Riforma istituti tecnici: Gilda denuncia criticità e assenza di fondi
Il sindacato evidenzia i rischi del nuovo modello scolastico al via da settembre: tagli ai programmi scientifici e problemi di organico.
Con l'avvio del prossimo anno scolastico debutterà la riforma istituti tecnici, un cambiamento strutturale che sta sollevando forti perplessità. La Gilda degli Insegnanti segnala gravi lacune nel decreto ministeriale, puntando l'indice contro la revisione dei quadri orari e la mancanza di coperture finanziarie.
Dubbi sulla didattica: a rischio il rigore delle materie scientifiche
L'analisi del provvedimento ministeriale, che dovrebbe ridisegnare il volto dell'istruzione tecnica a partire dal primo settembre, evidenzia una trasformazione radicale dei profili in uscita e dei risultati di apprendimento. Il punto focale della contestazione mossa dal sindacato riguarda l'architettura stessa dei percorsi di studio nel primo biennio. Una delle novità più contestate è la creazione di un macro-ambito denominato Scienze sperimentali, che di fatto accorpa le diverse discipline scientifiche tradizionali.
Secondo la Gilda degli Insegnanti, questa fusione non rappresenta una semplice riorganizzazione formale, ma rischia di erodere le fondamenta metodologiche dell'insegnamento. La preoccupazione è che, venendo meno la distinzione netta tra le materie, si perda il linguaggio specifico e l'approfondimento necessario che caratterizzano le scienze dure. In un contesto scolastico già messo a dura prova dalle recenti evoluzioni normative, l'abbandono della specificità disciplinare potrebbe tradursi in un impoverimento delle competenze tecniche fornite agli studenti, minando l'obiettivo stesso di formare figure altamente specializzate.
Riforma istituti tecnici: il nodo delle risorse e della formazione
Oltre alle questioni prettamente pedagogiche, emergono ostacoli di natura logistica ed economica che potrebbero paralizzare l'attività scolastica. Vito Carlo Castellana, coordinatore nazionale della Gilda, ha espresso "forti preoccupazioni organizzative" legate all'insostenibilità del modello proposto senza adeguati investimenti. Il cuore del problema risiede nella discrepanza tra le ambizioni del Ministero dell'Istruzione e le risorse effettivamente stanziate.
La riforma prevede, ad esempio, periodi di osservazione in azienda per i docenti delle discipline di indirizzo, un'iniziativa volta a rafforzare il legame tra scuola e lavoro. Tuttavia, non è stato previsto alcun budget per coprire le sostituzioni dei professori assenti per aggiornamento. Questo vuoto normativo scarica la responsabilità direttamente sulle singole istituzioni scolastiche e sui colleghi rimasti in servizio, che dovranno farsi carico delle ore scoperte, creando un cortocircuito organizzativo che rischia di danneggiare la continuità didattica per gli alunni. Inoltre, manca totalmente la copertura per una formazione retribuita del personale, elemento essenziale per attuare qualsiasi cambiamento di tale portata.
Incertezza per le famiglie e confusione sui nuovi quadri orari
L'ultimo aspetto critico riguarda la comunicazione e la trasparenza verso l'utenza. Le famiglie che si apprestano a iscrivere i propri figli si trovano di fronte a un quadro normativo ancora nebuloso riguardo ai percorsi che verranno effettivamente attivati dai singoli istituti. La revisione dei quadri orari, imposta dal DM, non è stata accompagnata da una campagna informativa sufficientemente chiara, lasciando genitori e studenti nell'incertezza su quali saranno le reali offerte formative disponibili.
La fretta attuativa, combinata con la complessità delle modifiche ai piani di studio, sta generando un clima di disorientamento che rischia di compromettere le iscrizioni e la fiducia nel sistema dell'istruzione tecnica. Senza correttivi immediati che garantiscano risorse certe e chiarezza progettuale, l'applicazione della riforma potrebbe trasformarsi in un percorso a ostacoli per dirigenti, docenti e studenti.