Mobilità 2026/2027: il CNDDU chiede equità e rispetto
Le criticità del vincolo triennale e le richieste del CNDDU sulla Mobilità 2026/2027 per tutelare i diritti dei docenti
La Mobilità 2026/2027 presenta criticità legate al vincolo triennale. Il CNDDU segnala gravi problemi di equità e dignità professionale, chiedendo revisioni urgenti per i docenti.
Mobilità 2026/2027, vincolo triennale e diritti dimenticati: il CNDDU chiede equità, proporzionalità e rispetto della dignità professionale
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ha ricevuto nelle ultime settimane numerose segnalazioni da parte di docenti di ruolo in merito alle criticità connesse alla mobilità per l’a.s. 2026/2027 e all’applicazione del vincolo triennale previsto dal CCNI sulla mobilità.
Le testimonianze giunte al CNDDU restituiscono un quadro che non può essere liquidato come mera questione contrattuale o tecnica: qui sono in gioco la dignità della persona, il principio di non discriminazione e il diritto a una vita professionale compatibile con la salute psicofisica.
Tra le deroghe previste dal contratto mobilità è contemplata la possibilità di presentare domanda per ricongiungimento al genitore ultra 65enne, anche in assenza di patologie. Tale previsione, condivisibile nella sua ratio solidaristica, apre tuttavia a una evidente questione di equità: perché un docente che abbia già compiuto 65 anni, privo di genitori in vita e sottoposto al medesimo vincolo triennale, non può accedere ad analoga deroga?
Il CNDDU ritiene che questa asimmetria normativa sollevi un serio problema di coerenza rispetto all’articolo 3 della Costituzione, che impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli che limitano l’uguaglianza sostanziale dei cittadini. Se l’età anagrafica del genitore è elemento sufficiente per legittimare una deroga, non si comprende per quale motivo l’età del docente – e le connesse esigenze personali – venga ignorata.
La tutela delle relazioni familiari non può tradursi in una gerarchia di diritti fondata su condizioni casuali (avere o non avere genitori in vita), generando disparità tra lavoratori che si trovano in condizioni anagrafiche analoghe.
Ancora più preoccupante è il quadro delineato da docenti che vivono il vincolo triennale come una misura sproporzionata rispetto alle finalità di continuità didattica.
Tra le segnalazioni ricevute vi è quella di un docente di scuola secondaria di I grado, assunto nell’a.s. 2023/2024 su AB56 (chitarra), costretto a percorrere quotidianamente tre ore di automobile per raggiungere la sede di servizio, non potendo accedere ad alcuna deroga per mancanza dei requisiti familiari richiesti. Il docente descrive una condizione di progressivo logoramento psicofisico, di sospensione della propria vita personale e di percezione del lavoro come “pena” anziché come realizzazione professionale.
Il CNDDU non può ignorare il linguaggio utilizzato nelle comunicazioni ricevute: “mi sento distrutto”, “mi sembra di essere in prigione”, “soffocare”. Quando un insegnante arriva a valutare l’aspettativa non per scelta ma per necessità di sopravvivenza emotiva, il problema non è individuale: è sistemico.
La scuola è presidio di diritti e luogo di educazione alla cittadinanza. Non può, al suo interno, produrre meccanismi che rischiano di comprimere eccessivamente diritti fondamentali quali:
il diritto alla salute (art. 32 Cost.),
il diritto al lavoro in condizioni dignitose (art. 36 Cost.),
il principio di ragionevolezza dell’azione amministrativa.
Il CNDDU riconosce l’esigenza di garantire continuità didattica e stabilità agli organici. Tuttavia, tali obiettivi devono essere perseguiti nel rispetto del principio di proporzionalità, evitando che il vincolo triennale si trasformi, in concreto, in una misura afflittiva.
Alla luce delle segnalazioni pervenute, il CNDDU chiede:
Una revisione delle deroghe previste dal CCNI mobilità, affinché siano coerenti con il principio di uguaglianza sostanziale e non producano discriminazioni indirette.
L’introduzione di criteri più ampi di valutazione delle condizioni personali, inclusi fattori anagrafici del docente e comprovate situazioni di disagio documentato.
L’apertura di un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali e con il Ministero dell’Istruzione e del Merito per una riflessione complessiva sull’impatto del vincolo triennale.
Un monitoraggio nazionale sugli effetti psicologici e sociali delle attuali regole di mobilità.
La qualità della scuola italiana non si misura solo attraverso gli esiti degli studenti, ma anche attraverso la qualità della vita professionale di chi la scuola la rende possibile ogni giorno.
Il CNDDU ribadisce la propria disponibilità ad accogliere ulteriori segnalazioni e a promuovere iniziative istituzionali volte a garantire un equilibrio tra esigenze organizzative e diritti fondamentali della persona.
La tutela dei diritti civili non è un principio astratto: è una responsabilità concreta che deve attraversare anche le politiche del personale scolastico.
prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU