L'inclusione con il progetto ABC Bambini Chirurgici: un valore unico per costruire scuole solidali

Grazie al progetto di ABC Bambini Chirurgici, la fragilità diventa una risorsa preziosa per costruire scuole sicure, empatiche e solidali.

A cura di Redazione Redazione
16 marzo 2026 16:00
L'inclusione con il progetto ABC Bambini Chirurgici: un valore unico per costruire scuole solidali - ABC Bambini Chirurgici
ABC Bambini Chirurgici
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Il progetto "Scuola con ABC" di ABC Bambini Chirurgici trasforma l'esperienza ospedaliera in una lezione di vita. In un'epoca segnata dal bullismo, valorizzare l'unicità di ogni studente è la chiave per costruire un futuro inclusivo dove la diversità è ricchezza.

Diversità come ricchezza, Unicità come valore

Grazie al progetto “Scuola con ABC” l'esperienza in corsia entra in classe e dimostra come la valorizzazione di ogni singola unicità generi un beneficio reale per tutti gli studenti.

Sempre più spesso la cronaca accende i riflettori su episodi di violenza e prevaricazione giovanile, riportando il tema del bullismo al centro del dibattito pubblico. In questo scenario, Giusy Battain, direttrice di ABC Bambini Chirurgici, lancia un monito chiaro: “proteggere i più vulnerabili è proteggere il futuro”.

Un quadro allarmante: l’urgenza di proteggere la fragilità scolastica

Il rapporto Istat "Bullismo e cyberbullismo nei rapporti tra i ragazzi", basato su un campione di circa 40.000 giovani tra gli 11 e i 19 anni, delinea un quadro critico: quasi sette ragazzi su dieci (68,5%) dichiarano di aver subito almeno un episodio offensivo o violento nell'ultimo anno. Il 21% ne è vittima sistematica.

Il fenomeno si inserisce in un aumento costante della disabilità nelle scuole (+26% in cinque anni), che oggi riguarda il 4,5% degli studenti (Dati Istat). Nonostante l’Italia sia all’avanguardia nell'inclusione, emerge un paradosso: dal 2020 il bullismo contro la disabilità è raddoppiato. Il monitoraggio del Ministero dell’Istruzione 24/25 conferma il trend critico: il 7,2% degli alunni fragili subisce umiliazioni sistematiche ed esclusione sociale, mentre cresce al 6,9% la quota di chi ammette di colpirli deliberatamente. Un’emergenza spesso 'sommersa', che sfugge alla percezione dei docenti,  solo i casi più gravi arrivano ai questi ultimi.

Oltre la presenza: la sfida di ABC Bambini chirurgici per una scuola realmente inclusiva

“In un panorama educativo che punta con decisione verso l’abbattimento delle barriere, l'inclusione non può limitarsi a una questione di numeri o presenze in aula, deve trasformarsi in una garanzia di sicurezza e dignità per ogni studente. Proteggere i ragazzi più vulnerabili significa proteggere il futuro stesso della nostra società”, spiega Giusy Battain, direttrice di ABC Bambini Chirurgici, organizzazione no-profit che, grazie a un accordo formale, è convenzionata con l’'I.R.C.C.S. Materno Infantile Burlo Garofolo di Trieste. Per rispondere in maniera concreta a questa emergenza, Battain ha voluto il progetto “A scuola con ABC: educazione e formazione alla cultura del volontariato e dell’inclusione”.

Questa iniziativa è parte integrante del Modello ABC* e nasce in un’ottica di continuità rispetto al supporto che l’Associazione garantisce durante il ricovero ospedaliero. Sebbene la sua genesi affondi le radici nel sostegno ai bambini che affrontano percorsi chirurgici complessi, e che presentano quindi fragilità più o meno evidenti, il percorso 'A scuola con ABC' si è rivelato uno strumento universale, capace di parlare al cuore di ogni studente.

