Riforma Istituti Tecnici 2026/27: novità scuola-lavoro e rebus cattedre

Il decreto attuativo ridisegna i percorsi dal 2026: anticipo dell'alternanza al biennio e incognite su organici e ore di italiano.

13 febbraio 2026 11:00
Riforma Istituti Tecnici 2026/27: novità scuola-lavoro e rebus cattedre - Riforma degli istituti tecnici
Riforma degli istituti tecnici
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Al via il confronto al Ministero sulla Riforma Istituti Tecnici. Le nuove disposizioni, attive dall'anno scolastico 2026/2027, rivoluzionano l'assetto ordinamentale e anticipano il contatto col mondo del lavoro, ma resta il nodo irrisolto delle classi di concorso e dei quadri orari.

Il nuovo volto della Riforma Istituti Tecnici: settori e tempistiche

Si è concluso il primo tavolo tecnico di informativa tra il Ministero dell'Istruzione e le organizzazioni sindacali, un passaggio cruciale per definire i contorni del decreto attuativo legato al PNRR (D.L. 144/2022). Al centro del dibattito c'è la revisione profonda dell'istruzione tecnica, le cui nuove disposizioni entreranno in vigore ufficialmente a partire dalle classi prime dell'anno scolastico 2026/2027. Non si tratta di un semplice restyling, ma di una ridefinizione strutturale che divide l'offerta formativa in due macro-aree: il Settore Economico e il Settore Tecnologico-Ambientale.

Nel dettaglio, il documento ministeriale delinea una frammentazione specialistica degli indirizzi. Il comparto economico manterrà i pilastri di Amministrazione, Finanza e Marketing (AFM) e Turismo, ma con una declinazione più marcata verso i sistemi informativi aziendali. Ben più articolato appare il settore tecnologico, che spazia dalla Meccanica e meccatronica fino alla Chimica e biotecnologie, passando per il Sistema Moda e la filiera dell'Agraria. Una novità sostanziale riguarda l'autonomia scolastica: gli istituti potranno plasmare l'offerta formativa in base alle esigenze del territorio, aderendo ai nuovi Patti educativi 4.0 in sinergia con ITS Academy, università e tessuto produttivo. Inoltre, per la prima volta, i CPIA (Centri Provinciali per l'Istruzione degli Adulti) saranno abilitati ad erogare percorsi tecnici, ampliando la platea dei beneficiari.

Didattica innovativa e anticipo della formazione scuola-lavoro

L'aspetto pedagogico della Riforma Istituti Tecnici introduce cambiamenti radicali nella gestione del tempo scuola. Il Ministero punta tutto sul potenziamento delle discipline STEM e sull'internazionalizzazione: diventerà obbligatorio, nel triennio finale, l'insegnamento di una disciplina tecnica in lingua inglese tramite metodologia CLIL. Tuttavia, il vero cambio di paradigma risiede nell'anticipo della formazione scuola-lavoro.

A differenza del passato, l'interazione con le imprese non sarà più prerogativa esclusiva del triennio conclusivo. Il decreto prevede l'introduzione di moduli formativi orientati al lavoro già a partire dal secondo anno. Questa flessibilità, che nel quinto anno potrà coprire fino al 30% del monte ore, mira a ridurre il mismatch tra competenze scolastiche e richieste del mercato. Tuttavia, come spesso accade nelle riforme calate dall'alto, l'operatività rischia di scontrarsi con la rigidità delle strutture scolastiche attuali, richiedendo ai Collegi dei Docenti uno sforzo progettuale senza precedenti in attesa delle Linee Guida definitive.

Le criticità sindacali: il nodo delle classi di concorso

Nonostante le intenzioni modernizzatrici, il confronto con le parti sociali ha fatto emergere preoccupazioni tangibili. I sindacati, in particolare FLC CGIL e Anief, hanno sollevato dubbi pesanti sulla gestione degli organici. Il punto più critico, rimandato a un secondo incontro specifico, riguarda l'abbinamento tra le nuove discipline e le attuali classi di concorso. Senza questa chiarezza, è impossibile prevedere l'impatto sulla mobilità dei docenti e sulla stabilità delle cattedre.

L'Anief ha lanciato l'allarme sul rischio di frammentazione delle cattedre (le cosiddette "cattedre spezzatino") derivante dall'eccessiva flessibilità oraria, che nel quinto anno potrebbe superare le 200 ore. Ancora più netta la posizione della FLC CGIL, che evidenzia una problematica didattica: la bozza del decreto lascerebbe intravedere una contrazione delle ore di Italiano nelle classi quinte, un sacrificio ritenuto inaccettabile pur di far spazio alle nuove attività professionalizzanti. Resta dunque da capire come il Ministero intenda bilanciare l'innovazione tecnica con la necessaria formazione umanistica e linguistica di base.

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