Ritardi scolastici: tra vigilanza e ruolo educativo

Il CNDDU invita a superare la visione burocratica dei ritardi scolastici per favorire la crescita civile e sociale degli studenti.

A cura di Redazione Redazione
12 maggio 2026 16:30
Ritardi scolastici: tra vigilanza e ruolo educativo - Romano Pesavento
Romano Pesavento
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La gestione dei ritardi scolastici non può ridursi a un semplice dato numerico. È necessario un approccio di corresponsabilità educativa che veda la scuola come luogo di ascolto e crescita, superando i meri obblighi di vigilanza per intercettare il disagio dei ragazzi.

Ritardi scolastici, vigilanza e corresponsabilità educativa: il CNDDU richiama la scuola a una lettura non meramente burocratica del problema

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene necessario aprire una riflessione ampia e culturalmente matura sul tema dei ritardi scolastici, alla luce del recente dibattito pubblico relativo all’obbligo di annotare sul registro elettronico ogni ingresso posticipato degli studenti.

Il chiarimento giuridico secondo cui la responsabilità della scuola decorre dal momento dell’ingresso fisico dello studente nell’edificio scolastico rappresenta certamente un elemento importante sul piano amministrativo e della tutela legale del personale docente. Tuttavia, ridurre la questione dei ritardi a un semplice adempimento formale rischia di impoverire il significato educativo della scuola e di trasformare il registro elettronico in un mero strumento difensivo.

La scuola della Costituzione non può limitarsi a certificare presenze, assenze o minuti di ritardo: essa è chiamata innanzitutto a interpretare i segnali del disagio giovanile, a promuovere il senso di responsabilità e a costruire un’alleanza educativa autentica con le famiglie.

I ritardi sistematici, infatti, non rappresentano soltanto una questione organizzativa. Spesso costituiscono il sintomo di fragilità più profonde: difficoltà familiari, disagio psicologico, demotivazione, isolamento sociale, disturbi del sonno legati all’iperconnessione digitale, forme di dispersione scolastica implicita sempre più diffuse tra gli adolescenti.

Il CNDDU sottolinea pertanto come ogni annotazione sul registro debba essere accompagnata da un’attenta osservazione pedagogica e relazionale. Registrare un ritardo è corretto e doveroso; fermarsi all’annotazione significa però rinunciare alla funzione educativa della scuola.

Occorre evitare che il lessico della responsabilità giuridica finisca per oscurare quello della corresponsabilità educativa. La comunità scolastica deve restare uno spazio di accoglienza, ascolto e prevenzione, nel quale il docente non sia percepito esclusivamente come garante della vigilanza, ma anche come figura adulta capace di leggere i bisogni degli studenti.

Il CNDDU invita pertanto le istituzioni scolastiche a rafforzare, nei propri regolamenti interni, non solo gli aspetti procedurali relativi agli ingressi in ritardo, ma anche strumenti di monitoraggio educativo, sportelli di ascolto, percorsi di educazione alla cittadinanza responsabile e momenti di confronto strutturato con le famiglie.

In una stagione storica segnata da crescenti fragilità relazionali e sociali, la puntualità non può essere considerata esclusivamente una regola da far rispettare, ma un valore civico da costruire attraverso il dialogo, l’esempio e la consapevolezza.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ribadisce infine che il diritto all’istruzione e il diritto alla tutela della persona devono procedere insieme: sicurezza, responsabilità e dimensione educativa non sono principi alternativi, ma parti integranti della stessa missione costituzionale della scuola italiana.

prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU

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