La fragilità clinica dei piccoli pazienti del Burlo diventa infatti una lente d'ingrandimento per esplorare le fragilità di tutti: dalla timidezza paralizzante alla paura del giudizio.  “Entriamo nelle scuole per i bambini chirurgici, ma restiamo per tutti gli altri”, spiega Giusy Battain. “La diversità portata in aula da un bambino con un percorso chirurgico non è un limite, ma il motore per legittimare l’unicità dell’intero gruppo classe. Invitiamo a riflettere sul fatto che non serva omologarsi per essere accettati: attraverso l'esempio di bambini che affrontano percorsi ospedalieri complessi, ogni studente può scoprire il valore della resilienza, quella capacità straordinaria di trasformare le prove più difficili in una nuova, consapevole forza.”

Partito nel 2022 nelle scuole di Trieste, nel corso degli anni il progetto è cresciuto esponenzialmente raggiungendo tutte le province del Friuli Venezia Giulia e diversi comuni del Veneto. Dal 2022 sono più di 6.500 i bambini e ragazzi incontrati. Nel 2025 sono stati coinvolti 2.410 bambini e ragazzi delle scuole primarie, secondarie di I grado e II grado (+31% rispetto al 2024). Nel 2025 si sono tenuti 247 incontri condotti dalle psicoterapeute dell’associazione tra scuole, ricreatori del comune di Trieste, centri estivi WWF della Riserva Marina di Miramare (TS) e laboratori durante la settimana della regata Barcolana

Il progetto prevede un ciclo di tre incontri in cui la psicoterapeuta dell’Associazione, accompagnata dai volontari dell’Associazione, introduce la realtà, la mission e gli obiettivi di ABC Bambini Chirurgici, “promuovendo” l’inclusione scolastica, la diversità, il rispetto reciproco e la cultura del volontariato. Il progetto mira a formare giovani consapevoli e a prevenire stereotipi, trasformando la fragilità in forza collettiva.

Occorre innanzitutto eliminare un vecchio stereotipo duro a morire: l'idea che il bullo sia un soggetto socialmente isolato o incapace di relazionarsi. Come spiega la Dott.ssa Angela Camelio, psicoterapeuta dell’Associazione nel progetto Scuola ABC: “è necessario scavare più a fondo e chiedersi perché questi soggetti desiderano così tanto l’onnipotenza al punto da essere disposti a infliggere dolore. Non bisogna pensare al bullo come a una persona priva di competenze. Egli comprende perfettamente lo stato d'animo della vittima, ma opera una scissione: separa la comprensione intellettuale dalla partecipazione affettiva. Questa assenza di risonanza non è un vuoto, ma una barriera difensiva. Sentire il dolore dell'altro significherebbe ammettere la propria vulnerabilità e il peso della colpa. Percepire l'altro come un essere umano sofferente distruggerebbe l'illusione di controllo totale. Il bullo spegne la propria risonanza emotiva per mantenere un'immagine di sé onnipotente e invulnerabile, proiettando sulla vittima tutta la fragilità che rifiuta di vedere in sé stesso. La manipolazione del gruppo diventa quindi lo strumento per confermare questa onnipotenza: se riesce a muovere gli altri come pedine, non dovrà mai fare i conti con la sua dipendenza dagli altri o con le sue debolezze. Questa dinamica, in termini più semplici si potrebbe spiegare così: il bullo non è cieco ai sentimenti altrui, ma indossa un'armatura emotiva così spessa da impedirgli di essere toccato dal dolore che infligge. Questa armatura serve a proteggere una fragilità che percepisce ma che teme; sopra ogni cosa, teme di perdere il controllo e sentirsi piccolo.”

Attraverso gli incontri si vuole scardinare un modello di perfezione inesistente che i ragazzi assorbono dalla famiglia e dalla società.

Il coraggio della sensibilità: come il progetto ABC trasforma la fragilità in forza

Per contrastare efficacemente il bullismo, la scuola non può limitarsi a essere un semplice luogo fisico di aggregazione. La vera sfida per un’istruzione realmente inclusiva risiede nella capacità di trasformare la fragilità in punto di forza, l’unicità in valore e la diversità in ricchezza. Solo attraverso questo ribaltamento di prospettiva è possibile incanalare le abilità cognitive dei ragazzi verso comportamenti prosociali. Investire nello sviluppo dell’empatia e nell’alfabetizzazione emotiva è l’unica via per convertire le attitudini manipolatorie in strumenti di cittadinanza attiva e inclusione autentica.

