Scuola di Mestre con dieci italiani su 118 studenti, la preside: 'La diversità è il nostro punto di forza'
La scuola di Mestre di via Cappuccina conta dieci studenti italofoni su 118 e la dirigente rivendica un istituto multiculturale.
Dieci studenti italofoni su centodiciotto iscritti. Sono i numeri della scuola di Mestre di via Cappuccina, plesso dell'Istituto comprensivo «Caio Giulio Cesare» che ha acceso il dibattito in città. La dirigente Michela Manente non arretra e parla di diversità come valore aggiunto. In quattro classi siedono solo alunni con background migratorio, eppure per l'istituto resta una risorsa da coltivare ogni giorno tra i banchi.
I numeri della scuola di Mestre di via Cappuccina
I numeri parlano chiaro. Nel plesso di via Cappuccina gli alunni che parlano italiano in casa sono appena dieci su un totale di centodiciotto iscritti. Gli altri arrivano da storie, tradizioni e Paesi diversi. Quattro classi risultano composte solo da studenti con background migratorio: una è formata esclusivamente da ragazzi di origine bengalese. A raccontare il caso è stato il Gazzettino, che ha dato voce alla dirigente e ha riacceso il confronto sull'accoglienza nelle aule venete.
Le parole della dirigente Michela Manente
La preside difende la linea dell'istituto senza mezzi termini. «La scuola è il luogo per eccellenza in cui le diversità si trasformano in punti di forza», ha spiegato Michela Manente. Poi ha aggiunto: «Crediamo fermamente in un percorso didattico che valorizzi le competenze di ciascuno e prepari i nostri ragazzi a essere cittadini del mondo». Per la dirigente la presenza di tanti alunni con radici straniere non è un problema da nascondere, ma una opportunità di crescita. La valorizzazione delle competenze individuali e la formazione di cittadini aperti restano gli obiettivi dichiarati dell'istituto.
Non più stranieri, la questione delle parole
Dirigenti e insegnanti sollevano anche un tema di linguaggio. «È ingiusto continuare a chiamare stranieri ragazzi nati e cresciuti nella nostra città, che frequentano l'istituto dall'infanzia alle medie, possiedono la cittadinanza italiana e proseguiranno gli studi nella secondaria di secondo grado». Molti di questi ragazzi non hanno mai vissuto altrove. Etichettarli come estranei, secondo la scuola, cancella un percorso di integrazione costruito anno dopo anno dentro le aule dell'istituto comprensivo.
I progetti per l'integrazione scolastica
Per rispondere alle critiche la scuola ha messo nero su bianco le sue iniziative. Il documento firmato da preside e docenti rilancia l'impegno sull'integrazione scolastica e descrive percorsi pensati per far emergere i talenti di ognuno. Negli anni sono nati progetti multiculturali e attività pomeridiane, spesso gratuite per le famiglie. La secondaria di primo grado resta aperta con orari ampi e proposte in più aree:
laboratori musicali e artistici dal lunedì al venerdì;
attività STEM e sportive nelle ore del pomeriggio;
percorsi linguistici e studio assistito fino al sabato.
L'obiettivo dichiarato è trasformare le differenze in occasioni di apprendimento condiviso per tutti.
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