Permessi per malattia del figlio: cosa cambia nella Legge di Bilancio 2026

La nuova Legge di Bilancio raddoppia i giorni e alza l'età per usufruire dei permessi per malattia del figlio. La misura per favorire la genitorialità.

04 gennaio 2026 14:00
Permessi per malattia del figlio: cosa cambia nella Legge di Bilancio 2026 - Malattia del figlio
Malattia del figlio
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La Legge di Bilancio 2026 introduce importanti cambiamenti per i genitori lavoratori. Aumentano i giorni e l'età limite per usufruire dei permessi per malattia del figlio, garantendo maggiore flessibilità nella gestione familiare e lavorativa quotidiana.

Cosa cambia con la Legge di Bilancio 2026

Il recente intervento legislativo modifica il Testo Unico sulla maternità e paternità, puntando a supportare in modo più concreto i nuclei familiari. Dal 1° gennaio, il limite per l'assistenza ai minori sale a dieci giorni annuali non retribuiti per ogni genitore, raddoppiando la precedente soglia di cinque giorni. Questa misura mira a favorire una migliore conciliazione tra gli impegni professionali e le esigenze di cura della prole.

Nuovi limiti di età per i permessi per malattia del figlio

L'agevolazione riguarda ora i figli di età compresa tra i 3 e i 14 anni, estendendo notevolmente la precedente soglia che si fermava agli otto anni. È importante sottolineare che, sebbene questi periodi di assenza non prevedano alcuna retribuzione in busta paga, restano pienamente validi ai fini del calcolo dell'anzianità di servizio del dipendente.

Ecco i punti chiave della nuova normativa:

  • I 10 giorni spettano alternativamente a madre e padre per ogni figlio;

  • Il diritto copre l'arco temporale dai 4 ai 14 anni compiuti;

  • Non è consentito il trasferimento dei giorni non goduti all'altro genitore.

Procedura di richiesta e diritti del lavoratore

L'accesso a questi permessi rappresenta un diritto soggettivo del lavoratore e non è sottoposto alla discrezionalità del datore di lavoro o del Dirigente Scolastico. Per usufruirne, è necessario presentare all'ufficio di competenza il certificato rilasciato da un medico specialista del Servizio Sanitario Nazionale. A questo va allegata una dichiarazione in cui si attesta che l'altro genitore non si trova, nello stesso momento, in astensione dal lavoro per il medesimo motivo.

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