Riforma del CUN: l'appello ai senatori per l'autonomia universitaria

Il dibattito al Senato sulla riforma del CUN accende lo scontro tra la rappresentanza democratica e la conservazione del potere baronale.

A cura di Redazione Redazione
20 luglio 2026 15:00
Riforma del CUN: l'appello ai senatori per l'autonomia universitaria - ANDU
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La discussione sulla riforma del CUN entra nel vivo al Senato. L'autonomia universitaria è al centro del dibattito politico, che vede contrapposte le forze parlamentari sul futuro della governance accademica e sulla gestione democratica degli atenei italiani.

‘RIFORMA’ DEL CUN: APPELLO AI SENATORI

Nel pomeriggio del 21 luglio 2026 la Commissione Cultura del Senato discuterà e voterà gli emendamenti al DDL 1890 sulla ‘riforma’ del CUN.

Ancora una volta si sta prospettando una convergenza trasversale per impedire che il Sistema nazionale venga rappresentato da un Organismo di autogoverno che difenda l’autonomia dell’Università da quei potentati che da decenni la tengono al guinzaglio attraverso la CRUI, l’ANVUR, il CUN, i rettori-sovrani assoluti, il precariato, la divisione in ruoli separati dei professori, il numero chiuso, la cooptazione personale, etc.

Questi stessi poteri ora stanno imponendo un CUN ancora frammentato in 14 aree per conservare il consolidato assetto di potere accademico micro-corporativo. Un CUN, cioè, che non può (non deve) essere quello che prevederebbe il DDL: «Il Consiglio universitario nazionale (CUN) è organo elettivo di rappresentanza del sistema universitario».

Chi non vuole un Organismo veramente autonomo, e veramente rappresentativo dell’intera comunità universitaria, si preoccupa anche di mantenere la ‘giustizia’ nelle mani dei rettori e della casta degli ordinari.

Infatti il DDL governativo conserva i Consigli di disciplina locali e il potere dei rettori, e PD-AVS, tramite i loro emendamenti, vogliono mantenere il potere dei rettori e prevedono un Consiglio di disciplina nazionale gestito dagli ordinari (Noi siamo noi e voi non siete un …). La composizione di questo ‘nuovo’ Consiglio nazionale è perfino più ‘oligarchica’ di quella prevista in tanti Statuti di Ateneo.

Si invitano TUTTI i Senatori a leggere/rileggere il documento qui di seguito riproposto e a non ‘attenersi’ ai dettati di chi da decenni sta smantellando l’Università statale

Documento del 12 luglio 2026:

AL SENATO LA ‘RIFORMA’ DEL CUN: PD E AVS PER IL CUN DELLE «AGGREGAZIONI DISCIPLINARI DELLE CORPORAZIONI E SOTTOCORPORAZIONI ACCADEMICHE» E PER LA ‘GIUSTIZIA’ DEGLI ORDINARI

M5S HA PRESENTATO LE RICHIESTE DELL’ANDU

L’8 luglio 2026 la Commissione Cultura del Senato ha cominciato l’esame degli emendamenti al DDL 1890 che ‘riforma’ il CUN (v. resoconto ed emendamenti). L’esame del provvedimento proseguirà il 14 luglio 2026.

1. La composizione del CUN di PD-AVS e quella del M5S

PD e AVS hanno recepito le ‘indicazioni’ di chi vuole conservare la gestione nazionale e locale dei propri settori disciplinari attraverso il mantenimento delle 14 aree, confermando così il CUN voluto dalla lobby trasversale accademico-confindustriale TreeLLLe e, conseguentemente, da tutti i partiti (emendamenti 1.4, 1.5 e 1.6) - v., in particolare, il punto 1. del documento Al Senato ancora il CUN delle corporazioni accademiche.

Il M5S, dopo l’incontro con l’ANDU del 30 giugno 2026, ha presentato la richiesta dell’ANDU di un Organismo nazionale che, per poteri e composizione (5 aree), rappresenti l’intera Comunità universitaria, uscendo dalla palude degli interessi meramente accademici (emendamento 1.1).

