Maestra di Taranto condannata: legava e imbavagliava gli alunni della scuola primaria

Una maestra di Taranto condannata a quattro anni: legava e imbavagliava bambini di sei anni in classe tra il 2014 e il 2015.

24 giugno 2026 19:00
Maestra di Taranto condannata: legava e imbavagliava gli alunni della scuola primaria - Alunni che giocano in classe
Alunni che giocano in classe
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Una maestra di Taranto condannata a quattro anni di reclusione chiude un caso che ha segnato otto famiglie. I fatti risalgono al 2014-2015, in un istituto della provincia. Allora i piccoli avevano appena sei anni e vivevano l'aula come un luogo di paura, non di crescita. Oggi quasi tutti maggiorenni, hanno visto arrivare la sentenza che chiude un capitolo doloroso.

Maestra di Taranto condannata: la sentenza del tribunale

Il Tribunale ha inflitto quattro anni di reclusione all'insegnante, oggi 63enne, per maltrattamenti aggravati dalla violenza assistita. La pena è più dura dei due anni e mezzo chiesti dal pubblico ministero Raffaele Casto. La giudice Federica Furio ha disposto anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. In solido con il Ministero dell'Istruzione è stato fissato un risarcimento provvisionale di 5mila euro per ciascuna delle otto parti civili. Cinque famiglie hanno agito tramite i genitori; tre ragazzi ormai maggiorenni si sono costituiti da soli, tutti assistiti dall'avvocato Viviana Rago.

I metodi violenti usati in classe

Secondo l'accusa, l'insegnante imponeva il silenzio con metodi violenti. Tappava la bocca dei piccoli con lo scotch, li legava alle sedie o alla porta con corde e nastro adesivo, li schiaffeggiava sulle mani e gettava astucci e quaderni fuori dalla finestra come punizione. In più occasioni avrebbe ripreso i bambini con il cellulare, vero o finto che fosse, minacciando di diffondere i video. La frase che più li spaventava era una sola: «Vi faccio allontanare dalle vostre famiglie». Una minaccia che pesava su menti di soli sei anni.

Come la vicenda è venuta a galla

L'inchiesta è partita due anni dopo, quando i piccoli frequentavano la terza elementare. Con una nuova maestra, durante gli incontri di «Agorà» del progetto Senza Zaino, dedicato al rispetto reciproco, i bambini hanno iniziato a raccontare da soli quanto avevano subito. Le loro confidenze hanno raggiunto i genitori. La denuncia in questura è diventata inevitabile e ha fatto scattare le indagini. Quattro dei piccoli sono stati ascoltati con incidente probatorio quando erano in quarta elementare.

Le ferite lasciate sui bambini

Il clima di terrore ha lasciato segni profondi. Uno dei ragazzini sviluppò un blocco psicologico così grave da smettere di leggere e scrivere per un periodo. Gli effetti raccontati nel processo sono pesanti:

Per gli otto bambini, oggi quasi tutti maggiorenni, la sentenza segna la fine di un lungo percorso. Il riconoscimento ufficiale non cancella le ferite, ma certifica quanto accaduto in quell'aula.

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