Niscemi: frana annunciata e diritto allo studio negato

Il CNDDU denuncia la mancata prevenzione a Niscemi: fondi inutilizzati, 1300 sfollati e scuole chiuse che violano il diritto allo studio.

A cura di Redazione Redazione
31 gennaio 2026 10:00
Niscemi: frana annunciata e diritto allo studio negato - Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani
Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani
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Il CNDDU interviene sulla grave situazione di Niscemi, dove una frana annunciata ha causato sfollati e la chiusura delle scuole. Non è solo un disastro ambientale, ma un'emergenza istituzionale che calpesta la prevenzione e il diritto all’istruzione delle future generazioni.

Niscemi: la frana annunciata, i diritti negati, la scuola interrotta. Solidarietà alla popolazione

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene nuovamente sul grave dissesto idrogeologico che sta colpendo Niscemi, alla luce delle ulteriori informazioni emerse sulla mancata attuazione degli interventi di prevenzione e sulle conseguenze sociali ed educative che l’emergenza sta producendo.

La frana che oggi costringe oltre 1.300 persone allo sfollamento non è un evento improvviso né imprevedibile. È l’esito di un rischio noto, documentato e finanziato, ma rimasto inattuato. La Regione Siciliana, già nel 2023, aveva formalmente riattivato un progetto da 14,5 milioni di euro per il consolidamento della frana e la sistemazione idraulica del torrente Benefizio, con fondi in larga parte già disponibili. Nonostante ciò, i lavori non sono mai partiti.

Questo dato segna un confine netto tra calamità naturale ed emergenza istituzionale. Quando la prevenzione è possibile ma non viene realizzata, il disastro non può essere archiviato come fatalità.

In questo contesto drammatico, emerge con forza una dimensione spesso relegata a effetto collaterale, ma che rappresenta invece uno degli indicatori più profondi della crisi: la scuola. A Niscemi diversi plessi scolastici sono stati chiusi perché situati in aree a rischio, lasciando centinaia di alunne e alunni senza la loro aula, costringendo dirigenti e docenti a soluzioni provvisorie, trasferimenti d’urgenza, riorganizzazioni che incidono sulla continuità didattica e sul benessere psicologico dei più piccoli.

La sospensione delle attività scolastiche non è un semplice disagio logistico. È una ferita educativa. La scuola rappresenta per bambini e ragazzi un luogo di stabilità, protezione, relazione e costruzione del senso civico. Quando una comunità perde la scuola, anche temporaneamente, perde un presidio fondamentale di diritti.

Come docenti di Diritti Umani, non possiamo ignorare che il diritto all’istruzione, sancito dalla Costituzione e dalle convenzioni internazionali, è inseparabile dal diritto alla sicurezza e alla prevenzione. Le scuole chiuse a Niscemi sono il segnale concreto di una pianificazione che non ha saputo – o voluto – mettere al centro la tutela dei più fragili. La protezione del territorio e la protezione della scuola devono procedere insieme: non esiste educazione ai diritti senza luoghi sicuri in cui esercitarla.

Colpisce che, mentre oggi si parla di indagini amministrative e di responsabilità passate, resti ancora senza risposta la domanda centrale: perché, a fronte di studi tecnici, atti ufficiali e fondi disponibili, la prevenzione è rimasta ferma? E perché a pagare il prezzo più alto sono ancora una volta le famiglie, gli studenti, il personale scolastico?

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani chiede che l’informativa al Parlamento annunciata per il 4 febbraio affronti non solo gli aspetti tecnici e amministrativi, ma riconosca apertamente che la mancata prevenzione costituisce una violazione dei diritti fondamentali, incluso quello all’istruzione. Chiede che la scuola venga inserita stabilmente nei piani di prevenzione, emergenza e ricostruzione, non come elemento accessorio, ma come infrastruttura essenziale della democrazia.

Niscemi dimostra che i disastri non iniziano quando la terra crolla, ma quando si sceglie di ignorare i segnali, di rinviare le decisioni, di considerare la prevenzione un costo anziché un dovere. Educare ai Diritti Umani significa anche denunciare queste omissioni e affermare che il futuro di una comunità passa dalla tutela del suo territorio e dalla protezione delle sue scuole.

Il Coordinamento esprime piena solidarietà alla popolazione di Niscemi, agli studenti, alle famiglie, ai docenti e a tutto il personale scolastico, ribadendo che prevenire è un diritto umano e che ignorarlo è una responsabilità che non può più essere rimandata.

prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU

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