Sanzione disciplinare alla docente: whatsapp non vale come canale ufficiale per comunicare l'assenza

Il Tribunale di Modena convalida la sanzione disciplinare per la docente che comunica il ritardo tramite messaggi informali e non ufficiali.

27 febbraio 2026 15:00
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La gestione delle assenze nel comparto istruzione richiede il rispetto di protocolli rigidi. Una sanzione disciplinare alla docente è stata ritenuta legittima dai giudici poiché la notifica via whatsapp non possiede valore legale per giustificare un ritardo, anche se la classe risulta coperta da altri colleghi.

Il caso e la contestazione del dirigente scolastico

La sentenza n. 224/2026 del Tribunale di Modena ha esaminato la condotta di un'insegnante entrata in servizio con 30 minuti di ritardo a causa del prolungarsi di una visita medica familiare. La docente aveva avvisato la vicaria tramite messaggistica istantanea e, una volta a scuola, aveva inserito un permesso breve sul registro elettronico indicando un orario diverso da quello dell'assenza effettiva.

Il dirigente scolastico ha sollevato due contestazioni principali:

  • L'assenza ingiustificata durante l'orario di servizio previsto.

  • L'inserimento tardivo e non corrispondente del permesso nel sistema digitale.

Le ragioni della sentenza del tribunale di Modena

Il Giudice del Lavoro ha respinto il ricorso della docente, confermando la legittimità del provvedimento. Secondo il tribunale, la contestazione è valida se descrive accuratamente i fatti materiali, senza l'obbligo di citare ogni singola norma contrattuale, in conformità con lo Statuto dei lavoratori.

Sotto il profilo probatorio, l'onere di dimostrare l'inevitabilità del ritardo spettava alla lavoratrice. La mancanza di dettagli precisi su luogo e orario della visita medica ha reso la giustificazione non verificabile e, di conseguenza, insufficiente a escludere la colpa.

Il valore legale della notifica via whatsapp

L'aspetto cruciale della sentenza riguarda l'inefficacia delle comunicazioni informali. Il giudice ha stabilito che inviare un messaggio di testo o un WhatsApp alla vicaria non assolve agli obblighi di comunicazione ufficiale verso il datore di lavoro.

L'intervento spontaneo di una collega per vigilare sulla classe è stato considerato solo una circostanza attenuante e non una prova della regolarità del comportamento. Inoltre, la registrazione posticipata del permesso breve è stata valutata come un'ulteriore mancanza amministrativa. La docente è stata condannata al pagamento di oltre 2.300 euro per le spese legali.

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