Napoli Est, scuola occupata dai genitori: bagni rotti e plesso nuovo ancora chiuso
Genitori in rivolta per lo stop alle lezioni causato dai servizi igienici guasti. Docenti scrivono al Governo: edificio nuovo mai aperto.
Una dura contestazione scuote Napoli Est, dove le madri presidiano l'istituto scolastico per denunciare l'interruzione della didattica dovuta ai bagni inagibili. Mentre l'edificio storico decade, la struttura adiacente, riqualificata con fondi Pnrr, rimane paradossalmente sbarrata da oltre un anno.
Protesta a Napoli Est: le madri presidiano l'istituto
La tensione che covava da settimane è sfociata in una clamorosa azione dimostrativa nel cuore della periferia partenopea. Un gruppo di genitori, esasperato dalla prolungata sospensione delle attività didattiche, ha deciso di occupare fisicamente i locali della scuola primaria, trascorrendo la notte all'interno della struttura. Il blocco delle lezioni, in atto dal 19 dicembre, è la diretta conseguenza di un grave guasto ai servizi igienici, una criticità infrastrutturale che la dirigenza scolastica aveva provveduto a segnalare agli organi competenti già nel mese di novembre. Le occupanti hanno ribadito con fermezza che tale gesto estremo nasce dall'esigenza di "tutelare i figli", sottolineando come l'istituzione scolastica rappresenti "la base di tutto" in un contesto territoriale complesso e spesso privo di alternative sociali.
Il paradosso del plesso ristrutturato con i fondi Pnrr
A rendere la situazione ancora più grottesca è la presenza, a pochi metri dal degrado, di una struttura scolastica gemella completamente rinnovata. Questo edificio, oggetto di importanti lavori di riqualificazione finanziati attraverso i fondi Pnrr, risulta pronto all'uso da oltre dodici mesi ma non è mai stato consegnato ufficialmente alla comunità. L'assessora all'Istruzione del Comune di Napoli, Maura Striano, è intervenuta sulla vicenda, confermando che, sebbene un primo intervento tecnico sia stato risolto, sono emerse nuove problematiche idrauliche. Tuttavia, l'amministrazione sta seriamente valutando l'ipotesi di concedere l'utilizzo temporaneo degli spazi ristrutturati per tamponare l'emergenza e garantire il diritto allo studio.
L'appello dei docenti al Ministro Giuseppe Valditara
Non solo le famiglie, ma anche il corpo docente ha deciso di mobilitarsi, elevando il livello della discussione attraverso una missiva indirizzata direttamente al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Nella lettera, gli insegnanti definiscono la loro comunicazione non come una mera segnalazione burocratica, bensì come un vero e proprio "appello pubblico". Il testo evidenzia con forza il ruolo cruciale svolto dalla scuola in aree a rischio, descrivendola come "l'unica presenza stabile dello Stato". Viene ricordato come, grazie all'impegno profuso negli ultimi tre anni, la comunità educante sia riuscita a raggiungere risultati straordinari, tra cui:
Il totale azzeramento della dispersione scolastica;
La creazione di un modello didattico realmente inclusivo;
L'integrazione efficace per gli studenti con disabilità.
Una programmazione fallimentare e il rischio abbandono
Secondo la ricostruzione offerta dagli insegnanti, il collasso delle infrastrutture sanitarie non può essere archiviato come un semplice imprevisto, ma rappresenta l'esito inevitabile di quella che definiscono una "programmazione fallimentare". La rabbia è alimentata dalla contraddizione visiva e sostanziale tra la retorica degli "investimenti storici" per l'edilizia scolastica e la realtà fattuale di un istituto che viene lasciato degradare all'ombra di un edificio nuovo fiammante e inutilizzato. La conclusione della lettera è un monito severo verso le istituzioni: il pericolo reale è che lo Stato finisca per abdicare al proprio ruolo proprio in quei territori dove la sua presenza dovrebbe essere più tangibile e rassicurante.