Pensioni docenti, Anief rilancia il riconoscimento del lavoro gravoso
Le pensioni docenti tornano al centro del confronto: Anief chiede parità con militari e forze di polizia su età d’uscita, assegno e laurea.
Le pensioni docenti sono al centro di una nuova richiesta di Anief, che sollecita il Governo a riconoscere al personale scolastico un trattamento previdenziale più equo. Secondo il sindacato, insegnare comporta stress, responsabilità e un forte rischio di burnout, elementi che dovrebbero consentire l’uscita a 60 anni senza penalizzazioni economiche, come avviene per alcune categorie del comparto sicurezza e difesa.
Pensioni docenti e disparità nel pubblico impiego
Anief denuncia una differenza di trattamento tra dipendenti pubblici. Gli ufficiali militari possono lasciare il servizio a 60 anni senza riduzioni dell’assegno e con il riscatto gratuito della laurea, mentre i docenti devono attendere requisiti più alti. In assenza di interventi, secondo quanto richiamato dal sindacato, nel 2029 l’uscita potrebbe arrivare a 67 anni e mezzo. Per Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, la scuola svolge una funzione essenziale per il Paese e merita lo stesso riconoscimento riservato ad attività considerate gravose, rischiose o ad alta esposizione professionale.
Lavoro gravoso scuola e burnout
Il sindacato chiede che tutto il personale scolastico sia inserito tra le categorie con lavoro gravoso, anche in attesa di un pieno riconoscimento del burnout. La richiesta nasce dalla natura quotidiana del servizio in classe, che unisce carichi emotivi, gestione educativa, pressione burocratica e relazioni complesse con studenti e famiglie. Anief ricorda di aver raccolto oltre 116 mila firme a sostegno della proposta e di aver promosso iniziative con RSU, RLS e strutture territoriali per rendere stabile il tema nel dibattito pubblico.
Riscatto gratuito laurea e personale scolastico
Un altro punto critico riguarda il riscatto gratuito laurea. Le recenti indicazioni operative dell’Inps, secondo Anief, non includono i lavoratori della scuola, lasciando aperta una nuova frattura tra categorie del pubblico impiego. Per il sindacato, il percorso universitario richiesto per insegnare dovrebbe essere valorizzato, perché rappresenta un requisito professionale e non un semplice vantaggio individuale. La richiesta è chiara: pensionamento a 60 anni, nessuna penalizzazione, tutela dell’assegno e riconoscimento del ruolo sociale dei docenti.