Scuola d'estate? Per Libero Tassella (SBC) è solo una polemica sterile

La scuola d'estate divide famiglie e docenti, ma per SBC il vero nodo è un altro: si confonde l'istruzione con l'intrattenimento.

15 giugno 2026 19:48
Scuola d'estate? Per Libero Tassella (SBC) è solo una polemica sterile -
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Ogni anno, a giugno, la scuola d'estate torna ad accendere i social. Da una parte i genitori, con ferie sempre più brevi, chiedono aule aperte anche a luglio. Dall'altra i docenti, ormai senza energie, difendono il diritto al recupero. Per Libero Tassella (SBC), però, la discussione nasce da un equivoco di fondo che meriterebbe ben altra attenzione.

La polemica sulla scuola d'estate

A fine anno scolastico lo scontro si ripete sempre uguale. I genitori faticano a gestire i figli nelle prime settimane di stop, tra vacanze accorciate e impegni di lavoro che non si fermano. Gli insegnanti, arrivati a giugno svuotati sul piano psicofisico, rivendicano il tempo necessario per rimettersi in forze. Il risultato è una contrapposizione che torna ogni estate, alimentata più dalla stanchezza reciproca che da un confronto reale sui bisogni educativi del Paese.

La posizione di SBC sul calendario

Per SBC il punto è semplice e netto. Il calendario scolastico regionale va rispettato, con le modifiche eventualmente necessarie, senza forzature. Gli edifici scolastici possono invece restare accessibili durante l'estate, ma per un fine preciso: ospitare attività ludico-sportive e ricreative. A finanziarle dovrebbero essere gli Enti Locali, non la scuola. Così gli spazi non restano vuoti, eppure non si trasforma l'istruzione in un servizio di intrattenimento per le famiglie in difficoltà organizzativa.

Il calo demografico non si batte a luglio

Tenere gli alunni in classe ad agosto non risolve nulla. Il calo demografico chiede risposte diverse: incentivi concreti e servizi reali alle coppie che desiderano avere figli. Tra qualche anno, in un'Italia sempre più multietnica, gli studenti non mancheranno affatto. A mancare saranno semmai gli insegnanti. In alcune zone del Nord-Est e del Nord-Ovest il fenomeno è già realtà, e la carenza rischia di allargarsi presto al resto della penisola.

Chi vorrà ancora insegnare?

Resta una domanda scomoda: chi sceglierà questo mestiere? Un lavoro spesso sottopagato, poco riconosciuto, esposto a rischi e gestito in modo troppo autoritario da alcuni dirigenti scolastici. Le «vestali», le «crocerossine», le «missionarie» della scuola stanno andando in pensione. Con la crisi delle famiglie, molte docenti rimaste sole - separate, divorziate, vedove o single - sono diventate monoreddito con figli a carico. Una fragilità che pesa sull'intero sistema.

Libero Tassella – SBC

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