Mobilità intercompartimentale nel nuovo CCNL: le nuove richieste del Gruppo MID
Il Gruppo MID richiede l'inserimento della mobilità intercompartimentale nel nuovo CCNL per garantire parità tra docenti e dipendenti pubblici.
L'attuale dibattito sul rinnovo contrattuale pone al centro la mobilità intercompartimentale come strumento di equità. Il Gruppo MID sottolinea la necessità di superare il divario professionale rispetto ad altri comparti, garantendo al personale scolastico un riconoscimento giuridico paritario e trasparente.
La mobilità intercompartimentale venga inserita nel nuovo CNNL; i docenti non sono dipendenti pubblici di serie B e dovrebbero avere gli stessi diritti degli altri lavoratori della PA.
I sindacati guardino al pensiero illuminato e saggio di Anief e Uil, favorevoli all’apertura, e convergano insieme, al fine di superare la limitazione per tutto il personale scolastico.
Il Gruppo Mobilità intercompartimentale docenti, composto da oltre 11.250 insegnanti, guarda con attenzione allo sviluppo della fase contrattuale e al nuovo incontro con l’Aran, previsto il prossimo 12 maggio.
La mobilità intercompartimentale è per il MID la ricerca di un diritto negato, che si sviluppa in seguito a molteplici aspetti.
In primo luogo occorre ricordare che la carriera lavorativa è diventata più lunga e l’età pensionabile continua ad essere innalzata. Come può un docente ritrovarsi in classi numerose per lo più di minorenni, fino all’attuale prospettiva, per i nati negli anni Settanta, di rimanere in servizio fino a 70 anni? È uno strano e perfido gioco del destino, dove i numeri e il tempo sembrano congiurare verso l’insegnante.
In secondo luogo la professione docente è diventata più complessa: le nuove normative a partire dal 2012 l’hanno cambiata radicalmente, richiedendo maggiori energie e diverse competenze.
Di conseguenza hanno determinato un importante dispendio psico-fisico, che espone il docente, in maniera drammatica, al rischio burnout.
In terzo luogo molti docenti aspirano a cimentarsi in un altro contesto della PA, e proprio perché è stata protratta la vita lavorativa, ne sentono ancor di più l’esigenza: hanno lauree, master e talvolta dottorati: sono tra le categorie più formate del pubblico impiego. Lo spirito del decreto legislativo 165/2001, che rappresenta la mobilità intercompartimentale, rimanda alla specifica normativa la questione del personale scolastico, è vero. Tuttavia il decreto in questione guarda alla mobilità intercompartimentale come a un’occasione di crescita per la PA, attraverso la circolazione delle competenze tra comparti. Perché negare al personale della Scuola e alla stessa PA questa opportunità?
La norma principale che blocca la mobilità intercompartimentale, ossia la 311/2004, è ormai inattuale e smentita dallo Stato stesso, che a partire del 2019 ha assunto centinaia di migliaia di persone nel pubblico impiego.
In nome di che cosa quindi si continua a mantenere questo vincolo, se il blocco del turnover non esiste più? Una legge viene scritta dal legislatore in un momento storico particolare; ora il periodo è mutato ed è giusto che il legislatore ne prenda atto e intervenga. La 311/2004 non è un postulato: è fatta da persone, si attua e si rispetta finché è in vigore, certo, ma altre persone possono e devono cambiarla specie se odora di inconstituzionalità. Sono passati più di 20 anni da quella norma e oggi quel vincolo sembra penalizzare e accanirsi nei confronti del personale della Scuola, di fatto imprigionandolo nel suo contesto, relegandolo solo alla sua funzione, in maniera unica tra i dipendenti del pubblico impiego. E impendendo persino di transitare negli uffici del proprio Ministero, se non temporaneamente con comandi e distacchi!
Tra l’altro nel 2004 un dipendente pubblico andava in pensione a 57 anni; oggi non ne bastano 67!
Il MID si pone da tempo una domanda: può questa norma insistere rispetto all’art. 3 Cost che parla di uguaglianza formale e sostanziale, se non c’è più la ratio che l’ha determinata, ossia il blocco del turnover?
I sindacati possono segnalare questa esigenza, sentita da un significativo e crescente numero di insegnanti. E iniziare a dare un segnale dalla stesura del prossimo CCNL, prevedendola all’interno.
L’ha fatto da tempo Anief, che ha interpretato con una visione illuminata la problematica, promuovendo in tre occasioni degli emendamenti in Parlamento, l’anno scorso. L’ha fatto ufficialmente in maniera saggia la Uil Scuola Rua, lo scorso 11 marzo, che l’ha indicata tra le priorità di questo contratto. A loro va il nostro plauso e ringraziamento per l’interessamento alla questione.
Ma gli altri sindacati? Perché ignorano ancora questa richiesta?
L’ottenimento di tale diritto, da vent’anni negato, contribuirebbe a ridare dignità a un comparto che da troppo tempo guarda al resto della PA come un luogo di riconoscimento di maggiori diritti, come per esempio nel caso dei buoni pasto. In questo periodo infatti si parla di portarli da 7 a 10 euro; giustissimo, con l’inflazione che avanza. Vengono riconosciuti persino in smart working.
Anche in questo caso la domanda sorge spontanea: e il personale della Scuola? È di serie B? Pur essendo impegnato in sostanza tutta la giornata, perché non ha questo diritto?
Il MID auspica una convergenza su questi temi delle forze sindacali e continuerà il suo impegno per superare queste disparità rispetto al resto del pubblico impiego, che sembrano in forte contrasto non solo con l'art. 3 Costituzione, ma anche con la direttiva europea 2000/78/CE sulle pari opportunità.
Alla luce di tali considerazioni, pertanto, il gruppo Mobilità intercompartimentale docenti richiede già in prima battuta dal prossimo CCNL e da un prossimo intervento legislativo:
il passaggio verso altro ramo della P.A. per il personale scolastico;
la possibilità di accedere all’eventuale carenza di posti emergenti dagli uffici del MIM, quali dipendenti dello stesso Ministero, senza bandire un concorso esterno;
l’ottenimento dei buoni pasto;
il riconoscimento per tutta la categoria di professione usurante e l’ottenimento della pensione anticipata a 60 anni, senza penalizzazioni.
Il MID richiede inoltre:
la mobilità semplice annuale per i docenti di ruolo, come nel resto della PA, senza vincoli;
il ripristino della deroga dei 16 anni prevista l’anno scorso per la mobilità annuale in occasione della prossima assegnazione provvisoria;
lo stop alla burocratizzazione della Scuola;
adeguamenti degli stipendi a livello europeo.
Gruppo Mobilità intercompartimentale docenti