Attraverso la condivisione di esperienze di volontariato, la narrazione delle storie e delle emozioni vissute dai bambini del reparto di Chirurgia del Burlo gli studenti vengono stimolati a immedesimarsi in quelle situazioni (Role Playing) e a comprendere quel vissuto emotivo. In questo modo, possono realizzare che, nonostante i contesti e le circostanze siano diverse, le emozioni sono simili a quelle provate da chiunque altro. Questo processo di rispecchiamento emotivo crea un ponte che porta alla creazione di uno spazio di libera autenticità, in cui la fragilità - normalizzata e condivisa - smette di essere un peso da nascondere per diventare il terreno comune su cui costruire il proseguimento dell’incontro” spiega la Dott.ssa Camelio.

Il racconto delle storie dei bambini chirurgici non serve solo a informare, ma agisce come un potente catalizzatore che permette agli studenti di abbassare le proprie difese: Invece di sentirsi giudicati per le proprie debolezze, i ragazzi ascoltano storie in cui la sofferenza e le difficoltà vengono normalizzate e valorizzate. Uno degli aspetti più importanti è proprio lo spostamento del focus: la disabilità o la malattia non sono viste solo come limiti, ma come nuove possibilità. Sottolineare la ricchezza di cui sono dotati i bambini chirurgici, per un principio di compensazione, permette il passaggio dal concetto di mancanza a quello di risorse disponibili. Infatti, durante i laboratori proposti, alcuni studenti hanno trovato il coraggio di definire "fragilità" la propria estrema sensibilità o il desiderio di prendersi cura delle cose con lentezza e dedizione. I ragazzi, guidati nella riflessione, hanno poi capito che la loro vulnerabilità non è un difetto, ma una caratteristica di unicità. Nel caso specifico, ad esempio, è stato sottolineato quanto la lentezza e la sensibilità siano risorse utili e sinonimo di una resistenza psicologica incredibile.

Piantare il seme del rispetto reciproco per trasformare la fragilità in valore: l'empatia come risorsa generativa

Le attività di maggior successo sono la condivisione delle esperienze di volontariato e il role-playing: attraverso la simulazione della realtà ospedaliera, i ragazzi possono "mettersi nei panni" dei coetanei ricoverati, vivendo in prima persona le sfide di un percorso chirurgico. “Negli occhi dei bambini e dei ragazzi c’è sempre grande meraviglia, si riempiono di speranza nel momento in cui comprendono che ci sono persone pronte ad aiutare gli altri senza chiedere nulla in cambio. E, soprattutto, si meravigliano poi nello scoprire che quel - nulla in cambio - in realtà non esiste perché chi aiuta guadagna tantissimo a livello emotivo. La fragilità, dunque, lascia il posto al concetto di scambio e complementarietà: laddove c’è difficoltà per qualcuno, io ho la possibilità di mettere in campo le mie risorse, arricchirmi in termini di crescita personale e relazionale. Questo permette ai bambini di passare da una visione "povera" della fragilità a una visione generativa. Incontrando il volontario, gli studenti imparano che essere fragili non significa essere soli, ma essere parte di un sistema di legami che ci rende tutti più forti.”

L’efficacia di questo approccio diventa tangibile anche attraverso i feedback che lasciano ragazzi ed insegnanti che partecipano al progetto:

●     “Da questi incontri ho capito che avere paura è ok” (studente di scuola primaria);

●     “Essere coraggiosi significa ammettere di avere difficoltà e lasciarsi aiutare dagli altri” (studente di scuola secondaria di primo grado);

●     “Siamo tutti uguali nella diversità” (studente di scuola primaria)

●     “Ho capito che ogni persona è una stella, da soli non facciamo abbastanza luce. Ognuno è fondamentale a modo suo” (studente di scuola secondaria di primo grado”.

●     “I bambini hanno partecipato fin da subito con grande entusiasmo agli incontri proposti, in un crescendo di partecipazione emotiva; hanno ascoltato con grande attenzione e interesse i racconti e, grazie alle varie attività proposte, si sono immedesimati sempre più nelle diverse situazioni che bambini come loro vivono quotidianamente nel Reparto di Chirurgia del Burlo. Hanno quindi condiviso in modo spontaneo esperienze, emozioni e pensieri legati anche al loro personale vissuto, dibattendo su quanto sia importante il rispetto e la valorizzazione della diversità – e quindi dell’unicità – di ciascuno. Hanno anche fatto molte domande, a volte anche di non facile risposta.” (insegnante di una scuola primaria)

Risultati scientifici e riconoscimenti

Il Modello ABC Bambini Chirurgici è oggetto di monitoraggio costante, culminato con una ricerca dalla durata triennale in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste che ha valutato l’impatto delle attività associative, tra le quali anche il progetto A Scuola con ABC. La valutazione è stata quali-quantitativa e ha evidenziato come le attività proposte favoriscano lo sviluppo della capacità di comprendere emozioni e punti di vista diversi dal proprio, un elemento chiave per costruire relazioni positive e inclusive. Nel definire indicatori misurabili, la ricerca si è focalizzata sul costrutto della Teoria della Mente (Theory of Mind, ToM), intesa come la capacità di attribuire a sé stessi e agli altri stati mentali quali intenzioni, emozioni, desideri e credenze. Numerosi autori sottolineano come le competenze empatiche siano strettamente connesse alla ToM, poiché entrambe contribuiscono alla comprensione dei vissuti altrui e alla capacità di interpretare correttamente il comportamento delle altre persone. La Teoria della Mente riveste quindi un ruolo centrale nelle interazioni tra coetanei, facilitando relazioni sociali più efficaci e una comunicazione interpersonale più consapevole.

Lo studio condotto ha confrontato due gruppi: uno sperimentale di intervento e uno di controllo passivo. La valutazione dell’efficacia dell’intervento è stata condotta somministrando agli studenti tre diversi tipi di test di Teoria della Mente prima dei tre incontri di intervento e successivamente, confrontando i punteggi tra i due gruppi e la loro variazione. Gli studenti che hanno preso parte all’intervento hanno riportato un miglioramento nella capacità di attribuzione e comprensione delle credenze e delle intenzioni di un’altra persona, rispetto al gruppo di controllo che non prendeva parte agli incontri.

A coronamento di questo impegno:

  1. Pubblicazione Scientifica (Dicembre 2025): dell’articolo: “Theory of Mind in preadolescents, toward a more inclusive school”, sulla rivista scientifica Social Cognition, ha portato l’esperienza del modello triestino all'attenzione della comunità scientifica internazionale.

  2. Premio Impatto 2025: riconoscimento nazionale per la capacità di trasformare la consapevolezza in risultati reali.

Uno sguardo al futuro:  verso una rete nazionale di solidarietà

“A scuola con A.B.C.” si configura come una forma di cura distale: l’Associazione non si limita a supportare il bambino in ospedale, ma prepara il terreno, la scuola e il gruppo dei pari, per il suo rientro, garantendo un contesto accogliente, consapevole e realmente inclusivo. Nato sul territorio del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, punta ora a espandersi a livello nazionale, “rispondendo così alle chiamate dei genitori che supportiamo nei centri di cura di tutta Italia” dice Giusy Battain. Con oltre la metà delle famiglie accolte provenienti dal Centro-Sud, l'obiettivo di ABC è oltrepassare i confini regionali creando una rete di scuole capaci di intercettare il bullismo silenzioso che colpisce i più timidi e i più fragili, ben oltre la disabilità fisica.

La scuola auspicata da Battain dovrebbe essere:

  • Generativa: una scuola che non si limita ad “ospitare” la diversità, ma che si impegna a trasformarla in una risorsa per tutti; una scuola in cui la fragilità diventa il motore di una nuova energia creativa e sociale.

  • Accogliente: una scuola capace di accogliere le angosce, paure e difficoltà dei bambini. Una scuola che "contiene" anche questo, permette ai ragazzi di abbassare le difese perché si sentono protetti e legittimati a essere vulnerabili.

  • Reciproca: una scuola in grado di sottolineare che l'inclusione non è un gesto a senso unico (chi sta bene aiuta chi sta male), ma un legame di scambio e arricchimento emotivo per tutte le parti coinvolte.

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