Pensione 2026: stop uscite flessibili, guida ai nuovi requisiti INPS
Il sistema previdenziale si indurisce cancellando Opzione Donna. Restano confermati i criteri Fornero per vecchiaia e anticipata e l'Ape Sociale.
Accedere alla pensione nel 2026 diventa un percorso a ostacoli. Con l'addio alle quote flessibili, il sistema previdenziale torna rigido: confermati i requisiti ordinari per vecchiaia e anticipata, mentre l'Ape Sociale resta l'unica ancora di salvezza per i fragili.
La stretta sulla pensione 2026: fine delle uscite flessibili
L'architettura del sistema pensionistico italiano subisce una profonda razionalizzazione, segnando un netto ritorno al rigore. L'epoca della flessibilità in uscita, che aveva caratterizzato il triennio precedente, si chiude ermeticamente con la cancellazione strutturale di misure come Quota 103 e la sostanziale dismissione di Opzione Donna. Per i lavoratori italiani, questo scenario implica la necessità di una ripianificazione finanziaria e lavorativa: non è più possibile contare su scivoli temporanei per anticipare la quiescenza. Il baricentro previdenziale torna a poggiare esclusivamente sui pilastri della Legge Fornero, rendendo l'uscita dal mondo del lavoro un traguardo raggiungibile quasi esclusivamente attraverso la maturazione piena dei requisiti ordinari. Chi aveva ipotizzato un pensionamento "scontato" dovrà confrontarsi con normative che non ammettono deroghe, fatta eccezione per situazioni di grave disagio socio-economico.
Pensione anticipata: contributi necessari e il meccanismo delle finestre
Per chi intende lasciare l'impiego indipendentemente dall'età anagrafica, la pensione anticipata ordinaria rimane la via maestra, sebbene richieda una carriera contributiva impeccabile. Nel 2026, la soglia di accesso resta cristallizzata: gli uomini dovranno vantare 42 anni e 10 mesi di contributi, mentre per le donne il requisito è fissato a 41 anni e 10 mesi.
Tuttavia, l'esperienza pratica insegna che maturare il diritto non coincide con l'incasso del primo assegno. Qui entra in gioco il meccanismo insidioso delle finestre mobili: una volta raggiunta l'anzianità contributiva richiesta, il lavoratore deve attendere un periodo di tre mesi prima della decorrenza effettiva del trattamento. Per i dipendenti del pubblico impiego, queste tempistiche possono dilatarsi ulteriormente, imponendo un periodo di lavoro "a vuoto" o di attesa senza stipendio né pensione che va calcolato con estrema precisione per non trovarsi scoperti economicamente.
I criteri per la vecchiaia e le tutele residue dell'Ape Sociale
Il canale di uscita più diffuso rimane la pensione di vecchiaia, accessibile al compimento dei 67 anni di età unitamente a un minimo di 20 anni di contributi. Fortunatamente, per il 2026 non sono previsti scatti legati alla speranza di vita, congelando di fatto l'età pensionabile. È fondamentale notare che, a differenza dell'anticipata, questa misura non prevede finestre mobili: la pensione decorre dal primo giorno del mese successivo al perfezionamento dei requisiti.
Parallelamente, mentre Opzione Donna esaurisce la sua funzione (rimanendo valida solo per chi ha cristallizzato il diritto entro il 2024), l'Ape Sociale sopravvive come unico ammortizzatore sociale. Prorogata fino al 31 dicembre 2026, questa indennità ponte si rivolge a caregiver, disoccupati, invalidi e addetti a mansioni gravose che abbiano compiuto 63 anni e 5 mesi. Non si tratta di una pensione vera e propria, ma di un sussidio di accompagnamento che richiede 30 o 36 anni di versamenti a seconda della categoria, confermandosi l'ultima spiaggia per chi si trova in condizioni di oggettiva difficoltà lavorativa.