Matteo Giunta, polemica asili: "Bimbi malati e genitori incauti"

Dopo il ricovero della figlia Matilde, il marito della Pellegrini denuncia i rischi sanitari nelle scuole e le carenze del welfare italiano.

31 gennaio 2026 16:00
Matteo Giunta, polemica asili: "Bimbi malati e genitori incauti" - Bambina con la febbre
Bambina con la febbre
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La disavventura sanitaria della primogenita di Matteo Giunta e Federica Pellegrini riaccende i riflettori sulla sicurezza negli istituti per l'infanzia. L'allenatore critica duramente la gestione dei virus negli asili, invocando un cambio di rotta culturale e politico a tutela dei più piccoli.

Il ricovero di Matilde e l'attacco di Matteo Giunta agli asili

Quella che sembrava una comune influenza stagionale si è trasformata in un'emergenza medica complessa per la famiglia Giunta-Pellegrini. La piccola Matilde, di appena un anno, ha necessitato di un ricovero d'urgenza a causa di una convulsione febbrile, seguita da un peggioramento che ha evidenziato la presenza simultanea di tre infezioni: un virus respiratorio, l'influenza e un forte raffreddore. La situazione clinica ha richiesto il supporto dell'ossigeno a causa di una saturazione preoccupante e di un grave stato di disidratazione, costringendo Matteo Giunta a interrompere bruscamente un ritiro collegiale in Florida per rientrare in Italia.

Nel pieno dell'angoscia genitoriale, l'ex tecnico del nuoto ha affidato ai social uno sfogo amaro, puntando il dito contro quelle che definisce condotte irresponsabili. Secondo la sua ricostruzione, gli asili nido vengono troppo spesso utilizzati come "parcheggi" da famiglie che, ignorando le norme di buon senso e i rischi di contagio, accompagnano in classe figli sintomatici. Non si tratta solo di sfortuna, argomenta Giunta, ma di una mancata osservanza delle finestre di sicurezza: portare un bambino in comunità senza attendere le 24-48 ore di asintomaticità espone l'intera classe, inclusi i soggetti più fragili, a carichi virali potenzialmente pericolosi.

Protocolli scolastici inadeguati e il nodo della sicurezza sanitaria

La critica sollevata non si limita al comportamento dei singoli, ma investe le procedure istituzionali. I protocolli attuali, che spesso prevedono l'allontanamento del minore dalla struttura solo al raggiungimento dei 38 gradi di febbre, vengono definiti da Giunta come soglie di sicurezza obsolete e inefficaci. Chi vive quotidianamente la realtà scolastica sa bene che la contagiosità precede spesso il picco febbrile, trasformando le aule in veri e propri incubatori di patogeni.

Questa presa di posizione ha spaccato l'opinione pubblica. Da un lato vi sono genitori esasperati dalle continue malattie dei figli, dall'altro chi sottolinea l'impossibilità di gestire diversamente la quotidianità lavorativa. Tuttavia, l'esperienza vissuta dalla famiglia della "Divina" mette in luce una falla nel sistema di prevenzione: la mancanza di un filtro rigoroso all'ingresso delle strutture educative trasforma il diritto all'istruzione e alla socialità in un rischio per la salute pubblica pediatrica, gravando poi sul sistema ospedaliero nazionale.

Oltre la polemica: welfare e ammortizzatori sociali per le famiglie

Consapevole delle accuse di "privilegio" mosse da alcuni utenti, Matteo Giunta ha spostato il focus della discussione dalle responsabilità individuali alle carenze strutturali del sistema Italia. L'allenatore riconosce la propria fortuna, ma utilizza la visibilità mediatica per evidenziare come i dieci giorni di malattia bambino previsti annualmente siano del tutto insufficienti per coprire le reali necessità fisiologiche di un infante che frequenta il nido.

La proposta lanciata è quella di un potenziamento del welfare familiare: servono strumenti concreti, come un bonus babysitter strutturale o congedi più estesi, per permettere ai genitori che non dispongono di una rete di supporto o di nonni disponibili di tenere i figli a casa senza rischiare il posto di lavoro. Senza ammortizzatori sociali adeguati, il circolo vizioso dei contagi scolastici non potrà mai essere interrotto, lasciando le famiglie a dover scegliere tra la salute dei propri figli e la sopravvivenza economica.

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