Oltre le sanzioni: il CNDDU chiede un modello preventivo per la sicurezza scolastica
L'episodio di violenza all'Istituto Bernocchi riaccende l'urgenza di tutelare docenti e studenti garantendo una vera sicurezza scolastica.
I recenti eventi di Legnano pongono in primo piano la tutela degli insegnanti. Diventa fondamentale garantire una reale sicurezza scolastica attraverso misure organiche che proteggano la comunità educante, favorendo un ambiente di crescita e rispetto reciproco per il futuro.
Legnano, docente ferito durante una rissa scolastica: richiamata l’urgenza di una riflessione giuridica sulla sicurezza educativa e sulla tutela della comunità scolastica
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione in relazione ai fatti verificatisi presso l’Istituto Bernocchi di Legnano, dove un docente sessantenne è rimasto ferito nel tentativo di interrompere un episodio di violenza tra studenti minorenni all’interno dell’ambiente scolastico. Secondo le prime ricostruzioni, l’insegnante, intervenuto insieme ad altri colleghi per ripristinare condizioni di ordine e sicurezza, sarebbe stato colpito durante una fase particolarmente concitata della vicenda. Pur apprendendo con sollievo che le sue condizioni non destano particolare preoccupazione, il Coordinamento ritiene che l’accaduto imponga una riflessione di carattere più ampio, che travalica il singolo episodio di cronaca e investe principi fondamentali dell’ordinamento giuridico e della convivenza civile.
L’istituzione scolastica, infatti, non costituisce soltanto il luogo deputato alla trasmissione delle conoscenze, ma rappresenta uno spazio giuridicamente qualificato nel quale si realizza il diritto all’istruzione sancito dall’articolo 34 della Costituzione e nel quale trovano concreta attuazione i principi di uguaglianza sostanziale, tutela della persona e promozione della dignità umana previsti dagli articoli 2 e 3 della Carta costituzionale. La scuola è una comunità educante nella quale si intrecciano diritti, doveri, responsabilità e relazioni che lo Stato è chiamato a proteggere mediante adeguati strumenti normativi, organizzativi e culturali.
Alla luce di tale quadro, ogni episodio di violenza verificatosi all’interno di un contesto scolastico assume una rilevanza che non può essere ridotta a mera questione disciplinare. Esso investe direttamente il tema della sicurezza come bene giuridico primario e quale condizione imprescindibile per l’esercizio effettivo di altri diritti costituzionalmente garantiti. La sicurezza, infatti, non può essere interpretata esclusivamente nella sua dimensione materiale o custodiale, né può essere limitata all’adozione di misure di vigilanza o di contenimento fisico del rischio. Una lettura giuridicamente evoluta del concetto di sicurezza impone di considerarla quale presupposto essenziale per la tutela dell’integrità psicofisica della persona e per il pieno sviluppo della personalità individuale, secondo quanto previsto dall’articolo 32 della Costituzione.
L’ambiente scolastico deve configurarsi come luogo caratterizzato da condizioni di sicurezza integrata, intesa non soltanto come assenza di pericoli materiali, ma anche come garanzia di un clima relazionale improntato al rispetto reciproco, alla tutela della dignità personale e alla prevenzione di condotte lesive dell’incolumità fisica e morale di tutti i soggetti coinvolti. La sicurezza scolastica assume dunque una natura multidimensionale che comprende aspetti strutturali, organizzativi, psicologici, educativi e sociali.
Occorre inoltre evidenziare come il personale scolastico operi nell’esercizio di una funzione pubblica caratterizzata da specifici doveri di vigilanza e tutela nei confronti degli studenti. L’intervento posto in essere dal docente coinvolto appare riconducibile a quella funzione di protezione e salvaguardia che costituisce parte integrante della responsabilità educativa affidata agli insegnanti. Tuttavia, tale responsabilità non può tradursi in una forma di esposizione sistematica al rischio né in un implicito trasferimento sui docenti di compiti ulteriori rispetto a quelli propri della funzione educativa.
Negli ultimi anni si assiste con crescente frequenza a fenomeni di deterioramento delle relazioni interpersonali che trovano manifestazione anche all’interno delle istituzioni scolastiche. L’aumento di episodi di aggressività verbale e fisica, l’abbassamento delle soglie di tolleranza al conflitto e una più generale difficoltà nella gestione delle dinamiche relazionali sembrano delineare un quadro che richiede interventi strutturali e non meramente emergenziali. L’impulsività, la frammentazione dei modelli educativi e la progressiva perdita di autorevolezza delle figure di riferimento possono contribuire alla formazione di contesti nei quali il conflitto cessa di essere occasione di confronto e diviene invece espressione di una logica di sopraffazione.
In tale prospettiva appare necessario superare una concezione riduttiva della sicurezza scolastica fondata esclusivamente sull’inasprimento delle misure sanzionatorie o sul rafforzamento dei sistemi di controllo. L’ordinamento giuridico contemporaneo, anche attraverso i principi espressi dalle principali convenzioni internazionali in materia di diritti umani e di tutela dell’infanzia, orienta verso modelli preventivi fondati sulla costruzione di contesti inclusivi, sul rafforzamento della responsabilità condivisa e sulla promozione di competenze relazionali ed emotive.
La vera sicurezza, infatti, non nasce dalla sola presenza di regole o dalla previsione di sanzioni, ma dalla capacità di una comunità di interiorizzare il significato del limite, della responsabilità individuale e del rispetto della persona. Le norme giuridiche definiscono i confini della condotta lecita; l’educazione ai diritti umani ne costruisce invece la coscienza. Quando tali due dimensioni cessano di dialogare, il rischio è quello di generare cittadini che conoscono formalmente i propri diritti ma non percepiscono il valore etico e sociale dei propri doveri.
L’episodio di Legnano richiama pertanto la necessità di un’assunzione collettiva di responsabilità. La tutela della sicurezza scolastica costituisce un interesse pubblico primario e un dovere condiviso che coinvolge istituzioni, famiglie, comunità educanti e società civile. Ogni forma di violenza che si sviluppa all’interno della scuola produce infatti una lesione che travalica il danno individuale e incide sul patto educativo e sociale sul quale si fonda il principio stesso della convivenza democratica.
prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU