Povertà educativa e mafia: Mucci (SGS) chiede presidi stabili
Mucci (SGS): occupare il territorio con personale stabile per combattere povertà educativa e criminalità, salvando i giovani dalla strada.
La lotta alla criminalità passa inevitabilmente per i banchi di scuola. Aldo Mucci analizza il legame profondo con la povertà educativa, chiedendo istituzioni presenti e scuole aperte per evitare che i giovani diventino manovalanza criminale. Un futuro diverso è possibile solo con l'istruzione.
Povertà educativa + mafia, Mucci: “Serve "occupare il territorio" con personale stabile per prevenire che i ragazzi finiscano "in mezzo alla strada"
“Ogni ragazzo che la scuola perde è una lampadina che si spegne nel futuro della nazione: non si illumina più nessuno.” dichiara Aldo Mucci, dirigente nazionale del Sindacato Generale Scuola (SGS).
Ho usato spesso questa frase nei miei interventi, articoli e interviste per denunciare la dispersione scolastica, l’abbandono, il disagio giovanile e le disuguaglianze educative, dichiara Mucci - che in aree svantaggiate raggiungono tassi altissimi. La povertà educativa mafiosa (o povertà educativa legata alla mafia/povertà mafiosa) è un concetto per descrivere l’intersezione tra povertà educativa (mancanza di accesso effettivo a istruzione di qualità, abbandono scolastico, bassi apprendimenti, deprivazione culturale) e l’influenza pervasiva della cultura e organizzazione mafiosa in certi territori, specialmente nel Sud Italia e in Sicilia. Non è solo “povertà educativa + mafia” come somma di problemi separati, ma un circolo vizioso in cui l’uno alimenta l’altro dichiara Mucci.
La dispersione scolastica alta, in quartieri o in zone rurali interne siciliane, crea vuoti che la criminalità organizzata riempie: ragazzi “persi” dalla scuola diventano manovalanza disponibile per estorsioni, spaccio, lavori in nero o “culturalmente accettati” in contesti mafiosi. La mentalità mafiosa si trasmette per osmosi familiare/sociale quando la scuola non è un presidio forte di alternativa: “fare presto i soldi”, omertà, disprezzo per lo studio (“la scuola non serve, tanto non cambia niente”), senso di fatalismo, sfiducia nelle istituzioni. In contesti di alta povertà educativa, l’abbandono scolastico si incrocia con traiettorie di devianza e criminalità organizzata. Serve educazione alla legalità come arma quotidiana: non solo commemorazioni o progetti sporadici, ma insistere su scuola come “antidoto” alle grinfie della malavita, con plessi aperti, insegnanti formati, supporto al disagio, contrasto al lavoro minorile mascherato. “La mafia non si combatte solo con le denunce o le marce, con le parole nei convegni, si combatte togliendole terreno, tenendo aperte le scuole.
Con il Ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara ce lo siamo detti, più volte. Il Ministro ha posizioni molto chiare e ripetute sul tema dell’educazione alla legalità e sul ruolo della scuola nella lotta alla mafia e alla criminalità organizzata. La lotta alla mafia inizia dalla scuola. Per lui la scuola è il luogo privilegiato per educare alla legalità, onorare le vittime (Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa e tutte le altre) e costruire una società che bandisca ogni forma di mafia, prepotenza e illegalità. Questa battaglia culturale parte proprio dai banchi di scuola, attraverso l’educazione quotidiana alla responsabilità individuale, al rispetto delle regole e ai valori costituzionali. Scuola come presidio attivo conclude il dirigente sindacale.