Il CNDDU sulla riforma della disabilità: serve chiarezza attuativa

Analisi critica sulla riforma della disabilità e il rischio di un arretramento dei diritti fondamentali nel contesto scolastico.

A cura di Redazione Redazione
28 aprile 2026 07:00
Il CNDDU sulla riforma della disabilità: serve chiarezza attuativa - Romano Pesavento
Romano Pesavento
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Il CNDDU analizza le criticità della riforma della disabilità introdotta dal D.Lgs. 62/2024. Nonostante i principi avanzati, l'assenza di decreti attuativi rischia di compromettere l'inclusione scolastica e la certezza dei diritti fondamentali per migliaia di studenti.

Riforma della disabilità: tra enunciazioni e realtà operative, il rischio di un arretramento silenzioso dei diritti

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene nel dibattito sviluppatosi intorno alla riforma della disabilità introdotta dal D.Lgs. 62/2024, rilevando la necessità di una riflessione più ampia e rigorosa che superi letture semplificate e restituisca centralità alla questione fondamentale: l’effettiva garanzia dei diritti delle persone con disabilità, in particolare nel contesto scolastico.

La riforma si inserisce in un quadro normativo e culturale che, anche in coerenza con la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, mira a superare una concezione meramente medico-legale della disabilità, orientandosi verso un modello bio-psico-sociale fondato sull’interazione tra persona e ambiente. Tale impostazione rappresenta, sul piano dei principi, un avanzamento significativo e condivisibile. Tuttavia, la distanza tra enunciazione normativa e concreta implementazione appare, allo stato, particolarmente marcata.

Il CNDDU evidenzia come l’architettura del decreto presenti un elevato grado di incompiutezza, in quanto numerosi snodi essenziali risultano demandati a provvedimenti attuativi non ancora adottati. Questa condizione incide direttamente sulla certezza del diritto, trasformando disposizioni formalmente vigenti in norme di difficile applicazione e, in alcuni casi, prive di immediata efficacia precettiva.

Particolarmente rilevante è il tema del procedimento di accertamento della disabilità, ricondotto a un modello unitario sotto la competenza dell’INPS. Tale scelta, pur rispondendo all’esigenza di semplificazione e uniformità, comporta una concentrazione funzionale che richiederebbe un contestuale rafforzamento strutturale e organizzativo dell’ente. In assenza di adeguate risorse, il rischio concreto è quello di determinare un rallentamento delle procedure, con effetti diretti sull’accesso alle prestazioni e sulla tempestività delle tutele.

Nel settore scolastico, le criticità assumono una particolare rilevanza. Il passaggio da un sistema fondato su categorie giuridiche definite a un modello basato sulla valutazione del funzionamento e sull’intensità dei sostegni implica una ridefinizione profonda dei criteri di assegnazione delle risorse. Tuttavia, la mancata individuazione dei parametri applicativi — inclusi i riferimenti ai codici ICF per l’ambito dell’apprendimento e i criteri per la graduazione del sostegno — genera una situazione di incertezza che rischia di tradursi in una maggiore discrezionalità amministrativa.

In tale contesto, la discrezionalità non può essere considerata un elemento neutro. In presenza di vincoli di bilancio e di risorse limitate, essa tende inevitabilmente a incidere sull’effettiva quantità e qualità delle prestazioni erogate, con possibili effetti differenziati sul territorio nazionale. Ne deriva una potenziale compromissione del principio di uguaglianza sostanziale, che costituisce uno dei fondamenti dell’ordinamento costituzionale.

Il CNDDU richiama inoltre l’attenzione sulla necessità di evitare una rappresentazione della riforma come già pienamente operativa. La descrizione di un sistema che, nei suoi elementi essenziali, non risulta ancora definito rischia di produrre una distorsione percettiva, allontanando il dibattito pubblico dalla concreta realtà applicativa. Tale scollamento tra dimensione teorica e pratica incide negativamente sulla capacità delle istituzioni e delle comunità educanti di affrontare in modo consapevole le trasformazioni in atto.

L’inclusione scolastica italiana rappresenta una delle esperienze più avanzate a livello internazionale, frutto di un lungo percorso normativo e culturale che ha trovato nella Legge 104/1992 uno dei suoi pilastri fondamentali. La sua tenuta nel tempo è stata garantita non solo dalla legislazione, ma dall’impegno quotidiano di docenti, famiglie e operatori, che hanno reso effettivi principi altrimenti destinati a rimanere astratti.

In questo scenario, ogni intervento riformatore deve essere valutato alla luce della sua capacità di rafforzare, e non indebolire, il sistema delle garanzie. Una riforma che introduca elementi di incertezza, che amplifichi la discrezionalità senza adeguati contrappesi normativi, o che non assicuri la tempestiva definizione degli strumenti attuativi, rischia di produrre effetti regressivi, anche in presenza di finalità dichiaratamente avanzate.

Alla luce di tali considerazioni, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ribadisce la necessità di un intervento tempestivo volto a completare il quadro attuativo della riforma, assicurando la definizione di criteri chiari, uniformi e verificabili, nonché un adeguato investimento nelle strutture chiamate a garantire l’effettività delle tutele.

I diritti delle persone con disabilità non possono essere subordinati a una fase di transizione indefinita né affidati a margini eccessivi di discrezionalità. Essi richiedono certezze normative, strumenti operativi adeguati e una responsabilità istituzionale pienamente assunta.

Il CNDDU continuerà a monitorare con attenzione l’evoluzione della riforma, nella consapevolezza che l’inclusione non rappresenta un obbligo giuridico vincolante, che lo Stato è chiamato a garantire in modo uniforme e non differibile.

prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU

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