Responsabilità nelle scuole: tra legalità ed educazione

Analisi del CNDDU sulla responsabilità nelle scuole in merito a occupazioni e danni al patrimonio, tra sanzioni e partecipazione studentesca.

A cura di Redazione Redazione
15 aprile 2026 12:30
Responsabilità nelle scuole: tra legalità ed educazione - Romano Pesavento
Romano Pesavento
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Il CNDDU interviene sul tema della responsabilità nelle scuole, sottolineando la necessità di bilanciare il rispetto della legalità con la missione pedagogica. È fondamentale promuovere una cittadinanza attiva che tuteli il patrimonio scolastico come bene comune per tutti.

Intervento sul tema della responsabilità nelle scuole: tra legalità, educazione e partecipazione democratica

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, in relazione alle dichiarazioni rese dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, in data 13 aprile u.s., ritiene opportuno formulare alcune considerazioni di ordine giuridico-istituzionale in merito ai fenomeni di danneggiamento del patrimonio scolastico e alle occupazioni degli edifici destinati a pubblica istruzione.

Preliminarmente, si richiama il principio generale di responsabilità personale sancito dall’ordinamento giuridico, in forza del quale ogni condotta illecita, sia essa di natura disciplinare, civile o penale, comporta conseguenze proporzionate e conformi ai criteri di legalità, tipicità e colpevolezza. In tale prospettiva, il danneggiamento di beni pubblici, inclusi gli edifici scolastici, configura una lesione dell’interesse collettivo e, come tale, legittima l’attivazione dei procedimenti sanzionatori previsti dalla normativa vigente.

Tuttavia, il CNDDU evidenzia come l’esercizio del potere disciplinare in ambito scolastico debba necessariamente conformarsi ai principi costituzionali di proporzionalità, ragionevolezza e finalità educativa della sanzione, ai sensi della normativa di settore e dei regolamenti di istituto. La scuola, quale istituzione preordinata alla formazione integrale della persona, non può esaurire la propria funzione nell’irrogazione di misure afflittive, ma deve garantire percorsi di responsabilizzazione orientati alla rieducazione e al reinserimento nella comunità scolastica.

Con riferimento alle occupazioni degli edifici scolastici, si rileva che le stesse integrano, sotto il profilo giuridico, ipotesi di utilizzo non autorizzato di beni pubblici, potenzialmente riconducibili a fattispecie di illecito amministrativo o penale. Nondimeno, appare necessario operare una distinzione tra condotte connotate da dolo specifico di danneggiamento e manifestazioni collettive riconducibili all’esercizio, seppur improprio, di istanze partecipative e di espressione del dissenso.

In tale contesto, il CNDDU valuta positivamente l’indirizzo volto al rafforzamento degli strumenti di partecipazione studentesca, quali le consulte provinciali e gli spazi di autogestione previsti dai regolamenti scolastici, in quanto espressione del principio di democrazia scolastica e funzionali alla prevenzione di condotte conflittuali. Tali istituti, se effettivamente implementati, possono costituire sedi legittime di confronto e mediazione tra le diverse componenti della comunità educativa.

Si sottolinea, altresì, l’opportunità di affiancare alle sanzioni tradizionali strumenti di giustizia riparativa, coerenti con i principi dei diritti umani e con le più recenti evoluzioni del diritto educativo, al fine di promuovere nei discenti la consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni e il ripristino del rapporto fiduciario con l’istituzione scolastica.

Alla luce delle suesposte considerazioni, il CNDDU invita le istituzioni scolastiche e le autorità competenti a un’applicazione delle norme vigente che sia rigorosa ma al contempo conforme alla funzione educativa della scuola, nel rispetto dei diritti fondamentali degli studenti e del principio di legalità sostanziale.

prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU

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