Sanzione disciplinare al docente illegittima: una sentenza fa chiarezza sul 'diritto di critica'

Il Tribunale annulla il provvedimento contro un insegnante, ribadendo che il legittimo diritto di critica limita i poteri dirigenziali.

25 febbraio 2026 08:00
Sanzione disciplinare al docente illegittima: una sentenza fa chiarezza sul 'diritto di critica' -
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Quando si verifica una sanzione disciplinare al docente, l'Amministrazione è tenuta a rispettare limiti normativi e procedurali precisi. Una recente pronuncia giurisprudenziale ha fatto chiarezza sul tema, dimostrando che il diritto di critica esercitato dall'insegnante rappresenta un confine essenziale, tutelato dalla legge, contro i provvedimenti punitivi emessi dal dirigente scolastico.

Le regole del procedimento disciplinare scuola

Il sistema normativo prevede diverse misure punitive in caso di infrazione dei doveri professionali, graduate in base alla severità del comportamento. Si parte dalla censura (una dichiarazione formale di biasimo scritta), per passare a vari livelli di sospensione dal servizio, fino ad arrivare alla destituzione per i casi di massima gravità.

Affinché l'azione del procedimento disciplinare scuola sia valida, il rispetto delle tempistiche è un requisito obbligatorio:

  • Contestazione: deve avvenire senza indugio ed entro 20 giorni dal momento in cui l'ufficio ha informazioni certe sull'addebito.

  • Difesa: il lavoratore deve ricevere un preavviso di almeno 10 giorni per preparare la propria tutela.

  • Conclusione: l'intero iter deve chiudersi entro 60 giorni dalla contestazione. In caso contrario, l'Amministrazione perde il diritto di applicare la sanzione.

Perché la sanzione disciplinare docente è stata annullata

Nel caso specifico esaminato dal Tribunale di Lagonegro, un professore aveva ricevuto una censura per aver sollevato obiezioni durante un Collegio docenti. L'insegnante aveva contestato le modalità di rilevazione delle presenze scelte dalla presidenza, ritenendole troppo lunghe e dispersive. Sebbene i tempi burocratici della contestazione fossero stati rispettati, il giudice ha bocciato il provvedimento nel merito.

La proporzionalità e il diritto di critica

Le testimonianze raccolte hanno smentito la versione accusatoria, confermando che il docente aveva mantenuto un tono educato e non aggressivo. Di conseguenza, il Tribunale ha annullato la misura punitiva basandosi su due pilastri del diritto del lavoro:

  • Il principio di proporzionalità: ogni punizione deve essere calibrata sull'effettiva gravità dell'azione compiuta. Non vi è alcun automatismo sanzionatorio.

  • Il diritto di critica: il dipendente è libero di esprimere dissenso nei confronti del dirigente scolastico, a patto di rispettare la "continenza formale". Questo significa che le opinioni, anche se ferme, devono riguardare questioni lavorative e non devono mai sfociare in attacchi gratuiti o insulti alla persona.

Il giudice, infine, ha rigettato la richiesta economica avanzata dall'insegnante per i danni subiti. La giurisprudenza stabilisce infatti che il danno non è automatico: il lavoratore deve prima fornire prove concrete del pregiudizio patito, elemento mancante in questa specifica circostanza.

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