispetto ai propri passi compiuti nel mondo del lavoro, il 44,9% rimanda progetti personali a causa della situazione lavorativa instabile, il 40,2% ha difficoltà a muoversi nel contesto di incertezza lavorativa, il 38,3% ha paura di sbagliare le scelte lavorative. Mentre il 72,7% è preoccupato all’idea che potrebbe non percepire la pensione.
L’incertezza lavorativa incide soprattutto sulla sfera personale: circa due terzi riferiscono un impatto negativo sul senso di sicurezza (66%) e sul benessere individuale (65,6%). Mentre l’effetto sul rendimento lavorativo è più contenuto (ha impatto negativo nel 42%). Emerge un “timore di fallire”, legato soprattutto agli standard personali: il 44,2% ha paura di deludere le sue aspettative in ambito lavorativo, una quota più alta rispetto al 32,8% che ha paura di deludere le aspettative della sua famiglia o delle persone importanti.
Per una quota significativa di studenti e lavoratori la rivalità con altre persone rappresenta fonte di preoccupazione. Più di un terzo (36,7%) prova ansia per la competizione nel mondo del lavoro, il 32,4% per il confronto con gli altri nella carriera o nel rendimento, il 35,9% nel “sapere che altre persone progrediscono più velocemente nel mondo”.
Le risorse personali. Nonostante questo clima di incertezza, la maggior parte degli italiani mantiene una direzione definita nel percorso professionale e una buona consapevolezza dei propri obiettivi lavorativi: solo il 21% non sa come realizzare i propri progetti, solo il 13,7% non ha chiaro cosa desideri dal futuro professionale.
E, a dispetto dell’apparente vulnerabilità, gli italiani risultano dotati di buone risorse personali per affrontare le sfide del lavoro: il 73,1% sa gestire le emozioni in modo costruttivo per lo sviluppo della carriera lavorativa, il 73,9% sa gestire gli eventuali fallimenti, il 78,5% i feedback negativi ricevuti e l’82,8% il networking professionale.
Inoltre, la quasi totalità dei partecipanti (92,9%) è disposta a sviluppare nuove competenze per aumentare la sicurezza lavorativa, dimostrando una forte proattività. Tra le diverse opportunità di supporto in ambito lavorativo, gli italiani sceglierebbero prima di tutto un corso sulle soft skills (il 19,9%), l’ausilio di un mentor di carriera una tantum (18%), un percorso di mentorship (17,2%) o l’aiuto di un Executive Coach (16,8%).
Il supporto esterno: coaching, sostegno psicologico e finanziario. C’è però una grave carenza evidenziata da studenti e lavoratori: il supporto esterno. Oltre metà dei partecipanti (il 52,8%) ritiene utile un supporto psicologico per affrontare l’incertezza lavorativa o un servizio di coaching professionale (il 54,7%). Inoltre, ben l’84,8% ritiene importanti strumenti a supporto del benessere finanziario offerti dall’azienda, a cui è riconosciuto un impatto positivo sia sulla qualità del lavoro che sulla serenità personale. Nel complesso, emerge una forte aspettativa affinché l’azienda promuova il benessere, in particolare sul piano economico.
Il successo professionale rappresenta un valore centrale per gli italiani: è importante per il 77,8%. Ma cosa significa esattamente “successo”? Per la maggioranza è legato al benessere e alla qualità della vita: il 77,7% dei partecipanti lo identifica come “indipendenza ed equilibrio tra lavoro e tempo libero”.
Il caso Lombardia. La percezione di incertezza lavorativa è più marcata in Lombardia. Il 45,1% dei lombardi, infatti, ha difficoltà a muoversi nel contesto di incertezza lavorativa (contro il 40,2% nazionale), il 45% teme di sbagliare le scelte lavorative (contro il 38,3% nazionale). Ma studenti e lavoratori lombardi sono meno preoccupati del tempo che scorre (53%) rispetto al resto d’Italia (59%). In regione sentono più intensamente l’incertezza e il rischio di errore, ma manifestano minore disagio per il ritmo di avanzamento nel mondo del lavoro.
In Lombardia la pressione percepita e l’impatto emotivo dell’incertezza sono inferiori rispetto alla media generale. Il 58,9% dei lombardi dichiara che l’incertezza lavorativa influisce negativamente sul proprio benessere personale (contro il 65,6% nazionale), il 41,1% ha paura di deludere le sue stesse aspettative in ambito lavorativo (contro il 44,2% nazionale). Inoltre, i lombardi hanno maggiore chiarezza nei progetti di lavoro, con una direzione professionale più definita e migliore capacità di pianificazione: solo il 7,8% afferma di non sapere come realizzare i propri progetti lavorativi (vs 21,1% nazionale).
Ma la sensibilità alla competizione è più alta rispetto al resto d’Italia: il 35,3% prova ansia nel confronto con gli altri in termini di carriera, di successo o di rendimento (contro il 32,4% nazionale), il 39,2% nel sapere che altre persone progrediscono più velocemente (35,9% nazionale). La Lombardia mostra un profilo di lavoratori più solido della media, ma minore capacità di gestire le relazioni professionali: il 76,4% dei lombardi sa gestire in modo costruttivo i fallimenti (vs 73,9% nazionale), il 76,5% sa gestire efficacemente il networking (vs 82,8% nazionale).
Nei supporti esterni, la Lombardia ha un profilo particolare: minore interesse per il supporto psicologico rispetto alla media nazionale, maggiore apertura verso il coaching professionale. I lombardi preferiscono strumenti orientati alla performance e allo sviluppo professionale, più che al supporto emotivo.
“La Lombardia è la seconda economia regionale dell’Eurozona e la prima per valore aggiunto industriale - spiega Elena Panzera, Presidente di AIDP Lombardia -, un ecosistema dal ruolo trainante in Italia, che convive con profonde sfide strutturali, demografiche, economiche e sociali. Osservare il rapporto tra persone e lavoro in questa regione significa adottare un punto di vista privilegiato per anticipare alcune traiettorie evolutive per l’intero Paese. La fotografia che emerge conferma lo scenario nazionale di incertezza diffusa, ma i lavoratori lombardi si dimostrano ancora più esposti all’incertezza e agli effetti della competizione, con maggiore orientamento sui progetti professionali e maggiore capacità di gestione delle sfide. Risultati che dimostrano come, anche in contesti ad alta intensità produttiva e competitiva, sia possibile sviluppare forme di resilienza e adattamento funzionali alla crescita professionale”.
AIDP LOMBARDIA
AIDP Lombardia è il Gruppo lombardo di AIDP, l’Associazione Italiana per la Direzione del Personale, che conta ad oggi circa 4500 Socie e Soci, punto di riferimento della comunità HR. AIDP è un’associazione apolitica e senza fine di lucro che riunisce tutti coloro che operano in funzioni direttive, di responsabilità e di consulenza nell’area del Personale di aziende e istituzioni pubbliche e private, nonché coloro che si occupano delle problematiche del rapporto “Persona e Lavoro” in qualità di studiosi e accademici.