Salario reale docenti: il CNDDU chiede una nuova politica dei redditi per la scuola

Il CNDDU propone una nuova politica dei redditi centrata sul salario reale docenti e sulle differenze di costo della vita.

24 luglio 2026 19:30
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Il dibattito sugli stipendi della scuola cambia prospettiva. Il CNDDU chiede di spostare l'attenzione dal salario nominale al salario reale docenti, cioè al potere d'acquisto effettivo delle retribuzioni. Tra inflazione, affitti e differenze territoriali, la stessa cifra in busta paga garantisce condizioni di vita molto diverse da una regione all'altra. Da qui la proposta di una nuova politica dei redditi per il personale della scuola.

Salario reale docenti, il nodo che pesa davvero

Il potere d'acquisto conta più della cifra scritta in busta paga. Il CNDDU parte da qui: il salario reale misura quanto lo stipendio compra davvero, tra inflazione, affitti e servizi essenziali. Negli ultimi anni gli aumenti nominali non hanno tenuto il passo con il costo della vita. Il risultato è un'erosione lenta ma costante del reddito disponibile, che colpisce soprattutto il lavoro dipendente e il pubblico impiego. Ragionare solo sulle cifre lorde, quindi, racconta appena metà della storia.

Stipendio uguale, vita quotidiana diversa

Il contratto collettivo nazionale fissa una retribuzione identica in tutta Italia. Il costo della vita, però, lo decidono i mercati locali. Un affitto in una grande città del Nord non ha nulla a che vedere con lo stesso affitto in un centro del Mezzogiorno. Nasce così un'asimmetria evidente: stipendio uguale, benessere economico molto diverso. Per il CNDDU è questo il punto debole del sistema attuale, perché la retribuzione non tiene conto della geografia economica del Paese. Le aree più care diventano meno attrattive e la scuola fatica a trattenere professionalità qualificate.

I costi nascosti della mobilità territoriale

Migliaia di docenti di ruolo lavorano lontano dalla provincia di residenza. Per molti non è una scelta, ma una condizione che dura quindici o vent'anni. La doppia residenza pesa: canone di locazione, viaggi periodici, spese quotidiane raddoppiate. Il conto lo paga quasi solo il lavoratore, mentre il vantaggio organizzativo resta al sistema pubblico. Il coordinamento parla di perdita di efficienza: risorse bruciate senza beneficio collettivo. La distanza tra stipendio sulla carta e reddito che resta in tasca si allarga anno dopo anno.

Le proposte del CNDDU sul salario reale docenti

Il coordinamento presieduto da Romano Pesavento avanza richieste concrete al Ministero dell'Istruzione e del Merito, con il contributo di ISTAT, MEF e ARAN:

  • un Rapporto annuale al Parlamento sul potere d'acquisto della funzione docente;

  • un Indice che incroci retribuzioni, inflazione, affitti e costi di spostamento;

  • un Fondo nazionale per la mobilità professionale del personale insegnante;

  • una programmazione pluriennale degli organici basata su pensionamenti e fabbisogni territoriali.

Non si tratta di sola spesa in più, ma di strumenti per rendere la professione più attrattiva e il sistema più efficiente.

Assegnazioni provvisorie, la finestra di agosto

Dal 24 luglio al 23 agosto si svolgono le procedure di assegnazione provvisoria. Per molti insegnanti non è un semplice passaggio burocratico: è la possibilità di tornare vicino alla famiglia, almeno per un anno scolastico. Il CNDDU riconosce pieno valore alle precedenze previste dalla legge 104 del 1992. Il problema, spiega il coordinamento, sta negli organici limitati e nella mancanza di strumenti che concilino diritto all'assistenza e diritto all'unità familiare. La Costituzione, all'articolo 36, parla di una retribuzione capace di assicurare «un'esistenza libera e dignitosa».

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