2. Il Consiglio di disciplina di PD-AVS e quello del M5S

PD e AVS vogliono ripristinare un Collegio disciplinare nazionale composto da 3 ordinari, 1 associato e 1 ricercatore, come previsto dalla Legge 18, prima della Legge cosiddetta Gelmini, cioè, di fatto, una assurda gestione della ‘giustizia’ da parte di un ‘tribunale degli ordinari’ (emendamenti 1.39, comma 1, e 1.01, comma 4).

E per non lasciare dubbi sulla loro concezione baronale della 'giustizia', PD e AVS vogliono mantenere l'esclusività dell'iniziativa disciplinare al rettore, che rimane l’unico docente non incolpabile (emendamenti 1.39, comma 2, e 1.0.1 comma 5).

Il M5S ha invece presentato la richiesta dell’ANDU di un Consiglio di disciplina nazionale composto da una rappresentanza paritetica delle categorie, prevedendo anche che l'iniziativa di un procedimento disciplinare sia attribuita a un apposito Organismo di ateneo (emendamento 1.0.2).

3. Un nuovo Organismo di autogoverno e una vera giustizia

La TreeLLLe, riferendosi al nascente CUN attuale, aveva scritto che «comunque lo si consideri, il CUN è la rappresentazione delle aggregazioni disciplinari e delle corporazioni e sottocorporazioni accademiche, secondo una logica verticale, neppure più rispondente all’intervenuta riorganizzazione dei saperi» (v. nota 1).

Questo CUN, tra l’altro, ha dato un potere immenso a chi si ritrova di fatto a ‘gestire’- separatamente – i propri Settori disciplinari. Un potere che peraltro deriva da una scarsa partecipazione alle elezioni, con quasi sempre candidati unici, frutto di preaccordi.

In alternativa a questo assetto di potere oligarchico, è indispensabile e urgente la costituzione di un nuovo Organismo di autogoverno del Sistema nazionale che, per compiti, composizione e gestione dei procedimenti disciplinari, rappresenti e difenda l’autonomia universitaria dai poteri forti interni ed esterni, contrastando il ruolo improprio e dannoso esercitato dalla CRUI.

= Nuovi poteri

Il nuovo Organismo di autogoverno del Sistema nazionale universitario deve svolgere il compito di coordinamento degli Atenei e deve avere ampi poteri di iniziativa, di proposta e di consultazione della comunità universitaria. I pareri di questo Organismo, inoltre, devono essere vincolanti per qualsiasi questione riguardante la didattica, la ricerca e lo stato giuridico del personale.

= Nuova composizione

Per costituire un nuovo Organismo che rappresenti democraticamente ed efficacemente l’intero Sistema nazionale universitario, occorre prevedere 5 aree numericamente ‘equilibrate’ (quindi non più le attuali 14 aree sub-accademiche) per ridurre la frammentazione corporativa e favorire una rappresentanza dell'intero sistema universitario, anziché dei singoli settori disciplinari. Ogni area dovrebbe esprimere con 5 rappresentanti, con un elettorato attivo e passivo unico per ordinari, associati e ricercatori a tempo indeterminato e a tempo determinato, con il limite di non più di due rappresentanti per fascia (nota 2).

Va inoltre prevista la presenza di 5 studenti1 precario1 dottorando1 specializzando3 del personale ATA.

Si potrebbe anche prevedere che l’Organismo nazionale si possa avvalere di Comitati dei gruppi disciplinari, con funzioni consultive e con parere vincolante su materie a loro assegnate.

= Vera giustizia

È anche necessario e urgente smantellare l’attuale assetto dell’amministrazione della ‘giustizia’ nell’Università.

Non è più tollerabile che l’iniziativa disciplinare sia in mano ai soli rettori, che peraltro sono gli unici a non potere essere sottoposti a un procedimento disciplinare. Il procedimento disciplinare deve poter essere attivato da un apposito Organismo indipendente, imparziale e che assicuri garanzie procedurali; un Organismo che, tra l’altro, possa ‘occuparsi’ anche del rettore.

Altrettanto importante è che a esprimersi sulle richieste di ‘punizione’ debba essere un unico Collegio disciplinare nazionale, che agisca sempre con la stessa composizione, senza distinguere gli interessati a un procedimento sulla base della fascia di appartenenza.

Il Collegio di disciplina nazionale deve essere composto in maniera paritetica, cioè in maniera totalmente diversa da quanto previsto prima della Legge cosiddetta Gelmini.

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