Riforma reclutamento università: c'è il sì della Camera
La riforma reclutamento università è legge: addio all'Asn, spazio a nuovi requisiti scientifici e alla prova didattica in aula.
La riforma reclutamento università è ormai realtà. L'Aula di Montecitorio ha approvato in via definitiva il disegno di legge che ridisegna l'ingresso nelle carriere accademiche, con 122 voti a favore, 70 contrari e 3 astenuti. Il testo aveva già superato l'esame del Senato lo scorso dicembre e adesso diventa legge dello Stato, modificando la storica legge 240 del 2010.
Cosa prevede la riforma reclutamento università
La novità più forte della riforma reclutamento università riguarda l'accesso ai ruoli di professore. Le nuove regole archiviano l'Abilitazione Scientifica Nazionale, l'Asn, che finora funzionava da filtro preventivo. D'ora in poi i candidati non aspetteranno più l'esito di un'abilitazione nazionale. Certificheranno i propri titoli con una dichiarazione sostitutiva da inviare online. L'ingresso tra i docenti di prima e seconda fascia dipenderà dal possesso di requisiti precisi di produttività e qualificazione scientifica. I parametri per ogni area disciplinare arriveranno con un futuro decreto ministeriale, che valuterà l'attività di ricerca, i progetti finanziati e il numero di pubblicazioni.
Come cambiano concorsi e commissioni
Il testo rivede in profondità anche le modalità di selezione. I nuovi concorsi universitari chiederanno ai candidati una prova didattica su un tema estratto sul momento, insieme alla discussione pubblica delle proprie ricerche scientifiche. Cambia anche la composizione delle commissioni giudicatrici, che seguiranno il sorteggio. Le regole principali sono queste:
le commissioni saranno formate da cinque membri complessivi;
quattro commissari esterni verranno sorteggiati dalle liste curate dal Ministero;
un solo componente sarà scelto direttamente dall'ateneo che bandisce il posto.
Regime transitorio e mobilità dei docenti
La legge tutela chi ha già superato le selezioni negli anni scorsi. Chi possiede l'abilitazione scientifica nazionale resta idoneo per le nuove procedure fino alla naturale scadenza del titolo, senza perdere alcun diritto acquisito. Arriva poi una novità sulla mobilità del personale già in cattedra. Professori e ricercatori a tempo indeterminato, in servizio da almeno cinque anni, potranno chiedere il trasferimento in un altro ateneo. Il passaggio richiederà però il doppio assenso delle due università coinvolte e il rispetto degli equilibri economico-finanziari dell'ente che accoglie il docente.
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