Scuola Modena: le proposte del CNDDU per trattenere docenti e personale ATA in ruolo
Scuola Modena in emergenza: il caro vita spinge docenti e ATA a rinunciare agli incarichi in provincia.
La scuola Modena vive un'emergenza senza precedenti. Per il prossimo anno scolastico mancano all'appello oltre 1.200 posti tra docenti e personale ATA. Non si tratta solo di un problema di reclutamento: il caro vita rende difficile lavorare in un territorio dove gli stipendi non tengono il passo con affitti e spese quotidiane.
Scuola Modena, oltre 1.200 posti da coprire
Il Coordinamento Nazionale Docenti dei Diritti Umani (CNDDU) lancia l'allarme sulla situazione modenese. In vista del nuovo anno scolastico restano scoperti più di 1.200 posti tra insegnanti e personale ATA. Dietro questi numeri non c'è una semplice carenza di candidati, ma un progressivo squilibrio economico. Lavorare in una provincia dal costo della vita elevato diventa sempre meno sostenibile per chi percepisce uno stipendio fisso. Il risultato è un territorio che fatica a trattenere il proprio personale e a garantire un servizio scolastico stabile e continuo nel tempo.
Affitti alti e stipendi fermi
I dati sul mercato immobiliare parlano chiaro. Secondo una ricerca di CNA Modena, dal 2019 i canoni di locazione sono cresciuti fino a cinque volte più dei salari. In provincia l'affitto può assorbire quasi il 44% della retribuzione di un lavoratore. Un docente appena assunto guadagna in media tra 1.400 e 1.600 euro netti al mese. Con un affitto tra 700 e 900 euro, più utenze, trasporti e spese di base, oltre metà del reddito finisce nella sola casa. Anche il prezzo di una singola stanza in affitto è salito molto, confermando una pressione che colpisce lavoratori, studenti e famiglie.
La continuità didattica a rischio
Quando insegnare a Modena costa troppo, molti docenti chiedono il trasferimento verso zone più economiche oppure rinunciano agli incarichi. Cresce così il ricorso alle supplenze e aumenta il ricambio continuo del personale. A farne le spese è la continuità didattica, cioè la stabilità del rapporto tra insegnanti e studenti. Gli alunni più fragili sono i primi a risentirne. Il mercato immobiliare finisce per decidere, in modo indiretto, chi può permettersi di lavorare in un certo territorio. E questo mette a rischio un pilastro del diritto allo studio.
Le proposte per salvare la scuola
Per il CNDDU non esiste diritto all'istruzione senza condizioni di vita dignitose per chi lavora nella scuola. Le sole politiche di reclutamento non bastano: servono misure economiche concrete. Il coordinamento chiede interventi mirati per le sedi ad alto costo della vita:
incentivi territoriali per le zone più care;
sostegni abitativi per docenti e personale ATA;
agevolazioni fiscali sugli affitti;
una reale valorizzazione degli stipendi del comparto scuola.
Investire nella scuola significa anche tutelare chi ogni giorno rende effettivo il diritto allo studio e il principio costituzionale di uguaglianza.
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