Reclutamento e mobilità docenti: l'appello del CNDDU
Il CNDDU chiede una revisione delle regole su reclutamento e mobilità docenti, a partire dai casi della classe di concorso A046.
Il tema del reclutamento e mobilità docenti torna al centro del dibattito scolastico. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani segnala forti squilibri nelle immissioni in ruolo autorizzate per l'anno scolastico 2026/2027, con effetti evidenti sulla classe di concorso A046 dedicata alle discipline giuridiche ed economiche. Il nodo, secondo l'associazione, non riguarda la legittimità delle procedure, ma la loro coerenza complessiva.
Reclutamento e mobilità docenti: due sistemi che non dialogano
Le assunzioni a tempo indeterminato seguono un percorso preciso. Poggiano sul D.Lgs. 297/1994, sul D.Lgs. 165/2001, sulla Legge 107/2015 e sui decreti ministeriali emanati ogni anno. I trasferimenti, invece, viaggiano su un binario diverso: il CCNI sulla mobilità, quello su utilizzazioni e assegnazioni provvisorie, più le ordinanze ministeriali collegate. Due impianti distinti, entrambi legittimi. Il problema nasce quando non si parlano. I posti liberi vengono assegnati ai nuovi assunti mentre chi è già di ruolo resta fermo, in attesa di un trasferimento che non arriva. È questa mancata armonizzazione a generare, secondo il CNDDU, gli effetti più difficili da spiegare al personale coinvolto.
Il caso della classe A046 nelle regioni del Sud
Nelle ultime settimane, in diverse regioni del Mezzogiorno, sono state registrate immissioni in ruolo sulla A046 con punteggi molto più bassi rispetto a quelli di docenti già assunti da anni. Molti di loro sono entrati in ruolo con la Legge 107/2015 e da oltre dieci anni lavorano lontano da casa. Una parte consistente supera i vent'anni di servizio effettivo e ha costruito una competenza specialistica nelle discipline giuridiche ed economiche. Nonostante questo, il trasferimento non arriva. Neppure l'assegnazione provvisoria viene concessa, anche quando le disponibilità esistono e vengono usate per le nuove assunzioni. A pesare sono anche i passaggi di ruolo e di cattedra: istituti pienamente legittimi, che però riducono ulteriormente lo spazio per chi ha investito l'intera carriera su una sola classe di concorso.
I principi costituzionali chiamati in causa
Per il Coordinamento la questione supera il piano sindacale e tocca le regole di fondo della Pubblica Amministrazione. I riferimenti richiamati sono chiari:
l'articolo 3 della Costituzione, che chiede un trattamento coerente per situazioni simili;
l'articolo 97, che vincola l'azione amministrativa a imparzialità e buon andamento;
gli articoli 1 e 2 del D.Lgs. 165/2001, che indicano efficacia, efficienza, economicità e valorizzazione delle risorse umane.
La domanda che ne deriva è semplice. Il sistema attuale gestisce in modo razionale le professionalità già presenti nella scuola? Oppure produce, pur nel rispetto formale delle norme, risultati poco ragionevoli? Il rischio segnalato è concreto: più opportunità di stabilizzazione territoriale per chi entra ora, lunghe attese per chi è già dentro da tempo.
L'appello al ministro Valditara e le richieste
L'associazione ha rivolto un appello formale al Ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, per aprire un confronto istituzionale rapido. La richiesta è una revisione organica della disciplina legislativa e contrattuale su assunzioni, trasferimenti, assegnazioni provvisorie e passaggi di ruolo. Il timore espresso è che il quadro attuale consolidi una disparità sostanziale tra docenti dello stesso ruolo, svuotando il peso dell'anzianità e della continuità professionale. Come sottolinea il presidente Romano Pesavento, serve un intervento capace di ricondurre il rapporto tra assunzioni e trasferimenti dentro «un quadro normativo capace di coniugare le esigenze organizzative dello Stato con la piena valorizzazione del merito, dell'esperienza professionale e del servizio reso alla scuola della Repubblica».
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