Mobilità scuola 2026/2027, crescono i posti vacanti per il personale educativo
La mobilità scuola 2026/2027 conferma l’aumento dei posti disponibili per il personale educativo: dopo trasferimenti e passaggi restano 621 disponibilità.
La mobilità scuola 2026/2027 del personale educativo si chiude con un dato rilevante: dopo le operazioni pubblicate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito il 4 giugno 2026, risultano ancora 621 posti vacanti. Il numero cresce rispetto all’anno precedente e riaccende il tema della precarietà, delle assunzioni limitate e della necessità di rafforzare gli organici di convitti, semiconvitti ed educandati. Gli interessati hanno ricevuto via e-mail l’esito della domanda presentata.
Mobilità scuola 2026/2027 e posti disponibili
Dopo la pubblicazione degli esiti relativi a trasferimenti, passaggi di cattedra e passaggi di ruolo, il quadro nazionale mostra una disponibilità complessiva di 621 posti per il personale educativo. Si tratta di un incremento di 64 posti rispetto al 2025/2026, quando le disponibilità erano 555. Il dato conferma una tendenza già evidente: le istituzioni educative continuano ad avere bisogno di educatori, organici più adeguati e procedure capaci di trasformare i posti vacanti in stabilizzazioni reali.
Assunzioni e precarietà del personale educativo
Il nodo principale riguarda il numero di assunzioni che sarà effettivamente autorizzato. Al momento non è noto quante nomine in ruolo saranno concesse dal MIM, d’intesa con il Ministero dell’Economia. L’esperienza recente lascia però prevedere numeri molto contenuti: per il 2025/2026 furono autorizzate solo 44 assunzioni su 555 posti, pari al 7,9%. Questo meccanismo alimenta precarietà, supplenze e continui vuoti di personale, con ricadute sull’organizzazione delle scuole e sulla qualità del servizio educativo.
Le richieste per superare le criticità
Alla luce dei nuovi dati sulla mobilità scuola 2026/2027, torna centrale la richiesta di un confronto con il Ministero. Le priorità riguardano un adeguamento del contingente degli educatori alle esigenze reali delle strutture educative e una revisione dei criteri di stabilizzazione, oggi legati soprattutto ai posti liberati dai pensionamenti. Restano inoltre aperti temi essenziali:
attivare percorsi abilitanti e concorsi specifici;
superare i limiti dell’articolo 20 del DPR 81/2009;
eliminare differenze ormai anacronistiche tra istitutori e istitutrici.