Scuola dell'infanzia di Moraro: l'analisi del CNDDU tra rischio chiusura e nuove proposte future
La scuola dell'infanzia di Moraro rischia la chiusura: la comunità si mobilita e chiede una soluzione condivisa.
La scuola dell'infanzia di Moraro rischia di chiudere i battenti a causa del calo delle iscrizioni. La notizia ha scosso il piccolo paese del Goriziano, dove genitori e insegnanti si sono subito attivati per difendere un servizio considerato essenziale. In pochi giorni sono state raccolte circa 350 firme a sostegno della scuola. Nel frattempo l'Assessore regionale all'Istruzione ha proposto di trasformare l'edificio in un asilo nido, aprendo un dibattito più ampio sul futuro dei servizi educativi nelle zone colpite dal calo demografico. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) segue da vicino la vicenda, ricordando che il diritto all'istruzione non può dipendere solo dai numeri.
Perché la scuola dell'infanzia di Moraro rischia la chiusura
Il calo delle nascite sta riducendo il numero di bambini iscritti in molte scuole italiane, e Moraro non fa eccezione. Con pochi iscritti, mantenere aperta la scuola dell'infanzia di Moraro diventa complicato dal punto di vista organizzativo ed economico. Le istituzioni si trovano quindi a dover fare scelte difficili, bilanciando i costi con il bisogno reale delle famiglie. Il CNDDU riconosce che una valutazione attenta delle risorse sia necessaria. Allo stesso tempo, ricorda che il diritto all'educazione è un diritto fondamentale, protetto dalla Costituzione, dalla Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dal Pilastro europeo dei diritti sociali. Per questo ogni decisione di chiusura dovrebbe essere preceduta da uno studio serio sull'impatto sociale ed educativo che avrebbe sulla comunità locale, evitando scelte affrettate.
L'idea dell'asilo nido come alternativa
Tra le proposte sul tavolo c'è la trasformazione della struttura in un asilo nido. L'ipotesi si collega agli obiettivi del decreto legislativo n. 65 del 2017, che punta a rafforzare il sistema educativo integrato da zero a sei anni. Si tratta di un'idea che potrebbe funzionare, ma solo se inserita in un progetto più ampio. Serve continuità educativa per i bambini, sostegno alle famiglie concreto e una vera collaborazione tra scuola, Comune e servizi del territorio. Senza questi elementi, il rischio è che il cambiamento resti solo sulla carta. Il CNDDU sottolinea che la qualità del progetto conta più della semplice etichetta del servizio offerto, e chiede un coinvolgimento diretto delle famiglie nella progettazione della nuova offerta educativa locale.
Cosa chiede il CNDDU
Per il CNDDU, il caso di Moraro è un esempio importante di come si possano affrontare i cambiamenti demografici senza sacrificare i diritti dei più piccoli. Una buona politica educativa non si misura solo dai risparmi ottenuti, ma dalla capacità di mantenere viva la funzione sociale della scuola. Il Coordinamento propone un modello diverso di gestione dei servizi educativi, riassumibile in alcuni punti chiave:
collaborazione stabile tra scuola, Comune e servizi sociali del territorio;
uso integrato dei servizi educativi da zero a sei anni, evitando doppioni e sprechi;
partecipazione attiva delle famiglie e dei cittadini nelle scelte future.
Le aree con meno nascite, spiega il CNDDU, non devono diventare luoghi dove i diritti si riducono, ma spazi dove si sperimentano soluzioni nuove capaci di unire sostenibilità economica, qualità educativa e giustizia territoriale per tutti i bambini.
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